Economia circolare, cosa ne pensano i consumatori

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Economia circolare, cosa ne pensano i consumatori

Secondo il Capgemini Research Institute la consapevolezza dei consumatori in merito all’economia circolare sta aumentando, ma le organizzazioni non stanno facendo abbastanza per fornire comodità, accessibilità, convenienza e informazioni necessarie

06 Dic 2021

di Redazione

Fino al 72% dei consumatori adotterebbe pratiche di economia circolare, ma le organizzazioni non stanno facendo abbastanza per fornire comodità, accessibilità, convenienza e informazioni necessarie. Questo, in sintesi, quanto emerge dall’ultimo report del Capgemini Research Institute, Circular economy for a sustainable future: How organizations can empower consumers and transition to a circular economy (indagine che ha coinvolto quasi 8.000 consumatori a livello globale).

Nello studio si legge, inoltre, che sono più di sette su dieci i consumatori che vogliono adottare pratiche come ridurre i consumi complessivi (54%) e conservare e riparare i prodotti per aumentarne la durata (70%).

Contrariamente al modello lineare “prendere, produrre, gettare”, l’economia circolare è rigenerativa e mira a separare gradualmente la crescita dal consumo di risorse finite.

Per i consumatori questo significa comprare prodotti durevoli, riciclabili o fatti con materiali riciclati, utilizzarli a lungo attraverso manutenzioni e riparazioni efficaci, e minimizzare i rifiuti generati al termine del loro ciclo di vita. Per le aziende significa invece intraprendere azioni come sviluppare prodotti e modelli di business che non producano rifiuti, ridurre l’uso di materie prime e prevedere la restituzione o il recupero di prodotti e imballaggi.

Con l’aumento della consapevolezza sul tema dei rifiuti e dell’esaurimento delle risorse, cresce anche il desiderio da parte dei consumatori di adottare pratiche di consumo consapevole. Tuttavia, quasi il 50% di loro è convinto che le organizzazioni di tutti i settori non stiano facendo abbastanza per riciclare, riutilizzare e ridurre i rifiuti, mentre il 67% si aspetta che le organizzazioni siano maggiormente responsabili quando pubblicizzano i prodotti, senza incoraggiarne un consumo eccessivo.

Precedenti studi di Capgemini mostrano che le organizzazioni faticano a intraprendere azioni concrete legate a pratiche di economia circolare, malgrado i consumatori si rivolgano sempre di più a quelle che lo fanno.

Questo accade in particolare in ambiti dove la consapevolezza dei consumatori è maggiore, come i rifiuti alimentari e quelli di plastica.

Per esempio, il 44% dei consumatori ha aumentato la propria spesa negli ultimi 12 mesi verso aziende alimentari che si impegnano nel riciclo, nel riutilizzo e nella riduzione dei rifiuti, mentre il 40% lo ha fatto per i prodotti legati alla cura della persona e della casa.

Man mano che i consumatori passano dall’interesse per la sostenibilità all’azione concreta, le aziende devono prestare maggiore attenzione alle pratiche circolari nella progettazione dei loro prodotti, investendo di più in questo settore.

I consumatori sono attualmente limitati nelle loro scelte da questioni di praticità, accessibilità e costo. Tre su cinque (60%) citano la mancanza di informazioni sufficienti (come origine, riciclabilità e percentuale di contenuto riciclato) sulle etichette dei prodotti tra i motivi che impediscono di intraprendere azioni circolari positive.

Il 55% sostiene che i costi elevati siano un ostacolo alla riparazione dei prodotti, mentre più della metà (53%) dichiara di non voler scendere a compromessi sulla comodità. Questa è una conseguenza inevitabile del boom dell’e-commerce degli ultimi 10 anni, i cui principali attori hanno alzato gli standard dei consumatori offrendo servizi convenienti a basso costo, come la consegna il giorno successivo o addirittura il giorno stesso.

Nonostante gli sforzi normativi per estendere la durata di vita dei prodotti, come l’iniziativa UE per il cosiddetto “diritto alla riparazione”, anche le imprese devono impegnarsi su questo fronte.

Attualmente, gli approcci di consumo circolare si concentrano principalmente sulla fase post-utilizzo, con il 58% dei consumatori che dichiara di separare e smaltire i rifiuti alimentari dopo l’uso, ma solo il 41% di comprare cibo con un imballaggio minimo, sottolineando la scarsità di opzioni effettivamente disponibili. Lo smaltimento responsabile è fondamentale per l’economia circolare, ma bisogna fare di più per produrre meno rifiuti.

“L’economia circolare è fondamentale per una crescita sostenibile. I consumatori stanno già facendo scelte più ecologiche, ma hanno a disposizione solo quello che viene loro offerto: le organizzazioni devono invece rendere sostenibile l’intero ciclo di vita dei prodotti. Le aziende di maggior successo saranno quelle in grado di effettuare una profonda trasformazione in 3 ambiti: ridurre al minimo l’impatto dei loro prodotti e servizi esistenti, svilupparne di nuovi contemplando i principi di circolarità fin dalle fasi di progettazione e reinventare le loro operation secondo i nuovi modelli di business sostenibili. Queste aziende diventeranno leader nei rispettivi mercati e beneficeranno di un solido rapporto di fiducia e fedeltà con i consumatori: in un contesto di sostenibilità, l’economia circolare è un investimento per il business del futuro” ha affermato Alessandro Kowaschutz, CPRD & EUCS Director di Capgemini in Italia.

Il report ha identificato alcune azioni cruciali che le imprese devono adottare per implementare iniziative di economia circolare quali, adottare i principi del design circolare; ripensare radicalmente i modelli di business; ripensare le catene del valore in modo da “chiudere il cerchio”; favorire l’adozione di pratiche circolari da parte dei consumatori; organizzarsi per sostenere la transizione verso una maggiore circolarità; usare le tecnologie emergenti per promuovere l’economia circolare; collaborare per accelerare i progressi in questo ambito.

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Redazione

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