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Business Analyst: cosa fa, quanto guadagna e come diventarlo

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Business Analyst: cosa fa, quanto guadagna e come diventarlo

Tra le professioni oggi più richieste, l’analista dei dati definisce le strategie di miglioramento su processi aziendali specifici, con strumenti di BI e data visualization. Percepisce in Italia uno stipendio minimo di 30.000 euro lordi all’anno

15 Lug 2019

di Arianna Leonardi

La Business Analytics indica l’insieme di strumenti e tecniche che permettono di esaminare e valutare le attività aziendali. Ciò significa individuare colli di bottiglia e potenziali sacche di miglioramento, elaborare piani strategici a breve e lungo termine. Tutto questo è possibile sfruttando i dataset relativi alle diverse unità organizzative dal Finance alla Supply Chain all’HR. Nell’economia digitale e globalizzata, la razionalizzazione e l’ottimizzazione dei processi rappresentano una leva competitiva di primo piano in qualsiasi settore. Il ruolo del Business Analyst (spesso indicato con il titolo equivalente di Data Analyst) pertanto cresce di importanza.

Secondo il Bureau of Labor Statistics, negli USA gli analisti di organizzazione, finanziario e informatico aumenteranno rispettivamente del 14, 11 e 9% nel decennio 2016-2026. Il trend positivo si conferma anche in Italia. Secondo un’indagine TAG Innovation School, il 50% delle PMI nazionali assumerà un esperto in data analysis entro i prossimi 3 anni.

Cosa fa un business analyst, ecco le sue mansioni

Indipendentemente dall’area di applicazione, il compito fondamentale di un Business Analyst è analizzare in profondità le esigenze aziendali. È identificare le inefficienze e studiare le alternative di improvement. Il tutto supportando le aziende nei cambiamenti strategici e operativi necessari al mantenimento della competitività.

Il suo tempo è speso nel setacciare determinati processi organizzativi e dialogare con le Lob (Lines Of Business) di riferimento per rilevare i bisogni fondamentali. Accanto a questi ricerca le eventuali mancanze che inficiano il regolare svolgimento delle attività (fase di assessment).

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Definiti gli obiettivi di miglioramento, il Business Analyst utilizza i dati storici di processo e gli strumenti informatici di intelligence per fare chiarezza sul problema. Trova evidenze nascoste, delinea ipotetiche soluzioni (ad esempio, una revisione organizzativa, lo sviluppo di nuovi business model, l’introduzione di soluzioni It). Infine, struttura un piano aziendale che include budget di realizzazione e requisiti del progetto.

La comunicazione con gli stakeholder deve essere continua. Il Business Analyst ha la responsabilità di impartire ai soggetti coinvolti indicazioni precise al fine di raggiungere i goal. Deve inoltre fornire key performance indicator per il monitoraggio dei risultati. Verificare l’esito delle strategie aziendali grazie alla raccolta e all’osservazione di parametri precisi è la prima regola per definire roadmap di miglioramento.

Il Business Analyst ha quindi l’obbligo di identificare eventuali scostamenti tra prestazioni desiderate ed effettive. Stila quindi una reportistica di facile consultazione e sempre aggiornata, nonché lavorando di concerto con gli stakeholder per aggiustare continuamente la rotta.

Responsabilità e ruolo in azienda

Insomma, il Business Analyst è il responsabile dell’allineamento tra bisogni e strategie aziendali. Incaricato di lavorare su dataset specifici (ad esempio le informazioni sulle vendite) estrae insights operativi utili alla definizione degli interventi migliorativi in ottica di efficienza.

In pratica, un analista che si occupa del dipartimento Sales ha il compito di verificare la produttività individuale dei venditori. Identificare colli di bottiglia all’interno dei processi (mancanza di comunicazione, carenze nella formazione o altro tipo di inefficienze). Studia tattiche per conseguire gli obiettivi di business all’interno di una strategia coerente e focalizzata.

