Gli attori privati alla sfida del PNRR

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Attualità

Gli attori privati alla sfida del PNRR

Il PNRR è una grande opportunità per l’innovazione della PA, che a sua volta deve abbracciare la trasformazione digitale per far sì che il Paese possa spendere bene le risorse assegnate. In questo percorso giocano un ruolo centrale gli attori privati nel campo dell’Ict e la loro capacità di instaurare una relazione positiva con le amministrazioni, locali e centrali. Il loro punto di vista in occasione della presentazione del Report 2022 dell’Osservatorio Digital Innovation.

24 Mar 2022

di Elisabetta Bevilacqua

“Il PNRR va visto come opportunità di apprendimento di un metodo da adottare anche nel futuro nella PA, ancor più che come veicolo di ingenti risorse assegnate”, ha esordito Alessandro Perego, Direttore Scientifico, Osservatori Digital Innovation, in occasione del convegno “Il digitale per la ripresa e la resilienza: connecting the dots”.

In quest’ottica, la connessione con le aziende private è fondamentale per il successo del PNRR nell’ambito dell’innovazione digitale, soprattutto se si considera che da queste la PA acquista la quasi totalità delle soluzioni digitali. L’analisi condotta da Synapta , sui contratti registrati da ContrattiPubblici.org, evidenzia inoltre un’elevata concentrazione dei contratti in pochi fornitori (il 67% della spesa pubblica in servizi digitali si concentra su 50 fornitori e il 32% su 5) e modalità di gara che favoriscono soprattutto le grandi imprese. Oltre il 60% delle gare risulta al disopra dei 5 milioni di euro, mentre il 10% riguarda spese al di sotto dei 40mila e ricorre all’affidamento diretto.

Per comprendere le possibilità del PNRR di favorire la trasformazione della PA, mettendola al centro di un ecosistema al servizio del Paese, è dunque indispensabile analizzare il ruolo che possono e intendono svolgere i fornitori privati di soluzioni tecnologiche.

Le grandi imprese tecnologiche per la PA

Le grandi imprese, come Almaviva, DXC Technology Italia e TIM, storici fornitori della PA in ambito infrastrutturale e applicativo, dichiarano di mettere a disposizione le proprie competenze e le proprie tecnologie per assicurare la continuità della filiera digitale e contribuire alla creazione di un ecosistema al servizio dell’innovazione.

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“Il continuum digitale è necessario per evitare di sprecate gli investimenti fatti in digitalizzazione”, spiega Alessandro Mantelli, CTO di AlmavivA, che enfatizza, a tal fine, l’elemento progettuale. I sistemi vanno disegnati sulla base di una visione, progettuale e architetturale, che integri i diversi elementi digitali e ponga al centro il tema dell’accessibilità per utenti sempre più eterogenei.

Le grandi imprese devono anche favorire l’aggregazione del patrimonio di più soggetti (imprese grandi, medie piccole, startup, università, centri di ricerca…) per creare un ecosistema digitale. Questo è uno degli impegni, indicati per la sua azienda da Nicola Mangia, Direttore Settore Pubblico di DXC Technology Italia, per comprendere meglio le esigenze della PA e favorire al tempo stesso la convergenza fra amministrazioni centrali e locali.

Mentre Claudio Pellegrini, Direttore Sales Local Government, Health and Education, TIM, vede la sua organizzazione soprattutto come acceleratore della trasformazione sia per la messa a disposizione dell’infrastruttura di comunicazione sia per il contributo a ripensare i processi delle PA, nei tempi serrati richiesti dal PNRR.

Il ruolo del PNRR per migliorare la qualità di spesa della PA

I grandi vendor sono consapevoli della necessità di framework contrattuali capaci di abilitare una messa a terra veloce degli obiettivi di trasformazione indentificati dalle amministrazioni. Il peso della burocrazia mette però in difficoltà soprattutto le amministrazioni locali e rende difficile la partecipazione delle PMI dell’offerta. “La normativa fatta per migliorare la situazione c’è, ma non riesce ancora a calarsi nella realtà”, commenta Andrea Quagliarella, Amministratore Unico, Gestione Servizi Privati.

L’attuazione del PNRR dovrebbe essere un’occasione per una maggior distribuzione delle risorse, definendo anche piani locali. Per farlo andrebbe inclusa nel monitoraggio l’attenzione al rischio di monopolio che la citata analisi Synapta evidenzia. Il PNRR può inoltre favorire il miglioramento della qualità della spesa della PA e della sua capacità di programmazione, utile per migliorare l’interazione con i vendor, comunicando le proprie esigenze e coinvolgendoli nell’opportunità di spesa.

La qualità della spesa della Pubblica Amministrazione è strettamente legata anche al miglioramento della domanda. “Le richieste della PA sono ancora caratterizzate da un eccesso di personalizzazione: è difficile fare innovazione partendo ogni volta dal foglio bianco dove ogni ente riscrive strumenti e regole”, esemplifica Cristiano Zanetti, General Manager Market Specific Solutions, TeamSystem, che sollecita invece una maggior standardizzazione, tranne in casi davvero eccezionali, come già accade per le imprese private.

A proposito di programmazione, “Vanno ridotti i tempi di aggiudicazione ma restando realistici; ridurre i tempi sotto cento giorni oggettivamente non lo è” suggerisce Federico Maffezzini, Socio fondatore di iProc. “È preferibile essere puntuali più che veloci”.

Una criticità ulteriore riguarda l’inadeguatezza dei portali che dovranno gestire circa 200 miliardi del PNRR e per la cui manutenzione si investono appena 30 milioni, dei 4 miliardi assegnati ai servizi digitali. Va dunque superata da discrasia fra l’entità delle risorse da gestire e la qualità del canale da cui devono transitare

I buoni propositi per il futuro

Quasi tutti i protagonisti della tavola rotonda si dichiarano aperti al dialogo e alla collaborazione, indispensabili per fornire le risposte che le amministrazioni si aspettano. “Va diminuito il tasso di litigiosità che inevitabilmente rallenta il procurement”, suggerisce Pellegrini. Mentre Mantelli indica la necessità di un maggior impegno per la “manutenzione” delle competenze con attività di upskilling e reskilling, anche con l’obiettivo di trattenere nel paese le migliori risorse.

Nelle sue conclusioni Mariano Corso, responsabile scientifico Osservatorio Agenda Digitale, evidenzia la convergenza, lo spirito positivo e l’entusiasmo manifestati nell’incontro da tutti i partecipanti: “Il sistema dell’offerta reputa il PNRR una grande occasione per la trasformazione del paese e vuole mettersi a disposizione con grande disponibilità alla collaborazione non solo con la PA ma anche fra i diversi attori”.

Insomma: il PNRR è una grande opportunità per la trasformazione della PA che tutti auspicano inneschi un meccanismo virtuoso, capace di fare da volano all’economia. Ma il percorso è appena iniziato.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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