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Cambio di passo: aumentano le applicazioni, cresce il mercato

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Cambio di passo: aumentano le applicazioni, cresce il mercato

23 Set 2015

di Emanuela Pala

8 milioni di oggetti interconnessi in Italia tramite rete cellulare (+33%), con un valore di mercato complessivo di 1,55 miliardi di euro (comprensivo delle connessioni basate su altre tecnologie di comunicazione): è il mercato IoT 2014 in Italia, caratterizzato da una grande varietà applicativa con differenti livelli di maturità. È quanto emerge dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano

Negli ultimi anni abbiamo assistito al crescere dell’attenzione verso il fenomeno dell’Internet of Things: dagli analisti alle aziende, dalle Pubbliche Amministrazioni agli enti regolatori, l’IoT sembra ormai permeare molti, se non tutti, i campi dell’attività dell’impresa e, potenzialmente, della vita individuale. Il paradigma dell’IoT, secondo cui attraverso la rete Internet ogni oggetto della nostra esperienza quotidiana acquista potenzialmente una sua identità nel mondo digitale, segna infatti una discontinuità nell’interazione tra mondo fisico e mondo digitale. È dunque facile comprendere come si tratti di un paradigma affascinante, in grado di incidere su competitività delle imprese, efficienza delle PA e qualità della vita.

Se quindi da un lato possiamo affermare che non vi siano limiti al potenziale applicativo dell’Internet of Things, dall’altro è interessante notare come nel nostro Paese – come mostrano i risultati della Ricerca 2014 dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politenico di Milano – si contino già circa 8 milioni di oggetti interconnessi tramite Sim cellulare, con una crescita del 33% rispetto all’anno precedente, per un valore di mercato di 1,15 miliardi di euro.

Varietà applicativa con differenti livelli di maturità

A tale valore va sommato il mercato delle applicazioni che si appoggiano a tecnologie di comunicazione diverse da quella cellulare, quali ad esempio Wireless M-Bus, WiFi, Reti Mesh Low Power, Bluetooth Low Energy, pari a 400 milioni di euro, per un totale complessivo di circa 1,55 miliardi di euro.

Figura 1 – Il mercato 2014 IoT in Italia basato su rete cellulare – fonte: Osservatorio Internet of Things – School of Management Politenico di Milano

La Ricerca mostra come in Italia nel 2014, a parte i 36 milioni di contatori elettrici che sfruttano tecnologia Power Line Communication, la maggior parte delle applicazioni Internet of Things consolidate continui a sfruttare la connettività cellulare. Tra queste, le più diffuse sono relative alla Smart Car, che rappresenta il 55% del totale degli oggetti connessi tramite Sim e il 38% del mercato, in crescita più del 50% sia per diffusione sia per valore di mercato. Seguono lo Smart Metering e lo Smart Asset Management nelle utility, con circa 1,7 milioni di oggetti connessi tramite Sim (21% degli oggetti, 16% del mercato). Crescono lo Smart Home & Building, che con applicazioni di videosorveglianza, sistemi di antintrusione e di telecontrollo degli impianti di climatizzazione e riscaldamento rappresenta l’8% degli oggetti e il 23% del mercato, e la Smart Logistics, con applicazioni di gestione delle flotte aziendali e antifurti satellitari (5% degli oggetti, 14% del mercato). La Smart City oggi rappresenta solo il 2% degli oggetti e il 4% del mercato, trainata principalmente dal trasporto pubblico e dall’illuminazione intelligente (figura 1).

Tra le applicazioni IoT che si appoggiano su tecnologie di comunicazione diverse da quella cellulare, gli ambiti applicativi con maggiore peso sono invece lo Smart Home & Building, grazie alla diffusione di soluzioni di videosorveglianza, sistemi di illuminazione o termostati che si connettono tramite WiFi o Bluetooth, lo Smart Metering gas e la Smart City, principalmente grazie a soluzioni per la gestione dei parcheggi, la raccolta rifiuti, il monitoraggio ambientale e del territorio.

