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Lunga vita al Dcim

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Lunga vita al Dcim

20 Nov 2013

di Nicoletta Boldrini

I software di Data Center Infrastructure Management hanno alle spalle già un certo numero di anni di maturazione e si sono evoluti per rispondere all’esigenza di raggiungere elevati livelli di governance. Ma i fattori che potrebbero spingere verso una crescita maggiore del mercato vanno ben oltre la tecnologia. Ne parla Jason Verge, industry analyst di Data Center Knowledge.

Secondo i dati di una ricerca del 2012 condotta da Ovum sui desiderata dei Cio, il 2013 sarebbe stato l’anno nel quale le organizzazioni si sarebbero concentrate sull’efficienza dei propri data center. “Assistiamo a una costante crescita del mercato delle soluzioni di Dcim [Data center infrastructure management, ovvero strumenti di pianificazione e gestione dell’infrastruttura che potenziano l’operatività del data center e ottimizzano l’impiego razionale delle risorse, con maggior controllo anche sui costi – ndr]”, scriveva solo 12 mesi fa Roy Illsley, Principal Analyst di Ovum. “Anche se il Dcim rappresenta un mercato piuttosto piccolo oggi, queste soluzioni saranno sempre più utilizzate nel 2013 e l’accelerazione iniziale verso tali tecnologie sarà legata ai costi (dell’energia in particolare) e alla necessità di cambiamento dei modelli e degli approcci di governance e maintenance”.

Previsioni tutt’altro che disattese, dato che parliamo di un mercato che rappresenta oggi un valore di 450 milioni di dollari, ma secondo Gartner raggiungerà 1,7 miliardi di dollari entro il 2016. Non senza difficoltà, precisa però la società di analisi americana che in un recente report indica come sfida principale per le aziende la capacità di trovare fondi per adottare una soluzione Dcim (“per ragioni quali la riduzione del budget e per la difficoltà a individuare l’ownership di eventuali investimenti”, si legge nel report ‘Gartner: DCIM Market Trends’). Il team che gestisce le facility del data center ha un proprio budget, così come il dipartimento It: una soluzione Dcim risulterebbe vantaggiosa per entrambi, ma, dice Gartner, “nessuno dei due ha ancora previsto un investimento in questa direzione o vuole sottrarre denaro ad altri progetti per investire in soluzioni di gestione delle infrastrutture”. Ad oggi, di conseguenza, perché la soluzione sia adottata, la spinta deve venire generalmente dal top management.

Al di là delle difficoltà inerenti il reperimento dei fondi e l’eventuale organizzazione strutturale, che sia un mercato promettente lo conferma anche il recentissimo report ‘MarketScape: Worldwide Datacenter Infrastructure Management 2013 Vendor Analysis’ di Idc, studio che punta i riflettori soprattutto sull’evoluzione tecnologica di questi sistemi sempre più orientati a garantire funzionalità avanzate di  visibilità, controllo e analisi degli impianti e dell’infrastruttura informatica.

Una tecnologia che evolve e aiuta il business

Secondo gli analisti, infatti, i sistemi di Dcim forniscono una visione olistica dell’intero ecosistema che compone il data center, riconoscendo in modo dinamico ogni singolo asset e tutte le interconnessioni tra le risorse. Tale visibilità aiuta a pianificare in anticipo e a valutare le conseguenze sia di un’eventuale crescita/modifica del data center (scalabilità, inserimento di nuovi asset, aumento di potenza, modifica dei sistemi di raffreddamento o degli alimentatori elettrici ecc.), sia a prevedere e prevenire eventuali ‘disastri’ (malfunzionamento di alcuni asset, interventi di modifica o sostituzione delle infrastrutture ecc.).

Ecco perché, già da questo 2013, secondo Jason Verge, industry analyst di Data Center Knowledge, società di analisi americana che segue evoluzioni e trend nell’ambito del data center, il mercato del Dcim subirà un’accelerazione e proseguirà verso una crescita costante nei prossimi 3/5 anni.

Una prospettiva che l’analista Verge disegna sulla base non solo dei ‘classici studi teorici’ tipici di economisti e analisti, ma traendo spunto anche da incontri, interviste e colloqui che egli stesso ha effettuato con alcuni executive sia delle aziende Ict che operano nel settore della gestione delle infrastrutture data center sia con il top management e gli Ict professional di alcune grandi aziende utenti americane.

Da queste ‘conversazioni’, Verge estrapola e redige 10 motivazioni a sostegno delle previsioni di crescita del Dcim.

1) Evoluzione: tenere traccia di ciò che succede nel data center per supportare meglio il business

I sistemi che troveranno maggior riscontro sul mercato saranno quelli in grado di offrire una visione globale dell’intero data center e non solo su una parte di esso (sistemi cioè che consentano da un unico punto di controllare, monitorare, gestire e mantenere l’intero ambiente data center, inteso non solo come It, ma anche rispetto a tutte le infrastrutture ‘collaterali’ quali power&cooling, sistemi ups, allarmi e sorveglianza ecc.).

2) Più comprensione significa clienti più informati

Che il Dcim crescerà nei prossimi mesi/anni lo testimoniano le aziende utenti che, fino ad oggi, hanno limitato gli investimenti in Dcim, ma hanno mostrato molto interesse a tale tecnologia. La curva di apprendimento sta accelerando, riporta Verge nella sua analisi, e le organizzazioni stanno iniziando a interpellare i vendor con più frequenza per capire il valore di queste tecnologie ed eventualmente come poterle calare nei propri contesti aziendali. Secondo l’analista di Data Center Knowledge, “il ‘primo tempo’, quello della modalità ‘aspettare e vedere’, si è esaurito e ci stiamo già muovendo verso il ‘secondo tempo’, quello degli investimenti”.

