Fujitsu: l’innovazione possibile di imprese e società

Il top vendor giapponese mette in mostra a Monaco tutta la propria “artiglieria” di sistemi e soluzioni. Con i propri partner, verso una ridefinizione dei sistemi informativi delle imprese in una declinazione cloud, software defined, business defined e… human centric

Pubblicato il 05 Dic 2014

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Fujitsu: l’innovazione possibile di imprese e società

MONACO DI BAVIERA – Certo gli annunci ci sono stati: un nuovo tablet; una nuova tecnologia di autenticazione per la protezione degli accessi, dei dati e dei pagamenti basata sul riconoscimento della conformazione venosa della mano; un nuovo brand, Primeflex, sotto il quale vengono collocati gli Integrated Systems della società.

Tango Matsumoto, Executive Vice President e Head of Global Marketing Fujitsu

Di questi annunci ne parleremo più sotto, ma quello che al Fujitsu Forum 2014 di Monaco di Baviera è veramente emerso, forte e chiaro, è il messaggio strategico dell’azienda giapponese, il posizionamento di un vendor dalla lunga storia (nasce nel 1935 come fornitore di apparati di Tlc, nel 1954 presenta il suo primo computer) e dall’eccellenza tecnologica che sta alla base di un’offerta oggi tra le più ampie in assoluto: dagli smartphone fino al mainframe e al supercomputer per l’Hpc, l’High performance computing.

Su un paio di punti, Fujitsu, ha rimarcato in ogni occasione, durante il Forum dello scorso novembre, le proprie priorità: qualità della tecnologia e Human Centric Innovation (Hci).

Innovazione e business… “sostenibili”

Le due cose vanno a braccetto. E’ stato Tango Matsumoto, Executive Vice President e Head of Global Marketing Fujitsu a spiegare cosa siano e quale relazione esista tra questi due aspetti: “L’Hci è il nostro approccio alla trasformazione del business, un approccio che mette al centro la persona e il cambiamento sociale attraverso l’innovazione tecnologica”. E il top manager è andato oltre gli slogan. La sintesi del pensiero e della strategia del vendor giapponese è chiara: oggi è ormai tutto interconnesso, la produzione di dati è enorme (una self driving car genera 3,6 Terabyte di dati/ora; un motore di aereo 20 Tera di dati/ora); la nuova generazione di Internet, quella dell’Internet of Everythings, connetterà circa 50 miliardi di device entro il 2020 distribuiti tra sensori, computer e ogni altra “cosa”, compresi animali e persone. In questo scenario, sta accelerando oggi nelle aziende la corsa alla digitalizzazione di processi, prodotti e servizi, che Fujitsu vuole aiutare ad abilitare. “Questa è l’era degli innovatori – ha affermato Matsumoto – ma la creazione di nuove opportunità deve anche portare a un miglioramento nella vita delle persone”. Molto giapponese.

Significa che l’innovazione digitale si può applicare a settori che impattano molto sulla vita di tutti noi: Trasporti di nuova generazione, digitalizzazione della Sanità, nuovi sistemi di produzione, analisi ambientale, prevenzione di calamità naturali, nuovi materiali, agricoltura avanzata, scuola e nuovi modelli di education, ricerca su fonti alternative di energia, ecc.

Discorsi che sarebbero pura teoria se alla base non ci fosse, da parte Fujitsu, un’offerta di eccellenza, robustezza e performance tecnologica.

Fujitsu raggruppa oggi in tre macro classificazioni alcuni elementi della propria offerta: sotto People rientrano le proposte dell’azienda di soluzioni di mobility e di collaboration tra le persone. A Monaco, è stato presentato un nuovo tablet, lo Stylistic Q555, da 25,7 cm, per Windows 8 o 8.1, display Wuxga antiriflesso, touch screen, un’autonomia operativa delle batterie fino a 10 ore, tastiera opzionale, connessione 4G/Lte o 3G/Umts embedded in opzione, caratteristiche di security di livello enterprise con il lettore Smartcard anche contactless basato su tecnologia Nfc (Near Field Communication), oltre, sempre in opzione, il fingerprint reader con capacità di criptare i dati contenuti nei dischi Ssd

Information è invece l’area dei sistemi “high performance” per analizzare la complessità del business e del mondo che ci circonda, attraverso soluzioni di Big data management e sicurezza; Infrastructure sono invece tutte le soluzioni orientate all’evoluzione del data center, sia secondo il modello on premise sia cloud. Nel primo caso, storage, server, integrated systems sono “software defined”, cioè sistemi che attraverso una virtualizzazione spinta gestita via software, consentono flessibilità e facile configurabilità dei data center in risposta alle continue variabili del business.

Alla base la qualità tecnologica

Marcus Schneider, Senior Director product development group, Storage Service Platform Business, Fujitsu

Durante il Forum è stato annunciato Primeflex, un nuovo brand sotto il quale convergono gli Integrated Systems di Fujitsu. Queste configurazioni, specializzate per diversi workload, si compongono di server, storage e networking pre-integrati e pre-testati. Sono l’ultima wave tecnologica che i principali vendor oggi propongono al mercato per consentire ai dipartimenti It una più facile gestione dei sistemi, con risparmio di costi dovuti all’eliminazione di complesse attività di integrazione, fino ad oggi tutte rimaste “sulle spalle” degli utenti, tra i differenti sistemi stand alone. Rispetto al passato, il rischio di “lock-in tecnologico” è in teoria ridotto da componenti standard super performanti (Intel) e sistemi operativi open (quasi tutti ormai hanno l’opzione Linux).

