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IoT. Il parere degli utenti

pittogramma Zerouno

IoT. Il parere degli utenti

23 Set 2015

di Arianna Leonardi

Gli smart object offrono oggi
un’opportunità concreta per far evolvere modelli di business e offering di prodotto. Tuttavia, il passo verso la rivoluzione digitale dell’IoT implica a monte una solida strategia di information management, analisi dei dati in tempo reale e intelligence sui processi. Se ne è parlato durante un recente Breakfast con l’Analista organizzato da ZeroUno in collaborazione con Software AG

Oggi l’Internet of Things si profila come un’opportunità competitiva concreta: gli smart object trasmettono informazioni preziose per l’ottimizzazione dei processi e l’innovazione monetizzabile di prodotto, basata sui servizi. Ma come raggiungere il traguardo di profittabilità auspicato? Quale ruolo giocano in questo processo le Streaming Analytics Platform (secondo la definizione di Forrester, software in grado di filtrare, aggregare, arricchire e analizzare un elevato throughput di dati diversi e multi-source al fine di visualizzare le attività in tempo reale, rilevare situazioni di urgenza e automatizzare azioni immediate)?

Il recente Breakfast con l’Analista organizzato da ZeroUno in collaborazione con Software AG ha messo al centro del dibattito l’evoluzione della IoT e delle tecnologie a supporto, con un focus sulla dimensione italiana.

“Nell’era della app economy – fa notare Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno -, il software diventa il business stesso e non più semplicemente un abilitatore. Questa tendenza sta riportando in auge nelle aziende lo sviluppo applicativo in-house per un maggior controllo, a sottolineare la centralità del software per imprese di tutti i settori, dalle banche online, dove le applicazioni rappresentano il cuore dell’attività, fino all’industria manifatturiera. Le imprese sono alla ricerca di nuovi modelli di business e hanno necessità di migliorare i processi secondo le esigenze di mercato. ll continuous improvement richiede il ripensamento delle infrastrutture in un’ottica di flessibilità e l’acquisizione di competenze inedite”. Uberti Foppa porta l’attenzione anche sulle implicazioni del social business: mettere il cliente al centro significa avere visibilità e capacità di analisi rispetto alle interazioni azienda-utente, quindi intervenire sui sistemi di information management. “L’Internet of Things – prosegue il direttore – mette a disposizione nuovi dati sul cliente e sulla customer relationship (per esempio, le modalità di fruizione dei servizi), che però vanno trasformati in informazioni a valore per il business. In un contesto sociale e tecnologico dove la mobility rappresenta lo scenario di fondo, servono nuovi strumenti per l’analisi dei big data e il coraggio di fare scelte disruptive anche dal punto di vista infrastrutturale e applicativo, all’interno di una strategia corretta per la gestione delle informazioni”.

IoT: a che punto siamo in Italia?

Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno e Emanuela Pala, Ricercatrice dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano

Ma se tutti gli analisti concordano sull’esplosione degli oggetti intelligenti e sulle potenzialità del mercato IoT (ad esempio, secondo Ovum le connessioni M2M globali saranno 360,9 milioni nel 2018, con un Cagr del 22,6% dal 2012; Transparency Market Research prevede che il valore delle Smart Cities sarà di 1.265 miliardi di dollari entro il 2019, con un tasso di crescita annuale del 14% dal 2013), qual è lo stato dell’arte e l’indice di diffusione in Italia?

A fare il punto sulla situazione è Emanuela Pala, Ricercatrice dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano (vedi anche l’articolo a pag. 27): “Nel 2014 nel nostro Paese circolavano circa 8 milioni di oggetti intelligenti (il 90% connessi tramite rete mobile), per un mercato complessivo di 1,15 miliardi di euro. Gli ambiti applicativi sono diversi, con Smart Car e Smart Home & Building che rappresentano oltre il 60% del mercato”. Anche il mercato degli oggetti intelligenti che sfruttano una connettività diversa rispetto alla rete mobile (per esempio, wi-fi o radiofrequenza) va acquisendo una certa importanza: il giro di affari dell’IoT guadagna così altri 400 milioni di euro, arrivando a 1,55 miliardi complessivi. “Il 2014 possiamo considerarlo un anno di svolta per l’Internet of Things – conferma Pala – con molte aziende che si sono lanciate in questo mondo innescando un circolo virtuoso di emulazione”. Tra le aree più promettenti nel breve periodo, lo Smart Home & Building va raccogliendo l’interesse anche di big come Apple, Google e Samsung: “Il focus – commenta la ricercatrice – si sta spostando dal sensore / innovazione hardware (ormai la tecnologia ha raggiunto un livello sufficiente di maturità) alle piattaforme per la gestione e alle modalità di utilizzo del dato attraverso la rete, aprendo le porte a molteplici applicazioni. Ad esempio, gli oggetti connessi all’interno della casa permettono di offrire servizi di assistenza 24 ore su 24 in caso di eventi avversi come allagamenti o incendi, con la possibilità per l’utente di risparmiare sulla polizza assicurativa. Il consumatore sta acquisendo consapevolezza sulle nuove tecnologie e sulle opportunità derivanti, ma ancora permane diffidenza [la naturale resistenza al nuovo, la riluttanza nel cambiare abitudini di consumo e a delegare il controllo di certe attività ai sensori, ndr]”. Esempi di applicazioni b2b, invece, sono l’impiego di sensori per previsioni meteo e ambientali a servizio dell’agricoltura oppure all’interno degli impianti produttivi per la manutenzione predittiva delle macchine.

