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La definizione della Data Governance, il primo passo per la ‘visione unica della realtà’

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La definizione della Data Governance, il primo passo per la ‘visione unica della realtà’

04 Ott 2010

di Giampiero Carli Ballola

Cos’è la data governance? Trasformare i big data che confluiscono nei Sistemi Informativi in modo d’avere la conoscenza ‘unica e vera’ di ciò che è avvenuto e avviene in un’impresa e all’esterno di essa è un processo che assorbe importanti risorse umane, economiche e tecnologiche ed è tanto più complesso e oneroso quanto più i dati di partenza provengono da fonti diverse, con diversa struttura. È dunque indispensabile integrare questi dati in modo da ottenere informazioni (e conoscenza) di valore molto superiore a quello che possiamo trarre dai dati dei singoli comparti. Da tutto ciò si evince la definizione di Data Governance che non è una tecnologia, ma un insieme di strategie, processi e regole che consentono di trattare e valorizzare i dati

Il patrimonio informativo di una qualsiasi organizzazione, cioè l’insieme delle informazioni relative a tutte le operazioni che fanno parte o influenzano la sua attività, degli oggetti (prodotti e servizi) ai quali queste si applicano e dei soggetti (clienti, fornitori, partner…) che a vario titolo vi partecipano, è, insieme alle persone e ai mezzi finanziari, l’asset di maggior valore di cui si possa disporre. E anche, dei tre, il più difficile da creare e gestire.
Trasformare i big data, la massa di dati che con flusso praticamente continuo confluisce nei Sistemi Informativi in modo d’avere la conoscenza ‘unica e vera’ di ciò che è avvenuto ed avviene in un’impresa (e anche al suo esterno, se possibile) è un processo che assorbe importanti risorse umane, economiche e tecnologiche ed è tanto più complesso e oneroso quanto più i dati di partenza provengono da fonti diverse, con diversa struttura. Ma è proprio il basarsi su dati di fonti diverse ciò che dà valore all’informazione, fondendo in un’unica visione i punti di vista che di uno stesso evento hanno i diversi attori. Se riusciamo a integrare (per fare un facile esempio) dati relativi a produzione, vendite e amministrazione-finanza è chiaro che abbiamo informazioni (e conoscenza) di valore molto superiore a quello che possiamo trarre dai dati dei singoli comparti.

La definizione di Data Governance: non una tecnologia, ma un insieme di strategie

È da questa constatazione che nasce il concetto di Data Governance, che si può definire come l’insieme delle attività volte a gestire persone, processi, metodologie e tecnologie dell’informazione al fine di realizzare un costante e corretto trattamento di tutti i dati che  abbiano importanza per un’organizzazione. In pratica, la maggior parte dei progetti di Data Governance dei big data punta a standardizzare la definizione dei dati da parte delle diverse funzioni aziendali, a stabilire regole di accesso e d’uso comuni e a identificare i soggetti coinvolti definendone le responsabilità. Pertanto, anche se la Data Governance (o meglio la big data governance) comprende l’uso di strumenti di Data Quality, non è una tecnologia, ma un insieme di strategie, processi e regole da definire a monte dell’utilizzo dei dati, allo scopo appunto di esercitare un fattivo controllo sui processi e sui metodi usati dagli amministratori per prevenirne gli errori e per suggerire gli interventi necessari a risolvere i problemi creati da dati di scarsa qualità.
Il primo vantaggio dato dalla Data Governance è, evidentemente, quello di permettere ai cosiddetti ‘knowledge workers’ (che, ricordiamo, non sono solo decisori ma incominciano a comprendere dipendenti con mansioni operative e costituiscono una parte sempre più ampia della forza-lavoro) di accedere e condividere informazioni fornite da applicazioni e database diversi e di poter contare su dati di qualità. Insomma: di fare meglio il loro lavoro. Ma un efficace governo e controllo dei dati ha anche importanti effetti sulla sicurezza, con riduzione dei rischi derivanti dalle operazioni e dall’eventuale mancata osservanza di leggi e normative. E, come vedremo in dettaglio in un altro articolo, ha effetto anche sul Business Process Management. Infatti, dovendosi realizzare processi di gestione dati (sui quali si basano tutti i processi di business) standardizzati e ripetibili, si stabiliscono linee guida e parametri atti a valutare sviluppo, gestione e prestazioni dei processi stessi.

Come sviluppare un progetto di big data governance

Un sistema di Data Governance si struttura su tre livelli.

  • Al livello più basso si trovano gli strumenti tecnologici per l’Etl e la Data Quality. Le attività inerenti riguardano la funzione It, supportata però da responsabili del business, e sono finalizzate a garantire la qualità dei dati. Si devono raccogliere e confrontare le relative regole rimediando ad eventuali sovrapposizioni,  lacune e incongruenze.
  • Al livello intermedio vi sono le funzioni per il monitoraggio delle regole di Data Quality e dei modelli relativi alla compliance normativa. Gli utenti sono gli uomini del business e pertanto si tratta di soluzioni di uso intuitivo, che non richiedono competenze informatiche e possono prevedere regole e modelli predefiniti.
  • Al livello superiore, infine, vi sono le funzioni di gestione e valutazione dei processi di controllo della qualità dei dati, per controllare gli scostamenti rispetto ai parametri stabiliti. Qui vanno definiti ruoli e responsabilità degli operatori, nonché i piani di azione previsti per la correzione degli errori, con definizione di tempistica e modalità di intervento.

La realizzazione di un progetto di big data governance è di solito affidata a un gruppo di lavoro formato da persone fornite di esperienza e competenze diverse in grado di seguire i vari aspetti del problema. Tipicamente, il team comprende data administrator e uomini della funzione It, ma anche responsabili delle linee di business e di altre funzioni aziendali, capaci di valutare i problemi da affrontare. Definire gli aspetti organizzativi diventa quindi fondamentale e nei gruppi di lavoro più numerosi e complessi occorre intervenire, prima di tutto, sull’organizzazione aziendale, eventualmente istituendo presso la funzione It degli uffici e delle figure responsabili delegate allo scopo.

 

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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