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Networking: un cavo… al centro del business

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Networking: un cavo… al centro del business

13 Dic 2011

di Stefano Uberti Foppa

Siamo tutti impegnati, in questi anni, a capire quali nuovi modelli di business potranno essere sviluppati utilizzando la tecnologia IT come abilitatore di nuove opportunità organizzative e competitive. Ed ecco allora che ci ritroviamo oggi a parlare volentieri di social networking, di video conferencing, di mobile applications, di collaboration, di IT consumerization mentre il cloud si profila ad un orizzonte temporale che è qui, dietro l’angolo.

Abbiamo indicato, in alcuni recenti editoriali, come oggi le imprese siano forzate, dalla pressione competitiva che si riversa sulle loro modalità operative e organizzative, a identificare gli “snodi strategici” che sottendono il cambiamento. Un cambiamento verso una migliore capacità di time to market, di variabilità dell’offerta di prodotti e servizi, di gestione di complessità della domanda e capacità di seguirne le imprevedibili dinamiche e flessibilità. Questi “snodi” vanno identificati naturalmente a diversi livelli.

– 1 – TOP LEVEL – Senz’altro a livello di strategia globale d’impresa (focus su particolari vision, politiche di accordi e acquisizioni, scelte di sviluppo in determinati mercati, scelte di investimento strategico su un’articolazione di prodotti e servizi in rapporto all’analisi continua dei consumi e delle tendenze, ecc)

– 2 – LINE OF BUSINESS – A livello organizzativo e di processo aziendale, cercando di capire come le persone, le loro modalità operative e le loro competenze si inseriscono in un quadro di sviluppo strategico.

– 3 – IT DEPARTMENT – A livello di sistema informativo, cercando di identificare, attraverso un assessment di dettaglio impietoso, quali sono le tecnologie davvero abilitanti il valore di business. Quali, tra applicazioni, sistemi e scelte architetturali possono rappresentare quella “chiave di lettura” che abilita nuove forme di lavoro, nuove collaborazioni interne all’azienda e con il mercato, quali tecnologie possono contribuire a portare l’impresa a diventare quell’organismo in continua modificazione rispetto alle variazioni della domanda che soltanto una flessibilità organizzativa e tecnologica può consentire.

Vi siete mai chiesti qual è la vostra considerazione, in questo disegno, per il networking aziendale? Un cavo, che unisce sistemi, probabilmente. Se escludiamo eccezioni che sempre esistono, questa è la più comune considerazione oggi per una tecnologia che deve…collegare.
Abbiamo di recente realizzato a Roma un nostro Executive Dinner dove sono emersi scenari e valutazioni interessanti e sui quali vorremmo portare la vostra riflessione.

