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NetApp: uno smart storage per le Pmi

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NetApp: uno smart storage per le Pmi

La società propone alle Pmi soluzioni storage che consentono di affrontare problematiche finora appannaggio delle grandi organizzazioni. Alla base di tutto una forte enfasi sul software che garantisce semplicità e automazione della gestione, salvaguardia degli investimenti, scalabilità e alta disponibilità.

29 Giu 2012

di Riccardo Cervelli

Anche le medie e alcune piccole aziende hanno oggi necessità di storage assimilabili a quelle delle realtà più grandi. Ne è convinta NetApp, multinazionale americana specializzata in software e sistemi di archiviazione, che proprio verso il segmento delle imprese midsize ha lanciato di recente soluzioni di “smart storage” che mirano al migliore rapporto fra valore e costo. “I prodotti storage entry-level solitamente utilizzati dalle aziende – afferma Dario Regazzoni (nella foto), direttore tecnico di NetApp Italia – non soddisfano le necessità che, in queste realtà, emergono in seguito all’esplosione continua dei dati, all’esigenza di proteggerli e alla virtualizzazione”. Quest’ultimo fenomeno, in particolare, funge oggi da traino a un rinnovamento e a un potenziamento del parco storage nelle medie aziende. “La virtualizzazione – sottolinea Regazzoni – obbliga le aziende ad adottare un’architettura di storage centralizzato”.

Man mano che aumentano, macchine virtuali e dati necessitano di essere spostati dai server a sistemi storage in grado di garantirne la protezione, la scalabilità, la gestione e il backup. Finora questo approccio era appannaggio soprattutto delle grandi aziende e si concretizzava con la creazione di San (Storage area network), mentre nelle Pmi le operazioni si svolgevano ancora con modelli tradizionali, fisici, e le esigenze di centralizzazione, scalabilità e protezione dello storage venivano assolte dai Nas (Network attached storage). “Con l’avvento della virtualizzazione – puntualizza il direttore tecnico – la distinzione fra San e Nas diventa sempre meno essenziale e si tende invece a parlare di Unified Storage”.

L’Unified Storage semplifica la realizzazione di infrastrutture di archiviazione aziendali in quanto consente di dotarsi di soluzioni flessibili, più facili da configurare e mantenere, molto scalabili, dotate di un elevato livello di automazione in grado di valorizzare gli investimenti già effettuati. Una soluzione di questo tipo recentemente lanciata da NetApp verso il segmento della media impresa è il FAS2220, disponibile a partire da meno di 6.600 euro. Il prodotto sfrutta la tecnologia Flash Pool che estende lo storage virtuale NetApp anche al mercato midsize.

Il software è sempre più la componente che differenzia i prodotti di questo vendor da quelli della concorrenza. “Il nostro storage – interviene Regazzoni – è pilotato da un sistema operativo molto ricco di funzionalità, che supporta tutti i protocolli di comunicazione (permettendo così di sfruttare tutti gli investimenti effettuati), e virtualizzato”.

“Tutti i sistemi NetApp condividono lo stesso software, mentre l’offerta di altri fornitori, costituita soprattutto tramite acquisizioni, è spezzettata in diversi sistemi operativi”, sostiene Regazzoni. “Anche le soluzioni entry-level come il FAS2220, sono così, come quelle rivolte alle grandi realtà, cluster-ready; consentono cioè di aggiungere capacità in modo trasparente senza downtime. In questo modo soddisfano le nuove necessità di flessibilità e data protection che derivano dall’adozione sempre crescente della virtualizzazione e di modelli cloud privati o ibridi”.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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