Figura 2 – L’accelerazione delle dinamiche in ambito Smart Home – fonte: Osservatorio Internet of Things – School of Management Politenico di Milano

Il 2014 vede quindi un panorama applicativo variegato, caratterizzato dalla compresenza di applicazioni diverse per grado di maturità, diffusione e dinamismo, a riprova delle enormi potenzialità dell’Internet of Things. Un esempio di tale potenziale (in termini sia di sviluppo di nuovi prodotti / servizi che di rinnovamento e cambiamento della catena del valore) è dato dalla Smart Home; tale ambito ha visto infatti nel 2014 una ulteriore accelerazione delle dinamiche. Da un lato continuano ad aumentare le startup che offrono soluzioni per la Smart Home (+40% nell’ultimo triennio) e l’entità dei finanziamenti erogati loro da investitori istituzionali (+270% nell’ultimo triennio); dall’altro si registra l’entrata in questo mercato di numerose aziende che, pur operando tradizionalmente in altri settori, possono vantare un’ampia base di clienti consumer a cui proporre nuove soluzioni per la Smart Home. Tra queste troviamo Over The Top, produttori di elettrodomestici, utility, compagnie assicurative e player dell’eCommerce; in molti casi queste aziende hanno acquisito startup IoT per accelerare il processo di innovazione. Emblematico in questo senso il caso di Google, che nel corso del 2014 ha acquisito ben 3 startup specifiche per la Smart Home (Nest, Dropcam e Revolv). La Smart Home si propone quindi sempre più come centro del nuovo ecosistema IoT e si candida a diventare uno degli ambiti maggiormente rappresentativi del valore che è possibile generare tramite l’introduzione del paradigma Internet of Things.

La Smart Home non è tuttavia il solo ambito da cui ci si attende una maggiore crescita nel 2015; sono infatti destinate ad aumentare ulteriormente le 4,5 milioni di auto connesse in Italia principalmente grazie a box Gps/Gprs per la localizzazione del veicolo e la registrazione dei parametri di guida a scopo assicurativo (Smart Car). A questo si affianca anche il tema delle Smart City, uno degli ambiti di elezione dell’IoT, caratterizzato da benefici potenziali enormi (su questo tema vedi l'articolo relativo a Smart City Exhibition 2015). In tal senso, visto l’interesse dei Comuni italiani, è lecito aspettarsi nel 2015 un rilancio di tali applicazioni: a riprova di ciò basti pensare a come quasi la metà dei comuni italiani abbia avviato negli ultimi 3 anni almeno un progetto basato su tecnologie Internet of Things, nella maggior parte dei casi ancora in fase sperimentale. Presenza di un significativo trend di crescita negli ambiti consolidati, così come nei finanziamenti ricevuti dalle startup del settore (+90%), entrata in campo di grandi player globali e nascita di diverse divisioni aziendali dedicate all’IoT: questi e altri i segnali che mostrano come nel 2014 tale fenomeno abbia segnato un cambio di passo. L’Internet of Things è oramai diventato elemento centrale per il business di diversi player con la prospettiva di rappresentare un fenomeno ancora più dirompente nei prossimi anni.

Tra le diverse caratteristiche dell’IoT, la capacità di fungere da abilitatore d’innovazione riveste sicuramente un ruolo centrale in tale “successo”: appare infatti sempre più chiaro come tali tecnologie rappresentino un potente mezzo di innovazione che consente di creare valore facendo leva su nuove filiere e nuovi modelli di business che si dispiegano a partire dai dati provenienti dagli oggetti connessi. Poter spingere l’”intelligenza” fino al singolo oggetto, che acquisisce capacità locali quali per esempio il sensing, la localizzazione o l’elaborazione di dati, unitamente alla possibilità di interrogare direttamente l’oggetto stesso, cambia infatti il modo con cui è possibile raccogliere dati, nonché la loro quantità e qualità. Non a caso, infatti, tra i diversi temi collegati all’Internet of Things non mancano parole chiave quali “Big Data” o “privacy”. Sarà interessante osservare come e se, a fronte di tante aspettative, nei prossimi anni le aziende italiane sapranno cogliere il valore generabile dagli oggetti connessi e dai dati da essi raccolti.

* Emanuela Pala è Senior Advisor, Osservatorio Internet of Things, School of Management del Politecnico di Milano

Emanuela Pala

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