Gestire il dato per innovare il business

Da sinistra: Francesco Maselli, Direttore Tecnico Italia di Software AG, Lorenzo Capozza, Alliance Manager di Software AG e Fabio Todaro, VP Sales & Country Representative di Software AG

“La resistenza del consumatore – interviene su questi temi Francesco Maselli, Direttore Tecnico Italia di Software AG – si può vincere semplicemente evidenziando il valore e le opportunità di risparmio che gli smart objects consentono. A fianco delle questioni legate alla diffidenza verso il cambiamento delle abitudini di consumo e al superamento delle barriere culturali, un altro punto caldo per l’IoT è la maturità delle tecnologie, su cui siamo confidenti: come Software AG, con la nostra Digital Business Platform (una piattaforma software che abilita le Intelligence Business Operations – Ibo, ovvero la capacità di gestire e analizzare i dati dell’Internet of Things in tempo reale, ndr – vedi anche articolo a pag. 16) stiamo seguendo in Italia circa la metà dei progetti con oggetti intelligenti, che sviluppiamo in termini di co-innovation con il cliente e attraverso la nostra rete di partner”.

“Siamo al fianco di quelle aziende che hanno il coraggio di sperimentare e abbracciare nuovi paradigmi per differenziarsi sul mercato – dichiara Fabio Todaro, VP Sales & Country Representative di Software AG -. L’Italia è avanzata rispetto all’innovazione IoT, anche se i team It impegnano ancora tempo e budget soprattutto nell’efficientamento dei sistemi, che non genera nuovo fatturato. Noi, forti di referenze internazionali, oltre alla tecnologia, portiamo idee per il cambiamento”. “Sono i clienti stessi, spesso ancora legati alle tecnologie tradizionali e vincolati da processi costruiti a silos – afferma infatti Lorenzo Capozza, Alliance Manager di Software AG – a cercare nuove opportunità nell’Internet of Things e a chiederci nuove soluzioni innovative”.

Aziende verso la digital transformation

Ma se cresce la domanda di digital revolution, chi guida il processo di innovazione?

Un momento di confronto all’interno del Breakfast

“Oggi – commenta Andrea Alberto, It Project Manager di Autogrill – l’It è spesso di stimolo al business, nel suggerire l’utilizzo di nuove tecnologie che le Lob recepiscono e sfruttano per migliorare l’attività: per esempio, soluzioni per l’accesso dei dati in mobilità e l’analisi in real-time. Le applicazioni IoT a cui siamo interessati sono servizi end-to-end, come il monitoraggio delle macchine del caffè, così da controllare i consumi e gestire la manutenzione con il fornitore. Tuttavia, per le scelte tecnologiche disruptive e a più ampio spettro, su cui non c’è certezza di ritorno, facciamo fatica a introdurre piattaforme che richiedono investimeni iniziali rilevanti: il cloud si rivela un’ottima alternativa”.

