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Business, finanza e tecnologia alleati per un futuro sostenibile

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Business, finanza e tecnologia alleati per un futuro sostenibile

Le ragioni e le prospettive di una partnership fra Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e l’Università Bocconi, in particolare la sua unità Business for Innovation (B4i), sono state presentate in un incontro virtuale dal titolo “Bocconi & IIT: together to unleash innovation and sustainability”. Lo sviluppo di tecnologie per la sostenibilità, che fanno ampio ricorso a robotica, intelligenza artificiale, analisi dei dati, può tradursi in nuovi modelli di business e arrivare sul mercato, grazie alla complementarietà dei due attori, contando anche sulla prospettiva del Green deal europeo che prevede mille miliardi di finanziamenti

27 Nov 2020

di Elisabetta Bevilacqua

Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e l’Università Bocconi, in particolare la sua unità Business for Innovation (B4i) si presentano insieme per lo sviluppo di tecnologie per la sostenibilità nell’incontro virtuale Bocconi & IIT: together to unleash innovation and sustainability.

IIT, è uno dei più importanti centri di ricerca italiani che attrae ricercatori da 60 diversi Paesi, come sottolinea Matteo Bonfanti, Technology Transfer Director IIT, che spiega: “L’obiettivo principale del trasferimento tecnologico è aiutare l’ecosistema italiano dell’innovazione e supportarlo nella competizione a livello globale. La missione è colmare il gap fra i laboratori di ricerca e il mercato e, allo stesso tempo, fra scienza e finanza, anche attraverso la collaborazione con stakeholder, come Università Bocconi, effettivamente complementare con i nostri asset; ciascuno di noi è un campione nel proprio ambito: IIT nella ricerca, Bocconi nella finanza e nella formazione”.

L’Università Bocconi ha deciso quattro anni fa di creare B4I, per connettere business e tecnologia. “Ci serviva individuare un partner sul versante della ricerca tecnologica e abbiamo scelto IIT, il centro più importante in Italia”, ricorda Markus Venzin, Dean of Innovation – Bocconi University.

Visitando i laboratori, da quelli dedicati alla robotica a quelli di scienza dei materiali, le persone della Bocconi hanno subito pensato ad applicazioni business. “È evidente che la tecnologia è un componente fondamentale per immaginare nuovi modelli di innovazione del business”, aggiunge Venzin, portando ad esempio temi come IoT, sensoristica, sistemi basati su cloud per l’immagazzinamento, la gestione e l’elaborazione dei dati, il Machine Learning e strumenti di analisi indispensabili per capire come usare i dati e dare loro un senso.

Il primo progetto comune si è realizzato in collaborazione con un produttore di tequila in Mexico che genera grandi quantità di residui della lavorazione (1 litro di tequila ne genera 10 di scarti). Analizzandone un campione, i laboratori IIT sono stati in grado in pochi giorni di verificare la possibilità di produrre bioplastica, mentre parte dei residui potrebbero essere utilizzati come fertilizzanti naturali, impieghi applicabili a molte lavorazioni anche in Italia.

Dalla ricerca al mercato, per uno sviluppo sostenibile

La collaborazione prosegue e si sta focalizzando sui temi della sostenibilità, avendo come linee guida i 17 obiettivi indicati dall’Agenda 2030 dell’Onu, come illustrato di seguito da Athanassia Athanassiou, Principal Investigator Research Line Smart Materials – IIT, che fa una premessa: “Ci sono tre aspetti, strettamente interconnessi e che devono essere perseguiti contemporaneamente: sostenibilità per la società, per l’ambiente e per l’economia. Nel passato spesso ci si è focalizzati solo su uno dei tre, ignorando gli altri, mentre per realizzare uno sviluppo sostenibile tutti gli aspetti devono essere considerati contemporaneamente”.

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Nasce da questa esigenza la collaborazione con Bocconi, con l’obiettivo di “iniettare” l’economia nella sostenibilità per poter incidere su tutti i settori industriali.

