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Il 2015 l’anno della Smart City

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Il 2015 l’anno della Smart City

15 Giu 2015

di Luca Bastia

Presentata la ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Il 2014 mostra una crescita consistente e anche nel 2015 il fenomeno non si arresterà. Lo scorso anno le migliori performance sono da attribuire alle applicazioni di Smart Car, ma per il futuro si prevede un grande sviluppo della Smart City.

“La sensazione è che il 2014 abbia rappresentato un anno di svolta”, ha affermato Giovanni Miragliotta, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentando i dati dell’indagine sull’IoT. Nel 2014, infatti, secondo Miragliotta, il fenomeno ha subìto una straordinaria accelerazione e ha iniziato ad assumere un ruolo sempre più centrale nel business delle aziende, nelle attività della Pubblica Amministrazione e nel quotidiano di tutti.

Giovanni Miragliotta, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano

L’IoT, nonostante il comparto It sia rimasto nel suo complesso stabile, è cresciuto a livello mondiale, e anche in Italia, “perché è un’innovazione che crea valore, incide sui fondamentali competitivi, rinnova e rivoluziona la catena del valore, rende possibili funzionalità e servizi prima quasi inimmaginabili”, .

Testimoniano l’interesse crescente, ha sottolineato Miragliotta, il fatto che numerose aziende hanno creato divisioni specificamente dedicate all’Internet of Things, il tasso di crescita dei finanziamenti ricevuti da startup IoT (superiore al 90% annuo), così come l’entrata in questo mercato di grandi player globali che si rivolgono al mondo consumer (per esempio Amazon, Apple, Google, Ptc, Samsung).

Gli ambiti applicativi più consolidati (Smart Car, Smart Home, Smart City insieme allo Smart Metering) contano nel 2014 oltre 8 milioni di oggetti connessi tramite rete cellulare e mostrano una crescita considerevole rispetto al 2013 (+33%), raggiungendo un valore di mercato pari a 1,15 miliardi di euro, con un balzo del +28% rispetto all’anno precedente. A questi si devono aggiungere 400 milioni di euro del mercato basato su oggetti connessi con reti diverse da quella cellulare (per esempio Wireless M-Bus, WiFi) per un totale complessivo di 1,55 miliardi di euro.

Fonte: Osservatorio Internet of Things della School of Management 2015

L’ambito applicativo delle Smart Car è stato quello che ha evidenziato la maggiore brillantezza (+ 50% rispetto al 2013); non si arresta, infatti, la diffusione dei box Gps/Gprs installati con finalità assicurative, in attesa dell’arrivo di auto connesse in modo nativo dalla produzione; interessante anche l’ambito Smart Home, in cui si assiste alla proliferazione di nuovi attori, prodotti e servizi basati sulle informazioni raccolte dagli oggetti connessi presenti in casa, in particolare la videosorveglianza e il controllo a distanza del riscaldamento; infine, lo Smart Metering elettrico (con già 36 milioni di Smart Meter elettrici installati in Italia basati su tecnologia PLC – Power Line Communication) e lo Smart Metering gas, che costituiscono nell’immediato un’opportunità concreta verso lo sviluppo di progetti in ambito Smart City.

Nel 2015 si affermerà la Smart City

Fonte: Osservatorio Internet of Things della School of Management 2015

E il 2015, è il parere degli esperti dell’Osservatorio, sarà l’anno di rilancio della Smart City: quasi metà dei comuni italiani ha avviato negli ultimi 3 anni almeno un progetto basato su tecnologie Internet of Things, nella maggior parte dei casi ancora in fase sperimentale, ma il 2015 dovrebbe vedere la conclusione di numerosi progetti. I potenziali benefici sono enormi: un’adozione pervasiva di soluzioni per l’illuminazione intelligente, per la gestione della mobilità e per la raccolta rifiuti potrebbe far risparmiare complessivamente ogni anno in Italia 4,2 miliardi di euro e migliorare la vivibilità delle città, tagliando l’emissione di 7,2 milioni di tonnellate di CO2 ed evitando l’equivalente di quasi 5 giorni l’anno per ogni utente della città in coda nel traffico sulla propria auto oppure alla ricerca di un parcheggio libero.

