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Corporation europee e startup nella Silicon Valley: un connubio per la crescita

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Corporation europee e startup nella Silicon Valley: un connubio per la crescita

22 Giu 2017

di Elisabetta Bevilacqua

La connessione fra imprese europee e startup mature in Silicon Valley aiuta la crescita: ne è convinto Alberto Onetti, Presidente di Mind the Bridge Foundation, che ha curato il report “European corporate innovation outposts in Silicon Valley”, con cui abbiamo commentato i risultati. La creazione del collegamento delle corporation europee con le startup mature può aiutare le prime a fare notevoli passi in avanti sul terreno delle tecnologie e in termini di vantaggio competitivo, le seconde a trovare la propria strada per la crescita internazionale, favorendo così lo sviluppo economico globale. Fondamentale per il successo degli avamposti delle aziende europee una chiara strategia aziendale e un’organizzazione, a monte, che abiliti l’open innovation.

Il Report European corporate innovation outposts in Silicon Valley realizzato da Mind the Bridge nasce, come ci spiega il presidente Alberto Onetti,  dalla necessità di quantificare la presenza dei punti di osservazione delle imprese europee: “Avevamo la sensazione che ci fosse una significativa presenza europea in Silicon Valley, ma volevamo capire chi avesse davvero attraversato il ponte fra Europa e California, con quale scarpa, se piccola e leggera o con uno scarpone o uno stivale”, sottolinea.

Mind the Bridge ha mutato nel tempo la sua mission. Alla creazione, nel 2007, aveva come obiettivo la creazione di un ponte fra Italia e California, avendo come destinatarie le startup: “Il fenomeno è maturato e abbiamo ritenuto che non fosse più necessario intervenire sulle startup, ma andasse invece creato un ponte fra le scaleup (ossia le startup più mature, identificate dalla raccolta di almeno un milione di euro di finanziamento) e le grandi imprese – ricorda Onetti – Questo è l’anello mancante per connettere i due mondi e consentire, di conseguenza, una crescita economica complessiva”. In questa logica è nato l’incarico di coordinamento di Startup Europe Partnership (SEP), che di fatto è stato tradotto nella piattaforma di contatto fra startup e corporate della Commissione Europea, mentre l’incubatore/acceleratore di startup in California è diventato un Innovation Center dove i principali protagonisti sono proprio grandi imprese e scaleup. La necessità di una conoscenza più approfondita del fenomeno serve anche per aiutare le aziende europee che arriveranno nella Baia di San Francisco a strutturare la presenza e a capire cosa ha funzionato e cosa meno.

Innanzitutto va compreso che la presenza deve essere guidata da una chiara strategia aziendale, sia che ci si limiti a una presenza leggera, un’antenna per fare trend setting, per capire senza agire, sia che si abbia un obiettivo di formazione all’open innovation o si ricerchi una presenza strutturata in ottica di partnership e sviluppo progetti congiunti.
“Nel primo caso ci si limiterà a osservare; – commenta Onetti – nel caso dell’education, sta prendendo piede una sorta di tech tourism per top manager, molto utile e apprezzato, con grande influenza motivazionale e ispirazionale. Al ritorno in azienda, le persone che hanno fatto questa esperienza sono in grado strutturare meglio il proprio lavoro”.

Più complessa si presenta invece la scelta di una presenza integrata in una strategia di scouting di tecnologie su base globale, funzionale a identificare scaleup interessanti per le strategie aziendali con cui avviare partnership commerciali, lanciare progetti pilota di sviluppo congiunto e valutare investimenti e acquisizioni.

“Affinché le aziende possano sfruttare la presenza in Silicon Valley dal punto di vista operativo, serve un’adeguata organizzazione dell’azienda, a monte. È necessaria, in particolare, l’integrazione con le attività di open innovation nell’headquarter, dove deve essere prevista un’unità dedicata con obiettivi precisi che svolga attività analoghe a quelle dell’omologa unità in Silicon Valley”. Questo tipo di presenza operativa è più complicata sia per la necessità di entrare in un network di relazioni personali strette, su cui si basa l’ecosistema della Baia, sia per la necessità di investimenti che solo grandi aziende possono permettersi.

Un commento ai risultati

Per quanto riguarda alcuni elementi emersi dal report, la presenza maggiore di settori come quello automobilistico e il finance va spiegata sulla base della loro grande dinamicità, conseguenza dell’evoluzione delle tecnologie: “Tutte le principali aziende dell’automotive sono presenti perché stanno attraversando una rivoluzione copernicana trainata proprio dalle innovazioni che arrivano dalla Silicon Valley – spiega Onetti –  E anche il settore  finance deve fare i conti con trend trainati dall’Intelligenza artificiale, dal machine learning, dal blockchain, dai pagamenti digitali…Tutte tecnologie per le quali la Silicon Valley è all’avanguardia”.
La presenza differenziata di imprese rispetto ai diversi Paesi europei rispecchia, secondo Onetti, la ripartizione del PIL a livello europeo, ma anche il diverso approccio di supporto dei Paesi. “Le aziende francesi vengono molto supportate a livello pubblico nelle attività di innovazione all’estero, come, in parte, quelle tedesche”, dice Onetti , sottolineando che anche l’Italia sta cercando di fare iniziative in questa direzione. Ma l’impulso principale deriva dalla strategia e dalla cultura aziendale.
A rappresentare l’industria italiana ci sono Luxottica, con presenza operativa da circa due anni, all’interno di un impegno sul mercato Usa, ed Enel, che ha recentemente aperto un punto di presenza a Berkley per valutare l’accelerazione a livello universitario: “Enel da tempo collabora con Mind the Bridge per lo scouting, mentre altre aziende italiane, in qualche modo presenti, non sono state censite in quanto hanno una presenza mediata da altri”, commenta. È il caso di Unipol che, pur non avendo una propria presenza strutturata, collabora con Mind the Bridge per lo scouting, e realizza incontri sporadici con le startup selezionate.

In conclusione, Onetti sottolinea che “non ha ormai più senso ragionare in una logica nazionale ed è sbagliato pensare che le imprese che guardano all’estero indeboliscano l’ecosistema nazionale: l’interesse è creare player vincenti a livello internazionale che facciano crescere complessivamente l’ecosistema”.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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