Il Business Analyst potrebbe essere definito come anello di raccordo tra il data scientist e gli utenti aziendali delle Lob.

Differenza tra data scientist e business analyst

Ma quali sono le differenze che distinguono le due figure? Facendo un paragone, si potrebbe pensare alla stessa differenza esistente tra un ricercatore medico e un tecnico di laboratorio. Il primo utilizza sperimentazione e metodo scientifici per arrivare a intuizioni nascoste e potenzialmente innovative. Il secondo applica le conoscenze consolidate a un contesto operativo.

La scienza dei dati si avvale di tool analitici avanzati e lavora direttamente sui database che gestiscono grandi volumi di informazioni come Hadoop. I business analyst utilizzano strumenti di analisi self-service che permettono di creare report e visualizzare graficamente i dati, su insiemi di informazioni già parzialmente lavorate e mirate. Lavorano quindi con un dominio di pertinenza circoscritto e precise finalità miglioramento, come l’aumento del fatturato trimestrale.

Il data scientist copre un ruolo strategico portando vantaggio competitivo a livello più alto e necessita di un forte background in materie matematiche e statistiche. Egli vanta precise competenze informatiche. Per esempio, deve conoscere i più comuni linguaggi di programmazione come Python, Sql e Java per gestire modelli complessi di intelligenza artificiale e machine learning.

Sebbene il Business Analyst debba ovviamente avere dimestichezza con i fondamenti della data analysis, non necessita di una formazione matematica approfondita. Gli strumenti di business intelligence self-service suppliscono alle carenze in materia.

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Competenze, skill e formazione di un business analyst

Tra le abilità tecniche richieste per intraprendere la carriera figurano innanzitutto le conoscenze in pianificazione finanziaria, gestione del rischio e analisi statistica. Risultano fondamentali le competenze in business management e nello specifico le capacità di:

  • problem solving (per identificare le cause di una situazione e esplorare le alternative).
  • Elicitazione ossia l’abilità di costruzione di un business plan a partire dalle esigenze dell’organizzazione.
  • Facilitazione per il miglioramento delle strategie aziendali in base ai feedback ricevuti da clienti e stakeholder.
  • Preparazione sui temi del Sales & Marketing.

Indispensabile è la padronanza di strumenti informatici legati al Visual Modeling. Ciò occorre per rappresentare graficamente le evidenze rilevate, le correlazioni tra i dati e le implicazioni sul business. Rappresentano un valore aggiunto la conoscenza dei linguaggi di programmazione software e delle applicazioni avanzate per la gestione e l’analisi dei big data.

Infine non bisogna tralasciare i soft skill, che secondo WollyBI – Tabulaex rappresentano il 38% delle abilità professionalizzanti di un Business Analyst. Gli studiosi indicano che nel mix di competenze solo il 19% è relativo al digitale e il 43% a skill non Ict. Occorre quindi includere la capacità di lavorare nel rispetto dei tempi e di adattarsi con flessibilità ai rapidi cambiamenti.

Il pensiero critico è un ulteriore requisito al fine di identificare con velocità e accuratezza le ripercussioni di un data trend.

5 passi per abbracciare la professione del business analytst

Il portale How Learn To Became suggerisce cinque passi per abbracciare la professione del business analyst. Innanzitutto conseguire una laurea nel campo di competenza desiderato (ad esempio accounting, finance o business administration), avendo cura di approfondire collateralmente la formazione informatica. Le certificazioni presso istituti riconosciuti a livello internazionali rappresentano una corsia preferenziale per differenziarsi dalla concorrenza. Sono molto apprezzate le esperienze sul campo attraverso programmi di internship. Infine non bisogna tralasciare l’aggiornamento continuo delle competenze nel corso della carriera. Master e corsi specifici accrescono il proprio livello di specializzazione e qualifica su alcune aree di nicchia.