3) Il mercato è già affollato: andremo verso il consolidamento

Ci sono tra gli 80 e i 100 vendor Ict globali che affermano di offrire soluzioni Dcim (probabilmente il numero sarebbe decisamente più alto se tenessimo conto degli operatori locali nei singoli Paesi); un numero destinato a crescere, osserva Verge, che contribuirà a “creare confusione” nelle aziende utenti. “Molti vendor – scrive Verge nella sua analisi – stanno ‘rimescolando’ la propria offerta per adeguarsi, aggiungendo funzionalità e caratteristiche a prodotti già esistenti. Questo genera un’enorme segmentazione dell’offerta”. Tuttavia, è da notare che questo è ciò che normalmente succede quando una tecnologia inizia il suo percorso di maturazione e penetrazione del mercato. Come sempre accade, arriveremo al momento del consolidamento (anche attraverso operazioni finanziarie di fusioni e acquisizioni varie) e della ‘normalizzazione’ dell’offerta.

4) Nuova competizione tra i Big

Se è vero che si sta creando una certa frammentazione d’offerta, è altrettanto vero che alcuni top big palyer stanno riallineando la propria offerta per contendersi la fetta più grande del mercato Dcim. Proprio a partire dal 2013, osserva l’analista americano, il Dcim è diventato un tassello importante per le strategie globali dei big vendor: un segnale che avvalora le previsioni di crescita del settore.

5) Più chiarezza sui prezzi

Ogni vendor ha un modello di pricing diverso dagli altri anche per il Dcim. Tuttavia, perché l’investimento risulti giustificabile all’interno delle organizzazioni, è indispensabile identificare un sistema semplice, comprensibile e quantificabile preventivamente. “Secondo un recente rapporto di Gartner – cita Verge -, l'industria Ict dovrebbe adottare prezzi più comprensibili e trasparenti. Nel suo report Gartner raccomanda ai venditori di Dcim di spostarsi verso un modello di pricing ‘basato su rack’”. 

Secondo Verge, nel 2013 abbiamo iniziato a vedere le prime semplificazioni in termini di pricing e il modello preferito attuale è proprio quello suggerito da Gartner.

6) Utilizzo di standard aperti

L'industria sta riconoscendo sempre più la necessità di un approccio ‘aperto’ al Dcim. Affinché produca valore sia in termini di governo e controllo sia in termini di analisi, pianificazione, prevenzione, con effetti diretti sul business, il Dcim deve nascere come ‘sistema bidirezionale di informazioni’ e le soluzioni proprietarie potrebbero presentare problemi di integrazione con gli altri sistemi (dai quali ricavare informazioni). La via per il successo e la crescita di queste soluzioni è dunque l’adozione di standard tecnologici aperti e riconosciuti a livello internazionale.

7) Attorno ai Dcim nasceranno nuovi ecosistemi

Come accennato al punto precedente, l’efficacia di un sistema Dcim dipende anche dalla sua capacità di dialogo e interoperabilità con altri sistemi Ict e di gestione/controllo delle infrastrutture. La situazione più verosimile, dunque, è che si creino attorno al Dcim degli ecosistemi tecnologici attraverso i quali estendere i benefici e i vantaggi del Dcim anche ‘fuori dai confini’ del data center (integrando ad esempio il Dcim con i sistemi Erp, Crm o di Business Intelligence, ad esempio). Prerequisiti indispensabili, però, sono non solo l’adozione di standard come già ricordato, ma anche il controllo sulla qualità dei dati.

8) Visualizzazione contro capabilites

Oggi ad attirare maggiormente gli utenti all’acquisto di un sistema Dcim è l’interfaccia e la capacità di visualizzazione dei dati. Funzionalità certamente di valore, ma che sarà destinata a “prendere posto sul sedile posteriore”, scrive letteralmente Verge nel suo report, lasciando spazio ad altre capacità funzionali, prima fra tutte la possibilità di accedere a informazioni dettagliate da un unico punto di controllo.

9) Dati in tempo reale

La capacità di raccogliere dati in tempo reale è importante, ma è solo una parte della risposta che i vendor dovranno fornire alle aziende utenti per convincerle del valore di un sistema Dcim. L’obiettivo finale è aggregare tutti gli asset infrastrutturali del data center e ‘farli lavorare insieme’ con la massima efficienza sul piano dei costi, della manutenzione e del governo, nonché la massima efficacia sul piano dell’analisi e della pianificazione.

10) Produrre valore con la conoscenza

Il data center rappresenta ormai la più grande risorsa di una impresa. È però una risorsa molto costosa. Perché riesca a produrre valore è fondamentale la conoscenza e la comprensione del suo funzionamento e organizzazione. Una sfida cui i dipartimenti It e quelli di facility stanno lavorando da tempo ma che potrebbe trovare un’efficace risposta nella tecnologia e soluzioni di Dcim dato che il suo ‘pregio’ numero uno è ‘produrre conoscenza’ dalla quale estrapolare informazioni utili per un più ‘intelligente’ allineamento delle infrastrutture di business.

 

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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