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La razionalizzazione delle infrastrutture PA e il percorso al cloud secondo AgID

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Intervista

La razionalizzazione delle infrastrutture PA e il percorso al cloud secondo AgID

04 Lug 2018

di Elisabetta Bevilacqua

Il processo di razionalizzazione e di adozione globale del modello cloud nella PA è ancora nelle sue fasi iniziali. AgID lo sta accompagnando a partire dal censimento delle infrastrutture IT pubbliche e della certificazione di quanto offre il mercato in area cloud. Si tratta di un processo complesso che per avere successo necessita del dialogo e della condivisione di tutti gli attori. Ne parla a ZeroUno Giovanni Rellini Lerz, Responsabile Servizio Razionalizzazione risorse ICT PA di AgID

ROMA – ZeroUno ha intervistato Giovanni Rellini Lerz, Responsabile Servizio Razionalizzazione risorse ICT PA di AgID, in occasione del Forum PA 2018, per approfondire lo stato dell’attuazione e le criticità del Piano triennale per la Pubblica Amministrazione, pubblicato a novembre dello scorso anno, nella parte dove si indica il percorso per la razionalizzazione delle infrastrutture come condizione imprescindibile per la trasformazione digitale della PA e vede nel cloud il punto di approdo.


Lo spunto per l’intervista è venuto dal suo intervento al convegno sulla Razionalizzazione delle Infrastrutture della PA, nel quale Rellini Lerz si è rammaricato per il fatto che i tanti interventi interessanti nel corso delle tavole rotonde (all’interno del convegno sopra citato) non siano però entrati nel merito delle proposte AgID: “Mi sarei aspettato domande, richieste di chiarimenti e di integrazioni – ha detto – Evidentemente come AgID non siamo ancora in grado di proporre modelli su cui sia possibile confrontarsi: abbiamo dunque ancora tanto da fare e da comunicare”.


Ritorniamo dunque al punto ricordando quale sia il ruolo assegnato ad AgID per stimolare e accompagnare la razionalizzazione delle infrastrutture e la migrazione al modello cloud che è ormai assodato essere il percorso ottimale: “AgID promuove la raccolta dei dati che poi elaborerà per predisporre un piano di razionalizzazione delle infrastrutture. Questo è però solo un aspetto di una visione più generale del percorso al cloud della PA che rappresenta l’obiettivo a cui tendiamo”, sintetizza Rellini Lerz, precisando: “Ci sono elementi ancora da completare per dare indicazioni più precise”.

Dal censimento dei data center al cloud journey

Già nel 2013 fu fatto un censimento dei data center, prevalentemente quantitativo, che rivelò la presenza di 990 data center appartenenti a circa 800 Amministrazioni differenti. Completato il nuovo censimento seguiranno piani di classificazione delle infrastrutture, linee guida sul cloud, stabilizzazione condivisa dei requisiti che un servizio cloud deve avere per essere fornito alle Amministrazioni.
“Nel frattempo ci siamo preoccupati di far sì che il mercato potesse garantire alle Amministrazioni servizi qualificati che potessero offrire sicurezza e affidabilità”, aggiunge. Si vuole dare un impulso al mercato per portare offerte garantite su alcuni requisiti, evitando il rischio di scelte difformi, ma lasciando alle amministrazioni la libertà di scelta all’interno di un quadro definito. Sono state pubblicate lo scorso aprile (disponibili sul sito di AgDID) due circolari orientate al mercato per qualificare l’offerta relativa ai Cloud Service Provider (CSP) e al Software as a Service. Le circolari indicano le modalità attraverso cui i cloud e i software provider possono fare richiesta di qualificazione e, in caso di accoglimento, rispettivamente inserirsi nel Marketplace Cloud dei servizi IaaS e PaaS e includere i propri servizi Software all’interno del Marketplace Cloud.

I documenti indicano anche i requisiti organizzativi, di sicurezza, performance, scalabilità, interoperabilità, portabilità e conformità legislativa che i fornitori devono possedere per qualificarsi.

A partire dal 20 novembre 2018, le amministrazioni potranno acquistare solo previa verifica di certificazione.
In ogni caso la transizione al cloud non può essere vista come una scelta à la carte: “Il cloud va visto non come modalità di fruizione di una singola applicazione, ma come insieme coerente: un modello a cui la PA nel suo complesso aderisce, seguendo regole certe”, sottolinea Rellini Lerzi, che aggiunge: “Non possiamo nascondere che ci siano grandi problemi ancora aperti nella razionalizzazione: il cloud è il punto di approdo indiscutibile, ma dobbiamo ancora confrontarci a lungo sui percorsi con gli stakeholder, siano essi i fornitori, le amministrazioni, le rappresentanze dei cittadini; il potere politico, in particolare, dovrebbe comprendere la complessità di questa transizione e non limitarsi agli slogan”.
Sono diversi i punti aperti sui quali, secondo Rellini Lerz, sarebbe necessario confrontarsi con i protagonisti. Fra questi, come gestire realtà che già hanno razionalizzato, alcune delle quali hanno già adottato un modello cloud, e come inserirle nel piano generale. “Le aggregazioni già attive andrebbero comunque ricomprese nei progetti di più ampio respiro”, suggerisce, sottolineando l’utilità di favorire le aggregazioni e affidare ad esempio un ruolo trainante alle Città Metropolitane che rappresentano circa il 16% dei Comuni e più del 30% della popolazione italiana. “Vanno creati percorsi di integrazione adattandoli al livello di presenza in che senso?”, aggiunge.
Un altro aspetto che andrebbe affrontato, con importanti implicazioni politiche, è quali conseguenze potrà avere la razionalizzazione inevitabilmente destinata a superare l’attuale iper-frammentazione italiana del mondo dell’offerta dietro la quale vivono tante piccole realtà: “Si apre un problema sociale che riguarda sia il personale interno alle amministrazioni, che in qualche modo andrebbe ricollocato, sia i fornitori”, sottolinea facendo riferimento non tanto ai grandi vendor IT, quanto al considerevole numero di consulenti e fornitori locali che danno supporto alle amministrazioni più piccole. Gli interventi estesi di razionalizzazione e di evoluzione a un modello cloud comporterebbero una oggettiva perdita di mercato per questi attori.

Nonostante le difficoltà e la necessità di definire percorsi condivisi, sembra necessario intervenire al più presto anche per contrastare un atteggiamento che, secondo Rellini Lerz, sta emergendo nella Pa e fa temere un arretramento: “Nei miei frequenti contatti con la PA percepisco il rischio di ritorno a un atteggiamento che vede l’informatica come uno dei tanti strumenti, qualcosa da delegare agli addetti ai lavori. Ma, come spesso ripeto, nella PA l’informatica non è uno strumento del servizio ma è il servizio stesso”.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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