Il business deve guidare tutto il disegno
E’ la rete, oggi, che si deve far carico, in azienda, di poter sostenere la distribuzione e l’accesso alle nuove applicazioni attraverso le quali le persone devono operare. Il Web è il canale di comunicazione primario, ma il networking aziendale ha raggiunto livelli di “intelligenza” e di sicurezza oggi in grado di fare la differenza tra un’azienda e l’altra. Come? A partire dalla consapevolezza di quale sia il disegno di business, scendendo poi nell’articolazione di quali sono le applicazioni che abilitano gli utenti aziendali ad operare al meglio e in forme collaborative e sicure, con un demand management che il responsabile di rete deve integrare nella propria capacità di disegno e di governance del networking. Un networking in grado di integrare le logiche applicative e di utilizzo collaborativo dipartimentale e trasversale a tutta l’impresa; le priorità di utenza, le policy di rischio, la velocità e le performance in rapporto alla quantità di traffico e al periodo, a sua volta in relazione alla tipologia di utilizzo e di business.
Insomma una “dorsale intelligente” che attraverso un’orchestrazione e una governance puntuale, deve essere in grado di trainare la trasformazione applicativa e organizzativa di cui stiamo parlando. Per supportare di continuo le nuove esigenze di comunicazione, di collaborazione e di business degli utenti.
Il punto di partenza deve però legarsi al cambiamento del sistema informativo e del dipartimento It verso quella capacità di erogare servizi It a valore per il business che il modello cloud, con la sua erogazione “as a service” promette, insieme a quelle flessibilità di utilizzo e di costo attese. In questo scenario le reti assumono un ruolo di abilitatore importante, centrale.
Certamente stiamo parlando di una trasformazione non semplice. Che investe il linguaggio utilizzato, storico punto debole della relazione tra IT e business. La sicurezza della rete e le sue performance, ad esempio, sono al centro di esigenze di business continuity e di disaster recovery; ed è proprio con questo linguaggio business, con questo focus business oriented che si dovrebbe essere in grado, interloquendo con il C-management, di poter disporre di budget da assegnare ad una trasformazione del networking verso quella “intelligenza” che può supportare il cambiamento.
La rete è il “collante” che abilita e tiene insieme il tutto, che si integra con il Web e che rappresenta il sistema nervoso aziendale. Vi sembra che possa essere tenuta al di fuori di un ripensamento strategico?
Chiudiamo con alcune indicazioni giunte dall'ultimo Gartner Symposium, una settimana di incontri a Barcellona, dove ZeroUno è stato presente per tutta la durata della manifestazione, sentendo e intervistando i principali analisti. Due “pillole” giusto per collocare meglio quanto finora scritto (sul Symposium, poi, torneremo sia sul sito sia sulla rivista durante tutto il 2012, con analisi di dettaglio dei principali scenari di trasformazione IT verso il business).
La mutazione del dipartimento IT prevista da Gartner per i prossimi 2-3 anni è totale. Scordiamoci alla svelta una funzione It orientata alla performance tecnologica e alla governance avulsa dalle esigenze di business. Il tema sarà: come fare innovazione; come aiutare l’azione dei business analyst presenti in azienda. Disquisizioni culturali? Non più, piuttosto una questione di sopravvivenza per la parte IT. A questa si chiede di ragionare sui diversi livelli applicativi presenti in azienda (di base, di differenziazione competitiva, di innovazione) e di trovare le tecnologie e i servizi allineati alla sfida competitiva aziendale sul mercato. Dal 2014 i Cio perderanno il controllo di circa il 25% della propria spesa It; fenomeno da non vedersi come elemento punitivo, ma come spostamento di focus, da un governo della spesa diretto sulla scelta tecnologica ad una funzione di IT-Business consultant. Infatti, sempre Gartner prevede che entro cinque anni il Cmo (marketing officer) disporrà di un budget IT maggiore del Cio e ben 3 su 10 organizzazioni IT diventeranno broker di servizi cloud verso il mercato, con un focus quindi al loro interno molto business oriented. Non sarebbe il caso di guardare anche al networking come ad un driver che possa accelerare questo cambiamento ormai inevitabile? Infine un giochino: vi lascio con una serie di domande e affermazioni tratte da una tabellina realizzata dal prestigioso Mit (Massachusetts Institute of Technology) ormai qualche anno fa. Si tratta di partecipanti a un corso executive di formazione della Mit Sloan School of management su “IT per non-IT executive”. Queste le risposte:
– Stiamo spendendo troppo per l’IT
– L’IT è un buco nero
– I progetti non rispettano spesso le previsioni di rilascio
– L’IT non ha un customer focus
– Dobbiamo spendere in IT in modo più intelligente
– Possiamo andare in outsourcing?
– Rischi profondi e spesso sconosciuti attorno all’IT
– Mancanza di fiducia tra IT e business
– I nostri Cio parlano una lingua a noi sconosciuta.

Ma non preoccupatevi. Sono affermazioni che risalgono a cinque anni fa. Ormai nella vostra azienda è cambiato tutto… vero?

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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