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Fluid-o-Tech, la roadmap verso Industry 4.0

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Fluid-o-Tech, la roadmap verso Industry 4.0

03 Apr 2018

di Elisabetta Bevilacqua

L’impresa, che sviluppa pompe volumetriche e sistemi per la pressurizzazione, la dosatura ed il trasferimento di fluidi, ha intrapreso un percorso verso lo smart manufacturing a partire da una visione di integrazione delle diverse aree, It e operation innanzitutto, che fa leva sui dati e vede le tecnologie più avanzate di automazione industriale e di analisi come abilitatori. Ne parliamo con il CIO della società, Ivan Basso.

Fluid-o-Tech, azienda di Corsico alle porte di Milano, fondata nel 1948 dalla famiglia Andreis, è specializzata nella progettazione e produzione di pompe volumetriche e sistemi per la gestione dei fluidi per il settore foodservice, automotive, medicale, industriale. Oggi la società ha una presenza diretta in Italia, nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Cina e Giappone, con circa 250 dipendenti e un fatturato di 83 milioni di euro nel 2017, con un export delll’80% e ritmi di crescita a due cifre percentuali.

“L’azienda è stata agevolata nel percorso da un’attitudine all’innovazione presente fin dalla sua creazione – esordisce Ivan Basso, CIO della società – Il fatto che la direzione attribuisca il giusto peso all’IT rende più agevole il nostro lavoro e dà certezza sul commitment”.

Foto di Ivan Basso
Ivan Basso, CIO di Fluid-o-Tech

Questa attitudine ha consentito a Fluid-o-Tech di partire presto verso modelli e soluzioni di Industry 4.0, fin dal 2014, identificando una road map impegnativa, quando in Italia ancora in pochi ne parlavano. “Siamo così stati in grado di definire progetti per il triennio 2017-2019, con un’accelerazione impressa anche dal Piano Industria 4.0”, sostiene Basso, che lamenta però i ritardi sui centri di competenza, previsti nel Piano che invece, secondo il manager, sarebbero dovuti essere i primi a partire per supportare le imprese nella trasformazione. Fluid-o-Tech ha ovviato dedicando persone che stabilmente si occupano di rapporti con l’Università e la ricerca.

Un nuovo modello di industria manifatturiera

La scelta dello smart manufacturing nasce dalla volontà di migliorare la qualità dei prodotti e aumentare, al tempo stesso, l’efficienza. La visione dell’azienda è partita dalla necessità di una totale integrazione d’impresa dove i dati diventano l’elemento determinante per la definizione di nuovi processi e servizi creando un nuovo paradigma di impresa manifatturiera.
Il punto di partenza è stato definire un’infrastruttura abilitante e progetti pilota in tutte le aree. L’infrastruttura, realizzata con la partnership strategica di Cisco, con cui sono stati condivisi la visione tecnologia e gli sviluppi organizzativi, è stata la base per avviare la trasformazione e una chiara roadmap.
“Abbiamo messo in campo piccoli proof of concept per stimolare l’entusiasmo, per coinvolgere le Operations e far vedere che le tecnologie generavano efficienza con relativa rapidità e sono abilitanti per il miglioramento delle attività dell’azienda – precisa Basso – Il primo progetto, apparentemente ‘poco innovativo’ da cui siamo partiti, è stato il paperless, che ho voluto fortemente”.
Si tratta di un progetto di dematerializzazione che ha investito la postazione dell’operatore e tutta la documentazione che gravita intorno alla produzione, andando a dematerializzare oltre 18mila documenti cartacei grazie alla realizzazione di postazioni di lavoro touchscreen a bordo macchina per realizzare così un accesso immediato alle informazioni.
I risultati fin qui ottenuti con il progetto paperless, sono quantificabili in maggior efficienza, snellimento operativo e una visibilità completa e centralizzata del processo produttivo.

