Sicurezza Pc e mobile: G Data all’insegna di qualità e ‘price per value’ | ZeroUno

Sicurezza Pc e mobile: G Data all’insegna di qualità e ‘price per value’

pittogramma Zerouno

Sicurezza Pc e mobile: G Data all’insegna di qualità e ‘price per value’

Arrivano le nuove versioni 2013 delle linee di prodotto G Data: più licenze disponibili allo stesso prezzo e nuove licenze per il mondo mobile. Guardando al futuro i manager dell’azienda avvertono: “Attacchi sempre più legati alle app scaricabili da dispositivi mobili e in arrivo anche gli attacchi diretti all’uomo sfruttando l’Internet delle cose”.

26 Apr 2012

di Rinaldo Marcandalli

Fabrizio Testa (nella foto), country manager italiano di G Data, ne tratteggia con orgoglio la parabola di crescita: “Una storia di venticinque anni in cui G Data è stata tra i pionieri nella sicurezza informatica, col primo antivirus ad interfaccia grafica realizzato nel 1990 per Dos e poi Windows”, afferma Testa sottolineandone anche “l’espansione sul mercato a partire dalla fondazione, nel 1985 a Bochum (Germania), fino ad una strutturazione con 300 dipendenti e una presenza in 60 Paesi”.

Ma i riflettori si accendono sui recentissimi annunci delle nuove linee di prodotto: Antivirus 2013 (prodotto base, semplice e intuitivo), Internet Security 2013 (protezione avanzata per attività di rete) e Total Protection 2013 (protezione completa con backup dei dati, noto finora come Total Care). La fascia di costi resta dai 29,95 ai 49,95 euro, ma migliora il ‘price per value’: la licenza vale per due Pc e non più solo per uno com’era in precedenza; in più si guarda alla sicurezza in ambito mobile. Per ciascuno dei tre prodotti della suite è previsto il supporto per i device mobili (inizialmente limitato ad Android): con 10 euro in più si acquistano una ulteriore licenza Pc e due licenze per il mobile (arrivando così ad un pacchetto di tre licenze Pc e due mobile).

Sul piano tecnologico, col passaggio dalla versione 2012 alla 2013 in tutti e tre i prodotti G Data diventano standard funzioni come il file d’installazione multilingua o la scansione automatica a computer inattivo (idle scan). Ma è la tecnologia Bankguard su cui Testa si sofferma: “Un modulo plug-in nei vari browser (Explorer, Chrome, Firefox, Safari) che controlla se qualcuno intercetta la comunicazione in chiaro nel Client prima che questa venga criptata nel browser, una finestra temporale risultata a rischio anche in sistemi protetti da una Transport Layer Security (protocollo crittocrafico – il predecessore è l’Sll – Secure Sockets Layer – che permette una comunicazione sicura dal sorgente al destinatario, cioè end-to-end, su reti Tcp/Ip – ndr).

“I differenziatori importanti per i software di ‘background’ come quelli di sicurezza, vanno ricercati nel lavoro giornaliero di qualità”, dice Testa che porta alla luce i risultati della classifica delle “detection rate” dei principali software antivirus, rilasciata il 7 aprile da AntiVirus Comparatives (l’ente europeo di test di software antivirus)”. “G Data col 99,7% è in cima alla lista della capacità di rilevamento malware”, rivela Testa. “Avira, Kasperski, Sophos, FSecure, Panda, McAfee, Fortinet, Escan, Webroot seguono con rate decrescenti dal 99,4% al 98,2%. Il trend poi è di progressivo allargamento dello spread fra i primi dieci; la qualità conta sempre più”.

Il security evangelist di G Data, Eddy Willelms (nella foto), in un affascinante intervento conclusivo ha fatto un po’ di “futurologia prossima”. “Esploderà l’aggiornamento dei dispositivi mobile col diffondersi non tanto della base Ios (la cui fonte di sviluppo è pur sempre solo Apple), quanto di Android che ha sviluppatori diversi tipo Samsung, Hdc Hyundai, Lg Electronics, e gli stessi service provider”, sostiene Willelms. “Arriva il malware basato su java a 64 bit e non più solo sui 32”, sottolinea l’evangelist di G Data che aggiunge: “Il futuro è fatto di malware ‘drive-by-download based’, iniettato in programmi e App da scaricare. Gli attacchi saranno sempre più dipendenti dal comportamento umano all’interno dei social network. E con i primi Rfid inseriti nel corpo umano o in protesi, spuntano gli attacchi virali che dai chip si propagano all’uomo”.

Rinaldo Marcandalli

Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

Sicurezza Pc e mobile: G Data all’insegna di qualità e ‘price per value’

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    LinkedIn

    Twitter

    Whatsapp

    Facebook

    Link

    Articolo 1 di 3