Non c’è molto tempo per raggiungere i 17 goals di Agenda 2030 e l’obiettivo di rendere l’Europa neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, come stabilito dal Green deal della Commissione europea che prevede investimenti di mille miliardi di euro. “Il maggior investimento globale di tutti i tempi – lo definisce Athanassiou, che non nasconde il suo ottimismo – È un ottimo periodo grazie agli investimenti europei; sei mesi fa sarei stata molto più pessimista”. Per allinearsi a questo nuovo trend di sostenibilità, IIT mette in cantiere l’iniziativa per la New sustainability, con 35 linee di ricerca (dai materiali, alla robotica, alla computing science) e andrà ad adeguare di conseguenza anche il proprio piano strategico.

Per ottenere risultati incisivi si devono a intrecciare i progetti di ricerca e aspetti di business, in una logica di incubazione della tecnologia con il sostegno di B4i. “In aree come ad esempio la robotica per verificare le infrastrutture o i sistemi per il recupero dell’energia, vogliamo creare piccole iniziative dimostrative all’interno di IIT che possono dar luogo a spin-off e nuove startup”, spiega, indicando alcune delle ricerche previste riconducibili ai 17 goal di Agenda 2030:

  • sistemi per la protezione e il monitoraggio del cibo e l’utilizzo di robotica, data analysis e interventi conseguenti per aumentare la produttività dell’agricoltura;
  • sistemi per la valutazione dell’impatto di sostanze chimiche e dell’inquinamento sulla salute e robot che assistono le persone per garantirne il benessere;
  • sistemi portatili per valutare la qualità dell’acqua, sistemi di sanificazione per rimuove gli inquinanti, raccolta di acqua da fonti non convenzionali, basata su tecnologie facili di desalinizzazione e il recupero di acqua potabile da acque di scarico o dall’umidità atmosferica;
  • microgeneratori di energia, generazione di energia dal diossido di carbonio o conversione dalle biomasse;
  • impiego di elettronica, robotica e intelligenza artificiale nel monitoraggio delle infrastrutture;
  • sistemi per la conversione di materiali di scarto (delle città e dell’agricoltura) in nuovi materiali e uso di robot in condizioni estreme nel caso di catastrofi naturali;
  • riuso di scarti organici e inorganici per generare nuovi materiali da reintrodurre nella produzione in una logica di economia circolare;
  • sistemi portatili per il monitoraggio dell’inquinamento marino, prevenzione dell’inquinamento da materie plastiche, monitoraggio della tossicità dell’inquinamento del mare sulla nostra salute, incluse le microplastiche.

Imprese e finanza coinvolte nello sviluppo sostenibile

Per rendere le ricerche, finalizzate a creare prodotti che rispettano l’ambiente e migliorano la qualità della vita, anche economicamente sostenibili, entra in gioco la l’Università Bocconi.

Stefano Pogutz, Director of the Sustainability Vertical – B4i, concordando con la necessità di integrazione delle tre dimensioni indicate da Athanassiou, richiama le aziende a un ruolo attivo. “Anche le grandi imprese e non solo le startup devono muoversi nella prospettiva della sostenibilità, cogliendo le opportunità per lo sviluppo del business”, incalza. B4i, da parte sua si impegna a svolgere in ruolo di cerniera fra business e innovazione basandosi sul programma di accelerazione, inaugurato nel 2019 che sostiene e accompagna le startup più mature sul mercato e il programma di pre-accelerazione, per trasformarle le idee di ricerca in aziende e poter direttamente ai finanziamenti di seed.

Anche la finanza sembra intenzionata a svolgere la sua parte, come ricorda Pogutz , con riferimento alla dichiarazione di qualche mese fatta da Larry Fink, co-fondatore, Ceo e presidente di BlackRock, maggior società di asset management mondiale (7mila miliardi di dollari in gestione), sulla necessità per gli investitori a “riconsiderare le fondamenta stesse della finanza moderna”, per tener conto del cambiamento climatico.

“I policy makers hanno capito e ci hanno passato la palla – aggiunge Athanassiou – Noi abbiamo capito che bisogna innovare e sappiamo come farlo, ma dobbiamo portare questo messaggio alle persone, al mercato e alla società”. L’aiuto di Bocconi è dunque indispensabile per mettere l’innovazione che viene da IIT al servizio di un modello di business innovativo, per andare sul mercato e risolvere i problemi giusti. “Finora abbiamo creato problemi, ora dobbiamo risolverli lavorando insieme. Economia, ambiente e società, devono marciare uniti”, conclude.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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