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Mobile banking e Fintech cambiano il Finance: ecco la banca del futuro

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Mobile banking e Fintech cambiano il Finance: ecco la banca del futuro

20 Set 2018

di Valentina Bucci

Il ruolo centrale dell’identità digitale dei clienti, dell’analisi dei dati e delle partnership, Mobile banking, neo-bank, Fintech e altri fenomeni emergenti stanno trasformando il mondo del finance generando un ecosistema interconnesso con cui le banche, oggi e ancor più domani, devono riuscire a dialogare, trovando nuovi modelli di business.

Da un lato internet ha aperto le porte all’evoluzione delle banche tradizionali verso un modello di banca digitale che mira, attraverso una serie di servizi sempre più orientati alla mobilità (il filone del mobile banking), a migliorare l’esperienza dei clienti; studi sempre sempre più attenti delle loro abitudini, servizi anytime anywhere per rispondere alle loro esigenze, azioni proattive per intercettare eventuali desiderata. Dall’altro la nascita delle neo-banks e del Fintech ha creato attorno alle banche tradizionali un ecosistema fatto di attori nuovi con cui è diventato necessario aprire un dialogo, attivare partnership, lavorare su piattaforme e servizi condivisi.

Il White Paper di Oracle “Banking in the Connected World” ci consente di entrare nel merito di questi trend per capire come sta cambiando il settore Finance bancario e che modelli ispireranno “la banca del futuro”.

Centralità dell’identità digitale

Come accennato, per le banche la trasformazione digitale si è tradotta in una rivoluzione che ha trasformato i processi aziendali (ottimizzati, standardizzati, riorientati su priorità nuove) e ridefinito completamente l’experience dei clienti. Nasce il modello di banca digitale e – mentre si affacciano sul mercato “neo-banche” e Fintech (di cui poi tratteremo) – si diffonde mobile banking (Figura 1) e banking applications attraverso applicazioni specializzate in servizi bancari come, per nominarne alcuni tra i tanti, pagamenti da persona a persona, apertura di nuovi conti corrente, monitoraggio crediti, bill payment, localizzazione bancomat.

grafico che mostra le interazioni sempre più mobile dei clienti
Figura 1 – Sempre più le interazioni dei clienti passeranno dal canale mobileFonte: Oracle da studio CCIA Channel Impact

La competitività sempre più si gioca sulla capacità di tenere il cliente e le sue esigenze al centro di ogni nuovo servizio. Ed è questo il primo elemento essenziale da focalizzare come caratterizzante il processo di cambiamento del settore bancario: la centralità dell’identità digitale. Come specifica il paper: “La banca del futuro dipenderà totalmente dall’identità digitale dei suoi clienti e dalle loro interazioni con la banca stessa”; sempre più sarà fondamentale l’analisi dei dati relativi al comportamento degli utenti, alle loro interazioni, al contesto, soprattutto derivati dal mondo mobile: “Il mobile – citiamo ancora il documento – ha la maggiore influenza nella creazione dell’identità digitale dei consumatori e in un mondo iper-connesso come quello attuale risulta uno strumento vantaggioso sia per la banca sia per il consumatore. […] L’identità mobile diventerà sempre più per i consumatori il punto di accesso principale ai servizi legati al mondo banking, retail, del trasporto, e di molti altri ambiti, servizi a cui si potrà accedere da uno smartphone in qualsiasi momento e da qualsiasi parte del mondo”. L’obiettivo per la banca diventa dunque perfezionare questi servizi definendo un’experience personalizzata – multi-canale, senza soluzione di continuità- basata su identità digitali in costante evoluzione e sfruttando l’intelligenza artificiale per anticipare il cliente attraverso azioni proattive.

grafico che mostra le Tecnologie su cui le banche pianificano di investire
Figura 2 – Tecnologie su cui le banche pianificano di investireFonte: Oracle da studio Pwc

Nella Figura 2, l’alta predisposizione delle banche a investire in tecnologie riguardanti l’analisi dei dati, la mobility, l’intelligenza artificiale, racconta proprio di questi cambiamenti.

Ecosistemi interconnessi

Ma la sfida in termini di competitività per le banche è anche più complessa se si considera il sorgere delle realtà Fintech: le banche non sono più gli unici attori a fornire prodotti e servizi finanziari; esiste un’alternativa Fintech per quasi tutti i prodotti e servizi bancari, e secondo il World Retail Banking Report 2017, pubblicato da Capgemini in collaborazione con Efma-Executives Finance Management Association (un’organizzazione non-profit fondata da banche e compagnie assicurative che ha come obiettivo facilitare il networking tra decision-makers), sul piano della customer experience, le Fintech tendenzialmente vincono sulle banche tradizionali. Emerge dunque un ecosistema finanziario nuovo con cui “fare i conti”: l’interconnessione che si sta generando tra le banche e questi nuovi attori è un altro elemento fondamentale che secondo il Whitepaper sta caratterizzando il processo di cambiamento del settore bancario, e su cui qui ci soffermiamo.