La rotta verso la rivoluzione IoT, infatti, non è un sentiero lineare e coinvolge diversi aspetti. “L’innovazione – suggerisce Giancarlo Ferioli, Focal Point It di Aviva Italia – dipende molto dal target di utenti e dalla tipologia di servizio offerto. L’introduzione di tecnologie disruptive è altresì vincolata dalle normative di settore e spesso è meglio non essere precursori, ma piuttosto aspettare l’adeguamento legislativo dopo che altri hanno fatto il primo passo. Il cambiamento, inoltre, non può essere abilitato dalla sola tecnologia, ma richiede una revisione dei processi. Nel nostro caso, business e It procedono in comunione di intenti: non importa da chi arriva la proposta, ma c’è molta collaborazione nello sviluppo di nuovi progetti, anche se è sempre difficile fare i conti con i vincoli di budget”. Tra le applicazioni IoT più all’avanguardia, Ferioli sottolinea l’utilizzo di parametri relativi al modo di guidare (per esempio, velocità in curva o numero di frenate) derivanti dai sensori a bordo auto che determinano il costo della polizza (Pay as you drive). “Mi aspetto una crescita esponenziale degli smart objects – dice il manager -: anche la popolazione più anziana è affascinata dalle nuove tecnologie e tutto cambia molto più rapidamente, i servizi migliorano in pochissimo tempo. Ma attenzione, perché i wearables possono diventare fonte di nuove truffe… [ad esempio, i dati raccolti dalle fitness bands possono essere soggetti a furto e violazioni della privacy quando trasferiti sui portali dedicati oppure i braccialetti per controllare lo stato di salute di un potenziale assicurato prima della stipula di una polizza vita/malattia possono essere indossati da un soggetto diverso rispetto all’interessato e in migliori condizioni mediche, ndr]”.

Breakfast con l’Analista Zerouno come occasione per approfondire il tema dell’IoT

“Con l’esplosione dell’IoT e della Big Data Analytics – puntualizza Fabrizio Brianti, Responsabile It di Ecopneus – la vera sfida per un’azienda sarà la capacità di garantire la privacy del cliente, nell’ambito di applicazioni sia B2C sia B2B [perché non vengano accidentalmente divulgate informazioni sensibili, ma gli enormi volumi di dati generati e raccolti siano correttamente gestiti anche nel rispetto delle leggi, ndr]”.

La questione sulla riservatezza dei dati suscita non poche perplessità in ambito IoT, ma Pala tranquillizza: “Al progresso tecnologico segue sempre un adeguamento normativo [ovvero, se l’introduzione di nuove soluzioni apre problematiche inedite circa la gestione e la riservatezza dei dati, la storia ci insegna che spesso, a stretto giro verranno definite leggi e normative ad hoc in grado di regolamentare e risolvere tali questioni, ndr]”.

Innanzitutto, ottimizzare i processi

Privacy, freni culturali e maturità tecnologica non sono tuttavia gli unici fattori che condizionano la diffusione degli smart object. L’innovazione IoT non può essere iniettata in azienda tout court, senza una revisione dei processi a monte: bisogna innanzitutto ricavare spazi e risorse da destinare ai nuovi progetti razionalizzando i sistemi esistenti. Se le Intelligence Business Operations rappresentano l’area d’avanguardia di Software AG, l’altra faccia della medaglia è costituita dalle soluzioni di portfolio management, come spiega Maselli: “Serve fare ordine su un’infrastruttura cresciuta in maniera disordinata e riprendere il controllo sui processi attraverso una mappatura puntuale, grazie a strumenti relazionali avanzati [il vendor commercializza una soluzione di business performance monitoring, ndr]. Capire i processi è la chiave per evolvere al futuro senza ricadere negli stessi errori”.


La digital business platform di Software AG

Fatturato attorno al miliardo di euro, oltre 2,5 milioni di utenti nel mondo, 4.400 dipendenti in 70 paesi: sono questi i numeri che connotano oggi la tedesca Software AG, nata 46 anni fa e quotata alla Borsa di Francoforte. Il portafoglio di offerta della società, arricchito nel corso degli anni grazie a numerose acquisizioni, comprende: process strategy, progettazione, integrazione e controllo; integrazione su architettura Soa e gestione dei dati; implementazione di processi su Sap, e consulenza strategica sui processi e servizi. L’azienda è classificata come leader in 15 categorie di mercato secondo gli analisti Gartner e Forrester, grazie anche ai prodotti core Adabas-Natural, Aris, Terracotta, webMethods, Alfabet e Apama. Il 70% della customer base è parte delle cosiddette aziende Global 1000. Il vendor riassume la propria offerta sotto la Digital Business Platform, che aiuta gli utenti a rispondere in tempo reale agli eventi di business o al rapido cambiamento delle condizioni del mercato, abilitando la trasformazione digitale attraverso un ampio ventaglio di funzionalità che consentono alle imprese di realizzare rapidamente nuove applicazioni. In Italia, la multinazionale sta seguendo numerosi progetti legati all’Internet of Things, tra i più innovativi a livello worldwide, in modalità di co-innovation con il cliente.

Arianna Leonardi

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