Tool per il business analyst

Come anticipato, le attività di business analysis richiedono conoscenze It basilari per l’utilizzo di pacchetti applicativi. Esse permettono di: raccogliere, gestire ed esaminare dettagliatamente tutte le informazioni pertinenti al fenomeno sotto osservazione. Poi di modellare e rappresentare graficamente gli eventi e le implicazioni sull’azienda. E comunicare e condividere facilmente le informazioni con gli stakeholders.

I business analysts utilizzano tipicamente strumenti self-service per l’elaborazione e la visualizzazione dei dati che permettono di costruire report e dashboard utili agli utenti aziendali al fine di monitorare l’andamento e le performance delle attività. Si tratta generalmente di documentazione relativa allo storico, che non fornisce informazioni in ottica predittiva.

Poiché le piattaforme analitiche self-service (Tableau, Qlik o Power BI per citare le più popolari) sono estremamente facili nell’utilizzo e presentano un’interfaccia grafica intuitiva. I business analyst possono apprenderne il funzionamento direttamente sul campo, senza avere maturato un background It specifico. Da sottolineare che recentemente gli strumenti di business intelligence self-service si stanno arricchendo di funzionalità avanzate e automatismi legati al machine learning. Questi permettono di estendere le potenzialità e il raggio d’azione della business analysis.

Utili per le attività del Business Analyst risultano anche gli strumenti di business process management per seguire l’andamento dei progetti e aggiornare automaticamente procedure. Servono poi i software di collaboration per semplificare e migliorare la comunicazione con colleghi e stakeholders.

Quanto si guadagna? Gli stipendi degli analisti di business in Italia e nel mondo

Emerge chiaramente che la figura del Business Analyst copre un ruolo di responsabilità strategica in azienda, che viene riconosciuta e adeguatamente retribuita. Secondo le informazioni rilasciate da Neuvoo e condivise da altre fonti, lo stipendio medio in Italia raggiunge mediamente i 23.400 euro all’anno netti (30.000 lordi) per una figura junior (ovvero 12 euro all’ora per un totale di 1.950 euro mensili). I profili senior possono arrivare a percepire 39.780 euro annui (3.315 euro mensili). Secondo il portale Payscale, la media globale si attesta intorno ai 47.000 – 71.000 dollari lordi all’anno.

Il sito Glassdoor fissa parametri di partenza simili (in base alle statistiche internazionali, uno stipendio annuale per un profilo junior parte da 49.000 dollari lordi). È più generoso con le figure esperte (fino a 95.000 dollari). La media si aggira intorno ai 69.000 dollari lordi all’anno, a cui si aggiungono eventuali bonus (con un range variabile compreso tra 1.458 e 15.407 dollari).

Sbocchi professionali: dove può lavorare il Business Analyst

Il Business Analyst (nelle diverse specializzazioni, che includono tipicamente gli esperti in Finance, Sales & Marketing, Supply Chain, Customer Relationship e It) è una figura trasversale. Egli può trovare impiego nelle aziende di qualsiasi settore oppure presso società di consulenza e system integration per migliorare i processi dei clienti. Secondo le statistiche riportate da Talent Garden, il 26% dei Business Analyst lavora nel comparto Ict, il 16% presso banche e assicurazioni, il 14% nella Pubblica Amministrazione e nella Sanità, il 20% nei Servizi, il 6% nelle società di consulenza e la percentuale rimanente si divide tra Manifatturiero, Media, Advertising, GDO e Utility.

I termini contrattuali possono contemplare l’assunzione come dipendente interno oppure riferirsi a un rapporto di consulenza da libero professionista.

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Arianna Leonardi

Giornalista

Collaboratrice e redattrice per numerose pubblicazioni tecniche, specializzate in Informatica, Automazione ed Elettronica, Arianna Leonardi ha maturato una significativa esperienza anche nel campo della fotografia, dell’industria video e dei media online. In ambito giornalistico, segue principalmente le tematiche legate alla digitalizzazione delle imprese, con un focus su cloud transformation, big data analytics e intelligenza artificiale. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2008 e all’Associazione Nazionale dei Fotografi Professionisti, lavora con ZeroUno dal 2013.

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