Ciò che alle banche è risultato progressivamente più evidente, è che non sarebbe stato possibile semplicemente contrapporsi a queste “nuove forze”; il modello più vantaggioso passa dalla collaborazione e dalla creazione di nuove partnership. Lo dicono i numeri: secondo il rapporto Hyper Finance 2017 di Simmons & Simmons, il 48% delle società bancarie ha dichiarato di aver scelto di collaborare con le aziende Fintech per migliorare le loro capacità di innovazione digitale. Secondo la ricerca DeNovo di PwC, l’82% delle organizzazioni finanziarie tradizionali ha lavorato, da un lato per aumentare la collaborazione con le aziende Fintech nei prossimi 5 anni e quasi il 50% di queste stesse organizzazioni, sempre entro i prossimi 5 anni, sta pianificando di acquisire startup Fintech. In sostanza, anche se le banche tradizionali possono creare piattaforme tecnologiche, prodotti e servizi simili a quelli offerti dalle società Fintech, scelgono di puntare sulle partnership. Le ragioni sono svariate, perlopiù legate al tempo che è necessario investire per sviluppare internamente competenze e capacità digitali, all’alta competitività delle banche rivali che, collaborando con le società Fintech, già stanno servendo il mercato, all’alta qualità dei servizi delle Fintech che non è semplice riproporre. Iniziative come la PSD2 (Second Payment Services Directive), che favorisce la relazione tra banche e Fintech, rappresentano un ulteriore stimolo.

Il ruolo delle Api

Le Api svolgono un ruolo fondamentale nella formazione delle partnership tra banche e terze parti. Nell’ecosistema iperconnesso che si sta delineando, rappresentano infatti il “mezzo di comunicazione” tra le applicazioni software e dunque uno strumento fondamentale per lo sviluppo di soluzioni bancarie innovative (la Figura 3 sintetizza i vantaggi ottenibili dalla collaborazione tra banche e Fintech, sviluppata sfruttando appunto le potenzialità delle API).

Grafico che mostra La collaborazione tra banche e Fintech sostenuta dalle Api
Figura 3 – La collaborazione tra banche e Fintech sostenuta dalle Api Fonte: Capgemini Financial Services Analysis, 2017

Oltre alle “Api private” (utilizzate dalle banche tradizionali per facilitare il flusso di dati per le loro operazioni interne) e alle “API partner” (Api altamente customizzate che consentono processi bancari tra più entità bancarie, utilizzate quando viene stabilita, tramite accordi di partnership, una stretta integrazione tra applicazioni di banche e terze parti), hanno un ruolo essenziale le “Open API”, ovvero API rese liberamente disponibili a terze parti che non hanno firmato alcuna forma di partnership con la banca.

Nuovi modelli di business

Quali sono dunque i nuovi modelli di business a cui può orientarsi la “banca del futuro”? Selezionando dall’elenco proposto dal Paper:

  • “App Market” – In questo modello, le banche espongono i loro dati a sviluppatori di terze parti tramite open API e si accordano con queste terze parti sul piano commerciale: la banca può addebitare agli sviluppatori dei costi ogni volta che si verificano le “chiamate” alle API, oppure gli attori coinvolti possono compartecipare, stabilendo dei termini, alle entrate derivate dal servizio sviluppato.
  • Distributor” – In questo modello, le banche collaborano con terze parti per integrare i loro prodotti con i propri o per ridistribuire direttamente il prodotto di terzi attraverso i propri canali; possono anche diventare fornitori di altre banche o istituzioni finanziarie, divenendo a loro volta “third party provider” per qualche specifico prodotto o servizio. Si tratta di un modello grazie a cui la banca riesce ad acquisire nuovi clienti, oltre che una quota dei ricavi – stabiliti attraverso accordi di partnership – derivati dalla distribuzione dei servizi di terze parti.
  • “Platform” – In questo modello, la banca offre una piattaforma bancaria aperta, esponendo le proprie Api ad altre istituzioni e dando loro sostanzialmente il permesso di sviluppare, collaborare e servire i propri clienti. Il beneficio è, sia per le banche che per le terze parti, quello di far emergere – grazie a questo sforzo collaborativo – offerte di prodotti potenziate e una distribuzione migliore, nonché di far parte di un ecosistema finanziario che promuove l’innovazione. Questo modello mette davvero al centro l’utente che rimane “proprietario” del proprio account e, connettendosi alle piattaforme, può individuare i servizi di cui ha bisogno per migliorare la propria “vita finanziaria” (es. gestione delle finanze personali, pagamenti delle bollette, investimenti, rendicontazione delle spese, ecc.) scegliendo tra più applicazioni di più società. Il modello sembra offrire il miglior percorso verso una crescita sostenibile e ad alto profitto.

Le banche possono anche tentare di continuare secondo un modello tradizionale, creando e gestendo in autonomia i propri prodotti, servizi e canali di consegna; non sarà però semplice rimanere competitivi nell’ecosistema finanziario che si sta generando e soprattutto soddisfare le richieste dei propri clienti quando la concorrenza nel mercato delle open Api inizierà ad aumentare.

Valentina Bucci
Giornalista

Giornalista pubblicista, per ZeroUno scrive dei cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo alle imprese sul piano tecnologico, organizzativo, culturale e segue in particolare i temi: Sicurezza Informatica, Smart Working, Collaboration, Big data, Iot. Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza (Università di Ferrara), laurea specialistica in Culture Moderne Comparate (Università di Bergamo).

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