Sotto il brand Primeflex le componenti server, Primergy (si celebra quest’anno il 20mo anniversario del brand di questi sistemi modulari, in configurazioni blade e rack, centrali nei progetti di virtualizzazione dei data center) o i mission critical Primequest, (i “gioielli” Fujitsu, sistemi open platform a base X86/Intel Xeon E7-8800 v2 per un high end computing, con sistemi operativi Linux e Windows, superfast I/O technology), i sistemi storage Fujitsu Eternus o quelli di NetApp, le connessioni Brocade, si integrano in “appliance” che indirizzano ad oggi, attraverso software Fujitsu e dei suoi partner, circa 20 differenti soluzioni di utilizzo: ad esempio Primeflex for SAP Hana, per una gestione di progetti Big data sfruttando la piattaforma di in memory computing per la real time analysis di SAP; Primeflex for Vmware Evo:Rail è invece un’appliance basata sui rack server Primergy Cx 400 in grado di gestire circa 100 macchine virtuali general-purpose o 250 macchine per VDI (Virtual Desktop Infrastructure) di medie dimensioni. La scalabilità avviene aggiungendo semplicemente appliance EVO:Rail supplementari. Primeflex for Hadoop, invece, è la soluzione indirizzata all’analisi big data basata su software open source. Ma si potrebbe continuare: Primeflex Cluster in a box, for SharePoint, for Lync, for Exchange, for Citrix Vdi, for Vmware vCloud, ecc,

Il passaggio verso il modello cloud, che le aziende stanno oggi affrontando, disegnando ambienti ibridi cloud-on premise per finalizzare meglio e sempre più velocemente l’erogazione di servizi “business value”, viene supportato da Fujitsu soprattutto per quanto riguarda l’Infrastructure as a service (Iaas). Sono circa 25 a livello mondiale, (compresi una decina in costruzione) i data center dedicati a servizi Iaas. Uno di questi è stato di recente aperto a Milano per erogare quello che Fujitsu definisce “Trusted Public Cloud”, perché pur basandosi su un modello public, vengono garantite alle aziende risorse on demand sia fisiche sia virtuali dedicate. Di fatto si tratta di un’infrastruttura cloud Iaas private hosted, all’interno della quale le aziende possono migrare le loro applicazioni fruendo così di un ambiente as-a service protetto e dedicato.

Open cloud e sistemi convergenti: i milestone

Proprio per parlare degli “snodi tecnologici” attorno ai quali si possa costruire oggi una necessaria flessibilità dei sistemi informativi, abbiamo incontrato due manager Fujitsu: Marcus Schneider, Senior Director product development group, Storage Service Platform Business e Jens-Peter Seick, Vice president product management and Development, Service Platform Business.

Jens-Peter Seick, Vice president product management and Development, Service Platform Business, Fujitsu

“Ciò che sta cambiando oggi in profondità le architetture It è senza dubbio il cloud. Insieme ai nuovi converged systems sta avendo un grande impatto sulle aziende nella loro necessaria trasformazione digitale dei propri processi, prodotti e servizi. La sfida, per gli staff It oggi, è riuscire ad avere la stessa agilità e costo delle soluzioni dei cloud provider. Ma è fondamentale mettere a punto soluzioni cloud che non ripetano la logica “a silos” sviluppatasi negli anni passati con le tecnologie proprietarie. In questo senso – sostiene il manager Schneider – centrale è Openstack, che sta radicalmente ridefinendo i livelli di interoperabilità del data center”. E’ un software open source per lo sviluppo e la gestione di piattaforme cloud pubbliche e private, al cui sviluppo concorrono oggi i principali vendor It e migliaia di sviluppatori di comunità open. Gestita dall’OpenStack Foundation, molti pensano che questa piattaforma sarà la base del futuro modello open cloud. Di fatto, le interfacce Openstack consentono oggi quantomeno di limitare il lock-in dei vendor.

It “fluido e flessibile”, business oriented

Se da un lato il modello open cloud può essere la prima grande trasformazione verso un It “fluido e flessibile”, sincronizzato con le variabili di business, l’altro milestone che da qualche anno sta affermandosi è quello dei converged systems. “La crescita incontrollata e casuale dell’It in una logica a silos ha portato a rigidità e a costi di integrazione insostenibili – dice Schneider. – E questa è la ragione principale per cui sono nati i converged systems, ma se non si standardizzano le architetture dei data center, anche con i converged systems crei ancora isole non integrate”. “Le infrastrutture It, da un lato – interviene Seick – e una domanda di business sempre più complessa, dall’altro, non possono continuare ad essere così distanti e talvolta conflittuali. Il nostro obiettivo, attraverso servizi che in Fujitsu stanno sempre più crescendo d’importanza, è proprio di ridurre questa distanza attraverso un corretto disegno infrastrutturale business oriented. Abbiamo una service organization suddivisa per settori industriali proprio per garantire un approccio verticale nel quale offrire specifiche competenze e soluzioni, ‘concept’ che includono servizi e tecnologie. Strutturare e gestire i data center secondo pillars tecnologici separati quali server, storage e networking – continua il top manager – non sarà sostenibile ancora a lungo. Soprattutto se si tratta di adottare nuovi paradigmi quali cloud e big data per esempio, per rispondere ai nuovi digital business. Il modello concettuale Software defined – continua Seick – non consente ambienti It a silos. Il software defined storage, networking, server, tutto il data center software defined, propone invece una nuova dimensione di sistemi; è una struttura integrata e facilmente gestibile. Insieme alla scelta cloud si potranno così disegnare ambienti It finalmente in grado di riconfigurarsi dinamicamente in rapporto alle numerose variabili del business di oggi e di domani”.

Non dimenticando, aggiungiamo noi, la “declinazione” di valori della giapponese Fujitsu: qualità, human needs e vision di medio-lungo termine. Perché, come ha detto Matsumoto al Forum: ”Our business is to help make the world a better place”.

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