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Un piano digitale per l’Italia per orientare gli investimenti post Covid

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Un piano digitale per l’Italia per orientare gli investimenti post Covid

Dal confronto tra alcuni dei principali protagonisti dell’offerta tecnologica in Italia avvenuto nel corso di una tavola rotonda durante l’ultimo EY Capri Digital Summit “A New Brave World”, proposte concrete per un piano digitale per la ripresa nella realtà post Covid

09 Nov 2020

di Elisabetta Bevilacqua

Una delle tavole rotonde tenutasi nel corso della tredicesima edizione dell’EY Capri Digital Summit “A New Brave World”, ha cercato di delineare, con alcuni dei principali protagonisti dell’offerta tecnologica in Italia, un piano digitale verso cui orientare gli investimenti. Al centro gli investimenti infrastrutturali, il rilancio della digitalizzazione delle imprese con una riedizione di Industria 4.0 in chiave digitale e particolare attenzione alle PMI e alle PA, la necessità di sviluppare le competenze specialistiche e diffuse, indispensabili per l’adozione

Orientare gli investimenti andando a definire un piano digitale per il Paese è un tema strategico in un momento in cui si è capito, causa emergenza Covid, come le infrastrutture e la trasformazione digitale di imprese e amministrazioni pubbliche siano fondamentali non solo per garantire la resilienza, ma costituiscano anche il presupposto per la ripresa nella realtà post-Covid che va preparata fin d’ora.

Quale priorità per un’Italia digitale

Sempre più importante si è rivelata la qualità delle infrastrutture digitali, dove la fibra ottica è in grado di abilitare i servizi innovativi. È questo l’obiettivo (al momento completato per un terzo) di Open Fiber, indicato dalla CEO Elisabetta Ripa.

Alberto Calcagno, CEO, Fastweb, considera però necessario non limitarsi alla componente infrastrutturale ma di andare nella direzione di un’offerta di servizi a 360 gradi, che contenda ai cosiddetti over the top (nella maggior parte dei casi multinazionali americane) la fetta più ricca e interessante.

Come costruire competitività per amministrazioni pubbliche e imprese con il digitale dovrebbe essere l’obiettivo a cui puntare, secondo Silvia Candiani, CEO, Microsoft Italia, secondo la quale, le principali linee guida provengono dalla UE. Un primo suggerimento è aiutare le aziende private per accelerare gli investimenti e il percorso di trasformazione, prendendo ad esempio Industria 4.0: “È una misura già sperimentata con successo, da rivedere per estenderla dall’acquisto di macchinari al software, all’utilizzo dei dati, all’Intelligenza artificiale, etc. – spiega Candiani – Si tratta di un meccanismo sano che spinge le aziende a investire”. Il riferimento a Industria 4.0 sarà ripreso e condiviso da quasi tutti i successivi interventi.

Il secondo suggerimento è la necessità di investire per modernizzare la PA, dal punto di vista delle infrastrutture ma soprattutto dei processi anche grazie al supporto della robotizzazione e della semplificazione che può portar un effetto volano sull’economia, frenata invece dalla burocrazia. “Lo scarso indice di produttività della PA ha fatto scendere nel suo complesso l’Italia che ha invece una produttività privata alta”, spiega Candiani.

La terza priorità su cui investire è quella delle competenze. “Il 40% delle imprese sostiene di non innovare perché mancano le persone in grado di utilizzare la tecnologia”, aggiunge la CEO Microsoft.

Anche il nodo delle competenze sarà leitmotiv anche nei successivi interventi.

La crisi, tuttora in corso, va colta come opportunità per affrontare i problemi precedenti la pandemia, è l’esortazione di Enrico Cereda, Presidente e AD, IBM Italia: “A febbraio il Paese non brillava nelle classifiche per produttività, Pil e altri indicatori economici”, ricorda.

Discutere dunque e fare sistema per rilanciare il paese puntando su tre fattori:

  • rafforzamento del nostro sistema produttivo, rilanciando il progetto Industria 4.0 in un’ottica digitale;
  • trasformazione energetica, andando a rafforzare le filiere con campioni nazionali che devono investire con il supporto dei fondi;
  • trasformazione digitale attraverso l’innovazione tecnologica, puntando a fare sistema, indipendentemente dalla nazionalità degli attori.

“L’importante è l’attenzione alla sicurezza e alla riservatezza dei dati ma mettendo a fattor comune tutte le competenze”, sottolinea.

Luigi Gubitosi, CEO, Telecom Italia, sottolineando che il senso di Next generation EU, è indirizzato allo sviluppo e non alla semplice ripresa dalla crisi, individua cinque aree tutte importanti: la banda larga, l’accelerazione al 5G, il cloud e data center, l’IoT, lo sviluppo delle competenze digitali.

“È importante la ripresa di Industria 4.0, uno schema che ha funzionato molto bene in passato per tutte le imprese – ribadisce – Questi temi sono chiari al governo: si tratta di passare dai titoli enunciati alle effettive applicazioni accelerando i tempi di realizzazione”.

Inclusione digitale delle PMI e dei cittadini

Gli investimenti che favoriscono la digitalizzazione delle imprese non però hanno effetto se il tessuto delle Pmi resta indietro e se parte della società è scarsamente digitalizzata.

Mirella Cerutti, Managing Director, SAS Italy, evidenzia la necessità di creare piattaforme digitali in grado di raggiungere anche le PMI. “Durante il Covid, in campo sanitario e farmaceutico, abbiamo verificato come mettere a fattor comune dei dati, in particolare, abbia reso possibile di arrivare a più velocemente alle cure utilizzando meglio tutte le informazioni a disposizione”, ricorda sostenendo che allo stesso modo si dovrebbe fare sistema affinché possano accedere all’innovazione anche le PMI, al 70% sono consapevoli della necessità della trasformazione digitale. SAS lavora in questa direzione con una serie di partner per fornire le competenze necessarie. Fondamentale dunque il tema delle competenze che possono essere migliorate indirizzando i ragazzi verso quelle discipline indispensabili per la trasformazione del Paese.

Poste Italiane è l’esempio paradigmatico, di come investire in un mondo fisico in evoluzione verso l’ibrido rappresenti la possibilità di inclusione digitale dei cittadini. “Con 30mila app e sistemi di pagamento digitali, abbiamo aiutato l’alfabetizzazione di molti cittadini esclusi dal digitale – spiega Marco Siracusano, AD Servizi di Pagamento, Mobile e Digitale – Lo abbiamo fatto integrando canali tradizionali, come l’ufficio portale, con il mondo digitale, ma anche pagamenti e connettività. Tutto ciò è stato possibile portando a bordo le reti fisiche e facendo capire che il digitale non era un nemico ma un complemento di offerta ai clienti”.

Ancora una volta torna il tema della formazione anche se in senso allargato. Si va dalle competenze digitali necessarie alle imprese tecnologiche a quelle diffuse. “Servono le competenza alte da parte di chi progetta ma anche le competenze necessarie per l’adozione da larghe fasce nella popolazione”, aggiunge Siracusano.

La formazione e le competenze restano un nodo centrale, evidenziato da tutti gli interventi e su cui torneremo in un articolo dedicato. L’ulteriore auspicio condiviso e sintetizzato da Candiani è la capacità di mettere a fattor comune le risorse, le energie, le persone e le tecnologie di tutti i protagonisti, pubblici e privati.

Cosa fare e come ormai si sa: l’obiettivo è farlo e farlo presto.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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