Virtual Data Center, per Retelit è una questione di Region

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Virtual Data Center, per Retelit è una questione di Region

Con un network in fibra di oltre 16mila chilometri e sei Cloud Region, Retelit offre un servizio di Virtual Data Center basato su VMware che copre l’intero territorio italiano, per consentire alle aziende di avere a disposizione sempre le giuste risorse computazionali e di rete

11 Feb 2022

di Redazione

Una copertura di tutto il territorio italiano con un’efficiente connettività in fibra a bassa latenza con connessioni che arrivano fino a 100Gbit/s e sei Cloud Region distribuite sul territorio nazionale pensate per soddisfare le diverse necessità dei clienti. Questo è, in estrema sintesi, quanto offre il servizio di Virtual Data Center (VDC) di Retelit, che è parte della proposta di prodotti cloud dell’azienda. VDC si indirizza principalmente ad aziende che hanno una predilezione per il mondo VMware.

Le 6 Cloud Region nascono da una serie di acquisizioni compiute dall’azienda negli ultimi anni, su tutte quelle di Brennercom, operatore ICT di riferimento sull’asse Milano – Monaco, e InAsset, operatore di riferimento per le telecomunicazioni e la sicurezza nel cuore del nordest. Entrambe le società hanno portato le proprie infrastrutture cloud basate su VMware.

Sei Region più una

Le Region principali hanno sede a Bologna, Udine e Bolzano, a queste si affiancano le Region di Disaster Recovery (DR) a Milano, Bergamo e Trento. Una settima Region è presente al di fuori del territorio italiano, a Innsbruck in Austria. Ognuna ha all’interno i “building block” del cloud, ovvero tutto ciò che serve per costruire un’infrastruttura, come CPU, RAM e Dischi. A questo si aggiungono anche i servizi essenziali come backup (sia delle macchine virtuali sia dei dati) e disaster recovery e un ampio portfolio di servizi e soluzioni aggiuntivi in ambito Security (come Anti-DDoS), Network (come i bilanciatori) e gestione (come il monitoraggio).

Tutte le Region sono collegate alla nostra rete di proprietà, che si estende da Bolzano a Bari per 16.000 chilometri collegando più di 70 Data Center a livello territoriale, di cui 18 sono di proprietà. Questo – aggiunge Arianna Zago, Cloud Product Manager di Retelit – ci consente di garantire sia progetti ibridi, unendo Data Center di terze parti o direttamente collegando le sedi e i Data Center proprietari delle aziende clienti, sia progetti di disaster recovery per ambienti multicloud, avendo latenze molto basse e prestazioni elevate”.

A ciascuna Region la sua tipicità

Ogni Region ha una sua tipicità. Quella di Bologna, per esempio, è basata su tecnologia VMware, con vSphere, e ha un’interfaccia tecnica. “Si tratta di un ambiente su cui ospitiamo quei clienti che vogliono il full outsourcing – precisa Arianna Zago –, e per cui il team di Retelit gestisce in totale autonomia l’ambiente e le risorse del cliente garantendone un corretto dimensionamento, monitoraggio e aggiornamento”.

Bolzano e Trento sono sempre su tecnologia VMware ma basate sull’iperconvergenza di Nutanix. L’obiettivo è offrire un livello di ridondanza e prestazioni molto elevate. “Quando ci sono determinate richieste da parte dei clienti (sia privati sia, soprattutto, pubblici) o bandi gara con requirement particolari, Nutanix ci permette di erogare servizi direttamente da quei Data Center grazie a ridondanza, performance e sicurezza”.

Udine, infine, oltre a vSphere possiede anche la piattaforma Cloud Suite. “È una Region più user friendly – evidenzia Arianna Zago – in quanto la parte di interfaccia web si può aprire anche al cliente, che così può accedere ed eseguire in maniera autonoma alcune delle operazioni sulla propria infrastruttura. Ma, allo stesso tempo, ha sempre il supporto del team Operations di Retelit che è pronto in qualsiasi momento a intervenire qualora quel cliente dovesse avere una difficoltà, un dubbio o altro”.

L’obiettivo principale di questa struttura è “soddisfare al meglio la richiesta delle aziende perché non tutti i clienti sono uguali, non tutti hanno le stesse necessità, non tutti hanno le stesse skill. Qualcuno vuole essere gestito, qualcuno vuole essere autonomo. Abbiamo cercato di omologare quanto più possibile, lasciando però delle caratterizzazioni per ciascuna Region, in modo tale che potessero rispondere a esigenze diverse”. In aggiunta, per rispondere a esigenze e requirements del Settore Pubblico, Retelit ha ottenuto la qualificazione AgID come Cloud Service Provider per erogare IaaS, PaaS e ospitare SaaS per la Pubblica Amministrazione. “Questo ci permette di poter erogare servizi certificati per la PA e di poter coprire tutta una serie di progetti ed eventuali gare rispondendo ai requisiti richiesti dai bandi”.

Una questione tecnica

Oggi la scelta di una Region dipende da diverse discriminanti, le più comuni sono la geografia e i requisiti tecnici. “Sapere di avere i propri dati vicino alla sede è ancora importante per alcune aziende italiane”, dice Arianna Zago. Le potenzialità di Retelit legate al suo business storico, quello della rete, permettono al Gruppo di avere una presenza molto capillare. “Molti clienti chiedono di avere i dati o comunque i workload in determinate zone e Retelit può soddisfare questa esigenza grazie a un network di rete e Data Center geograficamente vicini al cliente”.

Anche se la collocazione geografica è rilevante, restano i requirement specifici dei clienti a trainare la scelta verso una soluzione o l’altra: le sue soluzioni pre-esistenti e legacy, i livelli di performance dell’infrastruttura, le competenze interne del reparto IT, la necessità di implementare una soluzione end-to-end oppure di lavorare in autoprovisioning. “Retelit elabora con il cliente una specifica soluzione proponendo di volta in volta la Region maggiormente in grado di supportare il cliente e soddisfare le sue esigenze”.

Backup e Disaster Recovery per dormire sonni tranquilli

Tra i servizi disponibili, Retelit propone anche il backup e il disaster recovery. Per questi ha scelto di basare l’offerta sul software Veeam. Nel caso del DR affianca a Veeam una seconda soluzione Zerto. “Sul Disaster Recovery – precisa Arianna –, in base alla scelta del cliente di RPO (Recovery Point Object) e RTO (Recovery Time Object), ovvero dei due KPI che bisogna impostare in fase di configurazione di un progetto di DR in base alle necessità del cliente, viene scelta una delle due soluzioni sopra citate. Diamo anche la possibilità alle aziende di integrarsi con i loro client Veeam piuttosto che altri client e ai nostri storage tramite dei protocolli standard sfruttando anche in questo caso la capillarità della nostra rete. È un caso d’uso abbastanza frequente, soprattutto in questo periodo, in cui gli attacchi ransomware stanno inducendo diverse aziende a fare delle copie dei backup delocalizzate e con immutabilità delle immagini. Così accade, per esempio, che clienti che hanno workload in una zona del Centro Italia, chiedano di poter avere copie di backup immutabili anche presso Data Center a centinaia di chilometri di distanza, magari a Bolzano. È un servizio che può sembrare a basso valore, perché è una semplice copia di un backup. Tuttavia, dà un grosso valore in termini di sicurezza. E anche di tranquillità perché la sicurezza dei propri dati non ha prezzo”.

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Redazione

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