La centralità dei dati

“Tutto orbita attorno a una grande raccolta dati sul campo, grazie all’interconnessione dei centri di lavoro e al ricorso a tools intelligenti”, sottolinea Basso. Si passerà così da un ambiente dati a compartimenti stagni a un ambiente dati centralizzato e omogeneo, superando i limiti di una logica di produzione stand alone.
L’obiettivo finale è una totale integrazione d’impresa basata su una visione unica dei dati abilitata dall’utilizzo intensivo di strumenti di advanced analytics, machine learning e big data. La road map delle tecnologie, una volta portati a termine nel 2017 i progetti di dematerializzazione e di comunicazione e collaborazione, prevede, nel corso del 2018, progetti di simulazione avanzata, adozione di MES con macchine connesse, sistemi avanzati per la gestione del magazzino, l’introduzione di robot collaborativi, wearable devices per facilitare le operazioni, progetti pilota in ambito IoT. “Il tema dati sarà invece al centro delle attività che svilupperemo nel 2019 grazie alle tecnologie big data”, precisa Basso.
L’architettura IoT adottata da Fluid-o-Tech supporta il trasferimento dei dati di produzione sulla rete locale, mettendo in comunicazione la componente informatica e quella industriale, grazie a un gateway che provvede alla conversione tra i diversi protocolli. “Stimiamo che l’automazione completa dello shop floor potrebbe portare ad un incremento di performance del 20% nelle attività di produzione”, prevede Basso.
Un tema che accompagna la road map è quello della sicurezza, fonte di conseguenti investimenti. L’apertura verso Internet, cloud e sistemi IT di nuova generazione, come conseguenza della digitalizzazione, comporta infatti rischi aggiuntivi e una maggior esposizione agli attacchi informatici, tanto più preoccupanti visto che andrebbero a colpire non solo le aree tipicamente gestionali ma anche direttamente gli impianti produttivi.

Le persone al centro della trasformazione dei processi

L’attuazione della trasformazione prevista nella road map, non si può certo limitare agli aspetti tecnologici, ma deve prevedere la revisione completa dei processi. “La conseguenza di questa scelta è la presenza, a fianco della componente tecnologica, del filone più complesso rappresentato dal capitale umano –aggiunge Basso – E’ questo l’aspetto più difficile perché investe il modo in cui le persone sono abituate a lavorare”. Per vincere questa sfida è stato messo in atto un piano di formazione robusto. “Anche il processo di formazione deve però cambiare, poiché la formazione classica è troppo lenta. Deve diventare un processo agile, snello e continuo, capace di viaggiare alla stessa velocità delle tecnologie”, sottolinea Basso.
Per gestire la trasformazione è stato creato un comitato strategico che coinvolge le diverse aree coinvolte, utile per tenere in contatto le persone e raccoglierne i feed back.
La formazione coinvolgerà inizialmente le persone che, sulla base delle loro competenze, dell’attitudine e del loro ruolo, hanno le potenzialità per diventare i key user e, successivamente, si espanderà a tutto il personale. “La maggiore difficoltà in un change così importante è proprio la capacità di identificare le persone giuste per trainare il cambiamento – precisa Basso – Nel nostro caso è difficile soprattutto trovare persone con skill più orientati ai nuovi temi. In particolare non è facile reperire, in ambito Operations, figure dotate di una mentalità data driven. Ma è in generale un tema molto complesso – continua il CIO. – È infatti piuttosto complicato sia aiutare le persone interne a cambiare sia trovare risorse esterne già pronte. Per ora sono state fatte assunzioni in area ICT, data analysis, ma servirebbe trovare anche sul mercato altre persone ricettive e pronte”.

La trasformazione finora ha riguardato l’innovazione di processo, ma non si sono ancora sfruttate le tecnologie intelligenti per l’innovazione di prodotto. Come spiega Basso, Fluid-o-Tech, opera in una logica B2B, fornendo componenti ad aziende che realizzano i prodotti finiti. La creazione di oggetti smart implica dunque accordi con chi realizza il prodotto finale, con possibili partnership al momento in fase di analisi.

Evangelist del modello Industria 4.0

Da quanto fin qui detto emerge chiaramente che il modello adottato non si limita ad un efficientamento dei processi precedenti ma realizza un nuovo paradigma dell’attività industriale. Il valore del modello consiste nella capacità di aver prospettato un percorso che non prevede tanto e solo l’introduzione di tecnologie evolute ma si basa su una visione di convergenza fra le diverse aree, innanzitutto IT e Operations, ma non solo. Ricerca e Sviluppo, Ufficio Tecnico, Produzione, Risorse Umane,… condividono visione, obiettivi, informazioni.
Non è dunque un caso se le persone Fluid-o-Tech si sono date l’obiettivo, in collaborazione con Confindustria e Cisco, di svolgere il ruolo degli evangelist del modello Industria 4.0 in iniziative destinate a coinvolgere altre medie imprese italiane.
“Abbiamo deciso di raccontare la nostra esperienza ad altri imprenditori come forma di responsabilità – conclude Basso – Il messaggio che vogliamo lanciare alle altre aziende è che non bisogna spaventarsi nell’intraprendere il percorso che porta a Industria 4.0, non è impossibile realizzarla, gli investimenti non sono eccessivi e sono disponibili molte nuove tecnologie”.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

Una replica a “Fluid-o-Tech, la roadmap verso Industry 4.0”

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