Accordo Tik Tok – Oracle – Walmart: nasce Tik Tok Global

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Accordo Tik Tok – Oracle – Walmart: nasce Tik Tok Global

Trump plaude alla firma dell’accordo tra il social network cinese Tik Tok, Oracle e Walmart. La nuova realtà, nella quale la società di Larry Ellison entra come socio di minoranza, utilizzerà l’infrastruttura cloud di Oracle garantendo che i dati dei cittadini americani non usciranno dal suolo nazionale

20 Set 2020

di Patrizia Fabbri

In queste ore negli USA sarebbe dovuto scattare il divieto al download di Tik Tok, il social network cinese accusato da Trump di carpire e utilizzare in modo improprio i dati di cittadini americani, ma l’ingiunzione della Casa Bianca è stata ritirata dopo l’annuncio della firma dell’accordo tra la società cinese ByteDance, proprietaria di Tik Tok, Oracle e Walmart al quale le 3 società stavano lavorando in questi ultimi giorni.

In cosa consiste l’accordo Tik Tok, Oracle e Walmart

Mentre il ruolo di Wallmart è quello di partner commerciale per incrementare l’utilizzo della piattaforma, quello di Oracle dovrebbe risolvere il vero nocciolo della questione: la garanzia che i dati prodotti negli USA utilizzando la piattaforma social saranno mantenuti in patria.

Una bella responsabilità per il colosso fondato da Larry Ellison, oggi Chief Technology Officer dell’azienda, che ha così dichiarato, poche ore fa, commentando l’annuncio: “Tik Tok ha scelto la nuova infrastruttura cloud di Oracle di seconda generazione perché è molto più veloce, più affidabile e più sicura della tecnologia di prima generazione, attualmente offerta da tutti gli altri principali fornitori di cloud”.

“Come parte di questo accordo, Tik Tok utilizzerà il cloud di Oracle e Oracle diventerà un investitore di minoranza in Tik Tok Global“, ha aggiunto la CEO di Oracle, Safra Catz. E proprio questo è il sassolino che non permette alla Casa Bianca di gioire pienamente per l’accordo: nei giorni scorsi Trump aveva infatti affermato che la nuova società creata per agire sul suolo americano, Tik Tok Global appunto, sarebbe stata “totalmente controllata da Oracle e Walmart” e “non avrà nulla a che fare con la Cina”. Le cose stanno un po’ diversamente dato che la quota di proprietà di Oracle dovrebbe essere del 12%, anche se l’obiettivo, dichiarato dagli stessi cinesi, è quello di quotarsi pubblicamente negli USA. Il controllo dell’algoritmo che seleziona i video da mostrare a ciascun utente rimane quindi saldamente nelle mani della cinese ByteDance (del resto sarebbe come se si chiedesse alla CocaCola di cedere la sua famosa ricetta).

Piena soddisfazione invece per la sicurezza che il nuovo assetto tecnologico potrà garantire: “Oracle implementerà, gestirà e farà scalare rapidamente i sistemi Tik Tok nel cloud di Oracle. Siamo sicuri al cento per cento della nostra capacità di fornire un ambiente altamente sicuro a Tik Tok e di garantire la privacy dei dati agli utenti americani di Tik Tok, così come anche agli utenti di tutto il mondo. Questa sicurezza notevolmente migliorata, insieme alle garanzie di privacy, permetteranno la crescita rapida e continua della comunità di utenti Tik Tok, a beneficio di tutti gli interessati”, ha proseguito Catz.

L’accordo segna comunque la definitiva uscita di scena di Microsoft che fino a qualche settimana fa sembrava la più probabile acquirente delle attività di Tik Tok sul suolo americano.

Trump e la guerra alle tecnologie cinesi

Il diktat contro WeChat e Tik Tok si inserisce nell’ormai guerra aperta tra Trump e le tecnologie cinese. È a tutti nota la guerra di Trump a Huawei nella quale entra in gioco l’articolata e complessa vicenda dell’infrastruttura 5G, ma negli ultimi mesi c’è stata una versa e propria escalation contro le società cinesi da parte dell’Amministrazione americana che ha varato un programma più ampio battezzato Clean Network con l’obiettivo di eliminare ogni possibile minaccia alla sicurezza nazionale statunitense. Così lo ha presentato il Segretario di Stato Michael R. Pompeo: “Il programma Clean Network è l’approccio globale dell’amministrazione Trump alla salvaguardia delle risorse della nazione, tra cui la privacy dei cittadini e le informazioni più sensibili delle aziende dalle intrusioni aggressive di attori maligni, come il Partito Comunista Cinese”.

Lo stesso Pompeo, lo scorso 5 agosto aveva annunciato l’estensione del programma Clean Network focalizzandosi su 5 punti:

  • Clean Carrier: divieto per gli operatori cinesi di connettersi ai network americani;
  • Clean Store: rimozione di app ritenute non affidabili dagli store statunitensi;
  • Clean Apps: divieto di preinstallare o distribuire applicazioni di origine USA per alcuni produttori cinesi di smartphone;
  • Clean Cloud: divieto di salvare informazioni sensibili e personali a proposito di cittadini americani, business, ricerca e proprietà intellettuali in sistemi cloud accessibili da realtà come Alibaba, Baidu e Tencent (proprietaria di WeChat);
  • Clean Cable: garantire che i cavi sottomarini impiegati dagli Stati Uniti non vengano manomessi dalla Cina per intercettare le informazioni trasmesse.

D’altra parte, la Cina non è rimasta a guardare: il Ministero del Commercio cinese ha annunciato che limiterà l’attività di alcune società straniere, annuncio giunto subito dopo quello della Casa Bianca dell’imminente blocco di WeChat e Tik Tok.

Per il momento nel mirino, oltre a Huawei naturalmente, rimane WeChat, l’app di messaggistica utilizzata da moltissimi cittadini e immigrati sino-americani per rimanere in contatto con le famiglie e gli amici in Cina. Ma non solo, l’app incorpora un portafoglio elettronico ed è il più comune strumento di pagamento utilizzato in Cina, oltre a tutta una serie di servizi collegati alla geolocalizzazione.

Non ci resta che attendere per vedere cosa succederà.

Patrizia Fabbri

Giornalista, Direttore responsabile ZeroUno

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno dove è stata prima caporedattore, poi vicedirettore e dal 2020, direttore.

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