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Quantum computing, la frenata di NEC


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Il gruppo giapponese interrompe lo sviluppo di una macchina proprietaria, pur proseguendo la ricerca. Con la disponibilità commerciale ancora lontana e la redditività difficile da prevedere, le imprese devono sviluppare competenze mirate, monitorare i progressi e valutare con prudenza gli investimenti

Pubblicato il 22 set 2026



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quantum computing per i CIO


Punti chiave

  • NEC sospende lo sviluppo di una propria macchina quantistica ma mantiene la ricerca: tempi (almeno un decennio) e difficoltà di monetizzazione rendono proibitivo l’investimento.
  • Il mercato resta competitivo: IBM, Nvidia, Fujitsu e Hitachi proseguono gli investimenti; la capacità nazionale di finanziamento (es. Giappone ~65 mld$ entro 2040) conta.
  • Segnali per accelerare: riduzione del divario sperimentazione-uso, prospettive di redditività più solide e continuità degli investimenti; i responsabili IT aggiornino la roadmap solo se impattano tempi, accesso e risultati.
Riassunto generato con AI


Il quantum computing resta una delle aree più avanzate della ricerca informatica, ma la distanza tra un risultato di laboratorio e una macchina utilizzabile su scala commerciale continua a condizionare le scelte di chi investe.

La decisione di NEC di interrompere lo sviluppo di un proprio computer quantistico, pur mantenendo attive le attività di ricerca, rende questa distanza particolarmente concreta: secondo fonti interne all’azienda, per arrivare a sistemi realmente pratici servirà almeno un altro decennio e la monetizzazione della tecnologia rimane difficile.

La scelta di NEC separa ricerca e sviluppo del prodotto

NEC ha deciso di fermare il programma volto a realizzare una propria macchina, dopo aver indicato soltanto tre anni fa il quantum computing come un’area su cui accelerare gli investimenti. Il cambio di rotta è rilevante perché arriva da un gruppo con una lunga esperienza nel settore e mostra quanto rapidamente possano cambiare le valutazioni industriali quando i tempi di sviluppo si allungano e i ricavi restano difficili da prevedere.

L’azienda continuerà però a studiare le tecnologie quantistiche. Questa distinzione evita di leggere la decisione come un abbandono del settore. NEC conserva il presidio della ricerca, ma rinuncia per ora all’obiettivo più oneroso: trasformare direttamente quell’attività in un sistema concreto e vendibile. Ricerca, capacità tecnologica e disponibilità di un prodotto commerciale procedono su piani diversi e richiedono criteri di valutazione differenti.

Il passaggio offre ai responsabili dei sistemi informativi un’indicazione utile. Un’impresa può mantenere attenzione, competenze e relazioni con l’ecosistema senza trattare la tecnologia come una piattaforma già pronta per entrare nei processi aziendali. La continuità della ricerca permette di seguire gli sviluppi, mentre la sospensione del prodotto riconosce che costi, tempi e prospettive di redditività non hanno ancora raggiunto un equilibrio sufficiente.

La motivazione economica pesa quanto quella temporale. NEC ritiene troppo elevato l’impegno finanziario richiesto per sviluppare una macchina proprietaria e troppo incerta la possibilità di renderlo redditizio nel medio periodo. La valutazione mostra che la maturità di una tecnologia enterprise dipende anche dalla struttura industriale necessaria a produrla, sostenerla e portarla sul mercato.

Una corsa globale con capacità di investimento diverse

La rinuncia di NEC si colloca in un mercato nel quale altri gruppi continuano a rafforzare la propria presenza. IBM e Nvidia mantengono alta l’attenzione sul quantum computing, mentre in Giappone Fujitsu e Hitachi risultano più avanti di NEC negli sviluppi recenti. La traiettoria del settore resta quindi competitiva, anche se i partecipanti non condividono gli stessi tempi, le stesse risorse e la stessa disponibilità a sostenere investimenti prolungati.

Anche la dimensione nazionale incide. Il Giappone prevede di destinare circa 65 miliardi di dollari al quantum computing entro il 2040. La cifra resta inferiore agli impegni attribuiti a Stati Uniti e Cina. La capacità di finanziare programmi lunghi diventa così una componente della competizione tecnologica, perché il percorso verso applicazioni pratiche può superare l’orizzonte ordinario dei piani industriali.

Le scelte dei grandi fornitori, la continuità dei programmi e la concentrazione degli investimenti possono cambiare il numero e il profilo delle opzioni che arriveranno sul mercato. Una tecnologia ancora lontana dalla diffusione generale espone inoltre le roadmap al rischio che alcuni progetti vengano rallentati, ridefiniti o interrotti prima di produrre un’offerta stabile.

I segnali da attendere prima di accelerare

Le ragioni indicate da NEC definiscono anche i segnali che possono rendere più credibile un’accelerazione. Il primo è la riduzione della distanza tra sperimentazione e uso pratico. Il secondo è la comparsa di prospettive di redditività più solide per chi sviluppa la tecnologia. Il terzo riguarda la continuità degli investimenti, necessaria per sostenere programmi che richiedono molti anni prima di produrre risultati commerciali.

La competizione tra gruppi giapponesi, statunitensi e cinesi continuerà a generare annunci e progressi. Per i responsabili IT, il compito è tradurre questi segnali in aggiornamenti della roadmap soltanto quando incidono sui tempi, sulle modalità di accesso e sulla possibilità di ottenere un risultato misurabile.

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