Internet Exchange Point, pedine strategiche per rendere Internet un posto migliore

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Internet Exchange Point, pedine strategiche per rendere Internet un posto migliore

Sono garanzia di qualità e affidabilità del traffico, ma contribuiscono anche a limitare i danni in caso di attacchi DDOS. Quando arrivano su un territorio ne favoriscono lo sviluppo locale, ma sono un’infrastruttura importante anche dal punto di vista internazionale. In uno scenario in cui un Internet globale, non controllato ed efficiente è sempre meno scontato, gli Internet Exchange Point cominciano a comparire per quello che sono: cruciali, strategici e sempre più necessari. Ecco perché, dopo Milano e Roma, Namex ne apre uno a Bari.

10 Mag 2022

di Marta Abba'

Incontro tra due mondi, quello dei content provider e quello degli access provider, l’Internet Exchange Point (IXP) è sempre più noto anche se è da anni che svolge il suo lavoro. Questo perché ottimizzare qualità, affidabilità e sicurezza del traffico tra chi cerca i contenuti e chi li eroga oggi è diventato più sfidante e solo marginalmente a causa della pandemia. Se i lockdown hanno infatti portato a una crescita di utenti, teleconferenze e contenuti video, già in precedenza era in atto una ben più potente evoluzione tecnologica.

“Ora i video sono in 4K e arriveranno presto a 8K, l’ADSL in molte case ha lasciato il posto al Fiber to the Home (FTTH). Aumentano sia la qualità dei contenuti sia la disponibilità di banda dell’utente finale. Per tenere il passo saranno necessari sempre più Internet Exchange Point: qualche anno fa ne bastava uno per Paese, oggi anche due sono pochi, soprattutto nella lunga e stretta Italia” spiega Maurizio Goretti, CEO di Namex, il principale hub Internet dell’Italia centrale e meridionale, neutrale e no profit.

Internet Exchange Point e sicurezza: meni danni dai DDOS

Le dirette sportive on demand, l’industria del game e degli e-sport sono oggi le vere e proprie killer application per gli IXP. Questi hub però giocano un ruolo ancora più cruciale nella sicurezza, rendendo meno vulnerabile la rete e limitando i danni dei sempre più frequenti episodi di cybercrime. Se non prevedessero la ridondanza per definizione, sarebbero considerati a pieno titolo delle infrastrutture critiche.

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Maurizio Goretti, CEO di Namex

“In caso di episodi di hackeraggio, soprattutto di tipo DDOS, gli Internet Exchange Point possono attuare contromisure per ridurne l’impatto innescando virtuosi meccanismi collaborativi. Se un sito viene attaccato, grazie a un meccanismo di blackholing si intercetta tutto il traffico a esso diretto che passa da IXP (circa il 15-20%) e lo si neutralizza limitando i danni” spiega Goretti. Con questo tipo di intervento tutto il traffico verso il sito attaccato viene bloccato ma vi sono anche servizi detti “lavatrice” in grado di salvare quello legittimo. Non è più l’IXP a erogarli ma alcuni provider che fanno parte del suo ecosistema e che li offrono agli altri membri.

A Bari un nuovo IXP, pedina strategica per tutto il Mediterraneo

In un’epoca in cui le guerre si combattono nella rete oltre che sul territorio, questa funzionalità degli IXP diventa più che mai importante. Nel conflitto tra Ucraina e Russia si sono verificati attacchi DDOS anche prima delle bombe, diffondendo una maggiore consapevolezza dei pericoli nella rete legati alla geopolitica. Oltre alla sicurezza, l’attuale situazione ha messo in discussione anche i collegamenti Internet internazionali, spesso dati per scontati. Non lo sono per via di decisioni politiche, a volte, ma anche per ragioni tecnologiche ed è necessario migliorare sempre di più le infrastrutture per garantire un mondo sempre connesso in modo efficiente e sicuro.

L’apertura di un nuovo Internet Exchange Point a Bari rappresenta da questo punto di vista un piccolo grande passo avanti, strategico soprattutto per il centro e il sud Italia. Non è un caso che Namex abbia scelto questa città: vi passano infatti i cavi sottomarini per collegamenti internazionali diretti con Albania, Grecia, Israele e Singapore. “Alcuni non ‘fanno tappa’ a Bari, per ora, ma l’obiettivo di Namex nei prossimi anni è far sì che vi si fermino prima di raggiungere Milano. Ci sono sempre più servizi che richiedono bassa latenza, questo può essere il momento giusto e porterebbe molti vantaggi al tessuto imprenditoriale e sociale attorno all’hub” racconta Goretti.

