Come abilitare la self service analytics in azienda

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Attualità

Come abilitare la self service analytics in azienda

Proponendo e formando all’utilizzo di strumenti intuitivi come Tableau e Alteryx, The Information Lab aiuta gli utenti aziendali ad essere autonomi nella comprensione del dato abilitando una vera e propria self service analytics

11 Mar 2020

di Patrizia Fabbri

“Insegnare a utenti non tecnici l’utilizzo di strumenti per essere autonomi nella comprensione del dato”, spiega così la mission di The Information Lab Davide Donna, Managing Partner e co-fondatore dell’azienda in Italia insieme a Emanuele Farotti. “Quelli che proponiamo sono strumenti molto intuitivi [Tableau e Alteryx ndr] dove non è necessaria una competenza informatica, bisogna solo avere una logica e una conoscenza profonda del proprio business. Con queste conoscenze, l’utente riesce a interrogare il dato in modo coerente e dare delle risposte ai propri quesiti, producendo poi report condivisibili con tutti: è quella che viene chiamata self service analytics”.

Le aziende italiane e la self service analytics

La mancanza di competenze in ambito analytics è cosa nota e l’implementazione di strumenti complessi non permette alle persone del business di svolgere analisi in autonomia (da un’analisi dell’Osservatorio Big Data & Business Analytics del Politecnico di Milano risulta che il 77% delle grandi aziende stima di aver sottodimensionato le risorse umane dedicate alla data science). L’adozione di strumenti adeguati per abilitare la self service analytics consente invece di abbattere queste barriere, ma decidere di andare in questa direzione non è così scontato: “Rendere indipendenti gli utenti nell’analisi dei dati porta di fatto a una democratizzazione del dato stesso – aggiunge Farotti – e possono esservi resistenze di vario tipo. Da un lato, quella più classica: ‘sapere è potere’ ed essere l’unica entità a poter fornire report, a fare analisi ecc. dà sicuramente un forte potere in azienda; chi lo detiene, tipicamente il dipartimento IT, potrebbe non essere disposto a perdere questo controllo. Per vincere queste resistenze quando si presentano, quello su cui lavoriamo è proprio far comprendere come, in realtà, l’adozione di questi strumenti liberi l’IT da una serie di attività ripetitive, a basso valore e molto time consuming per lasciare più tempo alla pulizia e certificazione del dato che è la vera attività di valore sulla quale è necessario concentrarsi”.

Una questione, quindi, soprattutto culturale: “Esatto – risponde Donna – e aggiungo un altro elemento, questa volta sulla componente business: spesso le persone del business pensano di non essere in grado di fare questo tipo di analisi, è come se fossero un po’ ‘timide’ nei confronti della tecnologia. Quando si trovano a utilizzare questi strumenti scoprono invece che è tutto molto semplice”.

foto Davide Donna
Davide Donna, Managing Partner e co-fondatore di The Information Lab

La facilità nell’utilizzare questi strumenti è proprio alla base della nascita di The Information Lab, una realtà nata nel Regno Unito e che si è diffusa in vari paesi con una struttura un po’ particolare: “Tom Brown, il fondatore del brand e che lavorava nel mondo della business intelligence tradizionali, racconta che nel 2009 una persona gli mostrò Tableau e che una sera, con un certo scetticismo, iniziò a provarlo. Non si staccò dal PC per tutta la notte e l’indomani lo propose ai soci dell’azienda in cui lavorava; avendo avuto una risposta negativa, fondò The Information Lab e nel giro di poco tempo si trovò ad essere il maggior rivenditore del Regno Unito” per poi successivamente affermarsi per diversi anni consecutivi Tableau Partner of Year per l’area EMEA (Europe, Middle East, Africa ndr). Il passo successivo è stato venire incontro a un’altra esigenza del business: “Uno dei principali problemi riguardava infatti quello della qualità dei dati a disposizione. Brown identificò allora tra i partner Tableau un’azienda, Alteryx, che poteva aveva un prodotto che consente di svolgere anche questa attività in modo facile e intuitivo”.

La community di The Information Lab

Intanto partiva lo sbarco di The Information Lab sul Continente, ma in una modalità molto diversa da quella delle tradizionali branch locali di una Casa Madre. “Tom Brown crede molto nella community e l’estensione a livello europeo di questa realtà è avvenuta in un modo un po’ particolare. Brown ha cercato tra il suo giro di conoscenze degli appassionati di queste soluzioni per proporre loro di far partire un’attività imprenditoriale nel proprio paese utilizzando il brand The Information Lab, ma in totale autonomia. Conoscendo Emanuele, che ha lavorato con lui in Inghilterra per diversi anni, gli ha proposto di lanciarsi in questa avventura in Italia”.

Nel 2015 Donna e Farotti fondano quindi The Information Lab nel nostro paese che ha iniziato rapidamente a crescere con un fatturato che, dal 2017, raddoppia anno su anno. Oggi fattura 3 milioni di euro e annovera circa 200 clienti: “Le dimensioni sono molto diverse: andiamo dalla tipica piccola-media impresa italiana a quella grande con presenza globale”. Per fare alcuni nomi, l’azienda vanta clienti come Safilo, Esselunga, PWC, Fastweb, CNH, Eli Lilly…: “Anche dal punto di vista dei settori, abbiamo una penetrazione molto ampia: si va dal farmaceutico, alle telecomunicazioni, dal bancario/assicurativo al mondo della comunicazione, dei servizi ecc.”, precisa Farotti.

foto Emanuele Farotti
Emanuele Farotti, Managing Partner e co-fondatore di The Information Lab

Il vero differenziatore rispetto ad altri partner di Tableau e Alteryx risiede proprio nella community che si è costruita in questi anni intorno al brand The Information Lab: “All’interno delle varie realtà presenti ormai in 8 paesi, ci sono i massimi esperti in questi due strumenti e il nostro modello di condivisione della conoscenza permette a ciascuno di noi di accedere a queste competenze”, spiega Donna. E per quanto riguarda l’azienda italiana, a riconoscimento del lavoro svolto The Information Lab Italia è stata premiata qualche giorno fa Partner dell’anno Tableau per l’area South europe.

Inoltre, The Information Lab ciclicamente organizza classi di 4-5 ragazzi con background diversi (dall’umanista all’ingegnere), li forma sui temi Self-Service Analytics e Data Visualization attraverso Alteryx e Tableau e per poi far svolgere loro almeno tre periodi di 6 mesi presso aziende clienti al termine dei quali o vengono inseriti nelle aziende stesse o entrano nel team di The Information Lab: “Il nostro obiettivo è di rendere autonomi i nostri clienti…poi…più sono soddisfatti e maggiore è la probabilità che il progetto venga esteso ad altre aree dell’azienda e, quindi rafforzare il rapporto strategico di partnership tra la stessa e The Information Lab”, conclude Donna.

Patrizia Fabbri

Direttore responsabile ZeroUno

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno dove è stata prima caporedattore, poi vicedirettore e dal 2020, direttore.

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