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Ecosistemi di dati e collaborazione tra aziende, quali vantaggi?

Il 48% delle organizzazioni prevede di lanciare nuove iniziative di data ecosystem e l’84% di queste lo farà entro i prossimi tre anni

31 Ago 2021

di Redazione

Le organizzazioni che condividono, scambiano e collaborano attraverso i dati all’interno di un ecosistema possono ottenere benefici finanziari fino a 940 milioni di dollari (o il 9% dei ricavi annuali per un’organizzazione con un fatturato annuo pari a 10 miliardi di dollari). Questo quanto si legge nel report, dal titolo Data sharing masters: How smart organizations use data ecosystems to gain an unbeatable competitive edge reso noto da Capgemini Research Institute che stima un ulteriore vantaggio in termini finanziari pari a 10 punti percentuali per le organizzazioni inserite in data ecosystem più collaborativi e complessi.

Perché investire in data ecosystem?

Tuttavia, il 61% delle organizzazioni è integrato soprattutto in ecosistemi che prevedono una condivisione dei dati piuttosto semplice, con bassi livelli di collaborazione, mentre solo il 39% delle aziende sta trasformando le informazioni basate sui dati in un vantaggio competitivo di lungo periodo. Nei prossimi cinque anni questi benefici potranno essere raggiunti grazie a tagli sui costi, nuovi flussi di ricavi e incremento della produttività.

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Per quanto riguarda i principali driver di business legati alla partecipazione delle organizzazioni agli ecosistemi di dati, il 54% dichiara un interesse crescente verso la monetizzazione degli stessi, dal momento che i data ecosystem hanno avuto un impatto significativo su molteplici aspetti delle aziende: un incremento del 15% in termini di customer satisfaction, un aumento della produttività o dell’efficienza operativa del 14% e una riduzione dei costi dell’11% su base annua.

Per questo, la maggior parte delle organizzazioni è ottimista riguardo agli ecosistemi di dati e prevede di registrare benefici di pari livello anche nei prossimi tre anni.

Dallo studio emerge anche che, grazie alle prospettive di incremento del business value, un’organizzazione su quattro si è detta pronta a investire oltre 50 milioni di dollari nei data ecosystem entro i prossimi due o tre anni e il 76% oltre 10 milioni di dollari, con un investimento medio per ogni azienda di circa 40 milioni di dollari.

Si notano significative variazioni in termini di investimento per quanto riguarda i paesi e i settori: il 55% delle organizzazioni attive nel comparto delle telecomunicazioni investirà oltre 50 milioni di dollari, mentre nel settore bancario la percentuale scende al 43%. Healthcare ed enti governativi rimangono indietro, con un investimento superiore ai 50 milioni di dollari stimato rispettivamente dal 18% e dal 7% degli intervistati.

Stati Uniti e Regno Unito saranno i paesi a registrare gli investimenti più ingenti, con più di un’organizzazione su tre che registrerà investimenti per oltre 50 milioni di dollari nei prossimi tre anni.

Quasi la metà delle organizzazioni (48%) intende accedere a nuovi ecosistemi o iniziative, e l’84% prevede di farlo entro i prossimi tre anni. Più di un’organizzazione su tre (36%) sta lavorando per rafforzare le iniziative all’interno dell’ecosistema esistente.

I fattori trainanti

Se da un lato i benefici finanziari sono chiari, dall’altro il 61% delle aziende si sta ancora interessando a ecosistemi tradizionali a basso valore, con uno scarso livello di collaborazione e una condivisione dei dati piuttosto semplice. Solo il 14% delle aziende ha infatti adottato modelli di data ecosystem più collaborativi e tipologie di condivisione dei dati più complesse.

Tra i fattori interni che spingono le organizzazioni a prendere parte agli ecosistemi di dati, il 60% degli intervistati citano la volontà di fare progressi su obiettivi legati allo sviluppo sostenibile e al cambiamento climatico. Tra le organizzazioni che desiderano creare un impatto sociale e di sostenibilità attraverso gli ecosistemi di dati, la maggior parte si concentra sull’impegno per lo sviluppo sostenibile con una prospettiva ambientale, sociale e di governance (73%) e per l’inclusione delle fasce sociali più svantaggiate (65%).

Le forme emergenti di data sharing permettono alle organizzazioni di agire in modo meno aggressivo e sono concepite per operare con i dati in forma anonima. Tuttavia, secondo il 56% delle organizzazioni, la mancanza di piattaforme di condivisione che possano controllare i diritti di accesso è considerata la principale sfida tecnologica per implementare e portare su scala le iniziative di condivisione dei dati.

Lo roadmap suggerita da Capgemini

Capgemini ha sviluppato una roadmap suddivisa in cinque punti fondamentali: formulare una strategia per l’ecosistema di dati; prendere le principali decisioni di progettazione relative all’ecosistema; elaborare un piano di implementazione chiaro e avviarlo; sostenere il vantaggio competitivo; affrontare proattivamente temi di privacy, etica, fiducia e requisiti normativi.

Marco Perovani, COO di Capgemini in Italia, ha aggiunto: “I dati sono il fulcro dell’innovazione. Le organizzazioni che ne stanno sfruttando il potenziale hanno già notato i chiari vantaggi che emergono dalla loro condivisione e oggi guardano anche a fonti meno tradizionali di dati, come gli aggregatori e i data disruptor, al fine di ricavare informazioni rilevanti e di buona qualità che possano far nascere nuove idee, decisioni di business e, soprattutto, estendere il vantaggio competitivo dell’azienda”.

R

Redazione

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