Anche sul piano nazionale, i benefici di questa nuova infrastruttura sono importanti. Contribuendo a una migliore distribuzione del traffico regionale, Namex Bari rappresenta una grande opportunità per tutti gli Internet service provider locali. Questi soggetti sono qualche centinaio in tutta Italia, ma rappresentano il 10% del mercato. “Non sono da trascurare” afferma Goretti annunciando entro giugno un content provider “big” a disposizione di quella decina presente a Bari. “E’ il primo, la dinamica è stata appena innescata ma il posto è quello giusto per creare un impatto indiretto sul territorio. Ora serve coltivare relazioni che portino valore”.

Namex in Albania per rendere Internet un posto migliore

Oltre ad avviare l’IXP di Bari, nei prossimi mesi Namex investirà energie anche su quello di Roma. Da città come Francoforte, Amsterdam e Londra il traffico internazionale si sta spostando sempre più a Sud e ora tocca all’Italia cogliere questa opportunità. Secondo Goretti “dobbiamo portare sul territorio tutti gli attori necessari per permettere una crescita di Internet veloce e sana”. Questo vale soprattutto per una capitale che ha bisogno di evolvere e Namex, già presente in tre punti, aumenterà il proprio impegno per soddisfare quei content provider internazionali che chiedono sempre di più.

Come consorzio member-based, senza fini di lucro, Namex sta contribuendo anche all’evoluzione digitale dell’Albania, troppo lenta nell’uscire da sola da una logica monopolistica che in questo ambito rischia di frenarla. In collaborazione con RASH (Academic Network of Albania) e Internet Society, ha infatti lanciato attraverso una iniziativa a fondo perduto il primo Internet Exchange Point del Paese, a Tirana: l’ANIX (Albanian Neutral IXP).

“L’obiettivo è favorire il traffico Internet e portare servizi wholesale all’ingrosso a livello europeo. Lo scorso anno è arrivato il primo content provider importante, Facebook, e ora ci sarà anche il primo provider internazionale che fornisce servizi con costi di un mercato europeo. Questo avrà un forte impatto sugli Internet service provider locali e, indirettamente, anche sui cittadini albanesi. Ma non solo”. Goretti, infatti, spiega che con l’IXP di Tirana il cerchio si chiude grazie a un cavo sottomarino che lo collega a Bari. “E’ un esempio di come gli hub possono fare rete sia con altri hub che con i service provider, per rendere Internet un posto migliore”.

Migliore significa “non esclusivo e non censorio”, secondo Goretti, ed è per questo che si trova in forte disaccordo con la scelta dell’Europa di ostacolare il traffico dei siti di propaganda Russa. “Trovo profondamente sbagliato rispondere all’atteggiamento russo con una modalità molto simile. Il valore di Internet sta nel suo essere libero, distribuito e non controllato centralmente. Nell’ambito dei contenuti legali, è sempre l’utente che deve decidere”.

All’idea che la Russia voglia tagliare i ponti con il resto del mondo, realizzando la sua rete alternativa, il pensiero di Goretti va verso i cittadini e le imprese russe: “vorranno davvero rinunciare a tutti i contenuti di altri Paesi e ad altri punti di vista? Lo vedremo, ma l’Europa deve fare tutto il possibile perché la Russia non si isoli. Limitando i suoi contenuti, invece, la incoraggia. Internet è nato per essere non controllato, così lo si condanna a morte”.

Marta Abba'

Giornalista

Laureata in Fisica e giornalista, per scrivere di tecnologia, ambiente e innovazione, applica il metodo scientifico. Dopo una gavetta realizzata spaziando tra cronaca politica e nera, si è appassionata alle startup realizzando uno speciale mensile per una agenzia di stampa. Da questa esperienza è passata a occuparsi di tematiche legate a innovazione, sostenibilità, nuove tecnologie e fintech con la stessa appassionata e genuina curiosità con cui, nei laboratori universitari, ha affrontato gli esperimenti scientifici.

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