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Ibm fa ordine: arriva l’Information Infrastructure

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Ibm fa ordine: arriva l’Information Infrastructure

16 Dic 2008

di Riccardo Cervelli

Big Blue pigia forte sull’acceleratore dell’offerta per realizzare infrastrutture di information management che rispondano alle esigenze dell’era dell’Enterprise 2.0

Con 30 nuove proposte, in buona parte derivanti dall’integrazione di soluzioni sviluppata a aziende recentemente acquisite, Ibm arricchisce e mette anche un po’ d’ordine nell’offering relativo alle tecnologie hardware e software per lo storage. “Quella che stiamo presentando – spiega Maurizio Rizzi (foto in alto), storage platform leader di Ibm Italia – è in parte una nuova roadmap e in parte la riproposizione di soluzioni che già avevamo ma erano viste in maniera un po’ disparata”.
Nel lanciare l’offerta Information Infrastructure Solutions, “che poi è anche un tassello della più ampia strategia chiamata New Enterprise Data Center, su cui stiamo lavorando già da tempo”, chiarisce Rizzi, il colosso di Armonk parte dal presupposto che il modello client-server nelle imprese ha ormai fatto il suo tempo, e che ora siamo entrati nell’era delle architetture basate su Internet. Il modo di gestire le informazioni nelle imprese si ritrova sempre di più a mutuare quello che avviene nel più generale mondo del Web 2.0 consumer, con tutti i vantaggi ma anche le complessità. Anche nelle imprese, sostiene Ibm, ormai l’80% delle informazioni digitali arrivano in gran parte tramite email e sono costituite da contenuti non strutturati come documenti, immagini e video. “Cambia – spiega Rizzi – la quantità e la qualità dell’informazionei”.
A fronte di questa crescita esponenziale delle informazioni, le imprese devono attrezzarsi per disporre di infrastrutture di information management che siano scalabili, affidabili, e permettano di ridurre allo stesso tempo di ridurre i costi di gestione, di possesso e quelli legati all’occupazione di spazio fisico e ai consumi energetici. Questo significa abbattere i silos nell’archiviazione dei dati, puntare sulla virtualizzazione, investire in sistemi di storage più veloci, pensare ad architetture gerarchiche (dove solo i dati più acceduti di frequente risiedono su sistemi costosi, mentre gli altri possono essere memorizzati su tecnologie più economiche), adottare software di deduplica dei, compressione, media encryption, e discovery e reportistica ai fini delle compliance.
“Venendo ai fatti – interviene Sergio Resch (nella foto), responsabile System Storage Business Development – lanciamo, tra le decine di altre novità, un sistema di storage a disco enterprise, adatto alle aziende che hanno necessità di elevata scalabilità e accesso ai dati in tempo reale, con funzionalità di self tuning, self healing e thin provisioning. Si tratta di XIV, derivante dall’acquisizione dell’omonima società israeliana”. Per la virtualizzazione Big Blue propone la nuova versione 4.3 del software Svc. Un’altra nuova soluzione per l’ottimizzazione dei sistemi storage è Scale Out File Services (Sofs) che consente di realizzare ambienti Nas (Network Attached Storage) ad elevato parallelismo. “Una delle caratteristiche della soluzione – spiega Resch – è che quando aggiungo un nuovo Nas, non devo più connettere manualmente tutti gli utenti, perché Sofs si presenta sempre come uno stesso file system che spalma automaticamente i dati su tutte le risorse disponibili”.
Segnaliamo, infine, il sistema Ts7650G, un gateway proveniente dall’acquisizione di Diligent che permette, prima di procedere all’archiviazione su infrastrutture storage multilivello, di deduplicare i dati fino a un fattore di 25 a 1.
Un’attività destinata a diventare sempre di più un must man mano che le aziende si troveranno ad affrontare crescite esponenziali dei dati in virtù del loro utilizzo di Internet per processi mission critical.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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