Angela Tumino, Responsabile della ricerca dell’Osservatorio Internet of Things

Non solo: secondo Angela Tumino, anch’essa responsabile della ricerca dell’Osservatorio Internet of Things, “per il prossimo futuro sono importanti anche la crescita di dispositivi Wearable, la cui offerta è sempre più articolata, e delle applicazioni di Smart Factory, che consentono di aumentare produttività e flessibilità degli impianti manifatturieri, e di Smart Agriculture . Quest’ultima, che beneficia della rinnovata attenzione verso la filiera alimentare legata a Expo 2015, offre grandi potenzialità per la tracciabilità dei prodotti e la gestione delle attività agricole, riducendo fino al 40% l’uso di acqua e i trattamenti fitosanitari e ottenendo risparmi economici che consentono di ripagare l’investimento in tempi brevi”.

Il parere delle aziende

Tra le imprese che nell’ultimo anno hanno investito in modo importante nell’Internet of Things c’è Vodafone, come ha ricordato nel corso della Tavola Rotonda organizzata durante la presentazione della ricerca Michele Fassina, Responsabile Sales & Marketing machine to machine dell’azienda: “Durante il 2014 Vodafone ha operato una svolta in ambito IoT poiché crede nel suo sviluppo, tanto da fare una serie di acquisizioni per non fermarsi alla fornitura della sola connettività, ma indirizzarsi anche verso la fornitura dei servizi. Molti dei nostri clienti sono interessati a questi argomenti, non è più un elemento del futuro, ma del presente”, ha sottolineato il manager.

Punta sulle Smart City il Gruppo Indra, società di consulenza rappresentata da Aldo Agostini, Responsabile in Italia di Indra Business Consulting: “Noi, soprattutto a livello internazionale, vediamo la Smart City come un’area in forte evoluzione soprattutto nel segmento dell’infomobilità – ha affermato – per cui ci aspettiamo lo sviluppo di casi molto concreti, che vedono coinvolti diversi attori, aziende e istituzioni. Una collaborazione che in Italia bisogna migliorare; sono necessari anche i finanziamenti pubblici, ma in particolare non bisogna operare con progetti ‘a silos’, è importante implementare un modello di sistema. In tal modo i progetti diventano replicabili e si ottengono economie di scala”.

“Noi abbiamo creduto da tempo nell’IoT”, è intervenuto Fabrizio Bozzarelli, Strategic Product Sales Specialist Internet of Things di Cisco, “e ora parliamo di Internet of Everythings, poiché si tratta non solo di oggetti, ma anche di processi e di persone”. Il manager ha quindi sottolineato l’importanza del coinvolgimento del Pubblico: “All’estero, per esempio in Germania, i governi intervengono per sostenere lo sviluppo dell’IoT in ambito industriale; ritengo che anche nel nostro Paese le istituzioni dovrebbero sostenere lo sviluppo di queste tematiche per giungere alla cosiddetta industria 4.0 in modo da mantenere e aumentare la nostra competitività a livello internazionale”.

Un po’ meno ottimista sulla realtà italiana è Roberto Missana, Channel & Global Alliance Manager di Huawei, che ha riportato la propria esperienza nel nostro Paese: “Mentre in altre realtà, soprattutto la Cina, stiamo facendo molto in tutti i settori e in particolare le Smart City, in Italia siamo un po’ più indietro, siamo ancora in una fase interlocutoria con i clienti perché, secondo me, bisogna fare chiarezza sulla sicurezza; da parte dell’utenza c’è molto timore di possibili attacchi di hacker”.

Telecom Italia, infine, per bocca di Mario Pelosa, Head ot M2M -Business Marketing di Telecom Italia, affronta alcuni aspetti tecnologici: “Per lo sviluppo delI’Internet of Things un elemento tecnologico determinante è il cloud, perché anche aziende piccole possono generare oggetti intelligenti, ma non c’è data center aziendale che possa sostenere i ritmi di crescita dei dati generati dai diversi oggetti. Un altro ingrediente per lo sviluppo è lavorare su piattaforme aperte per evitare una moltiplicazione degli standard”.

Luca Bastia

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