Gestione dei data center e iperconvergenza: i nuovi scenari dell’infrastruttura IT

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Gestione dei data center e iperconvergenza: i nuovi scenari dell’infrastruttura IT

Un’infrastruttura iperconvergente semplifica e automatizza le complessità, ottimizza i costi e migliora affidabilità e agilità. È l’ennesima evoluzione dell’IT As a Service: diventa chiavi in mano, elimina i rischi legati all’implementazione, velocizza il time to value e riduce le spese operative di gestione

23 Ago 2016

di TechTarget

L’infrastruttura IT convergente, con la sua stretta integrazione tra molteplici risorse IT come, ad esempio, i server e gli storage, è un segnale di progresso rispetto alle problematiche di gestione dei data center.

Porre resistenza a questo cambiamento, secondo gli esperti, si rivelerà totalmente inutile. Si tratta infatti di un valido modo per semplificare e automatizzare la complessità tra due (o più) domini in scadenza e ottimizzare i parametri legati al rapporto prezzo/prestazioni così come quello di affidabilità/agilità

Gli esperti affermano che le soluzioni convergenti sono più veloci da implementare, semplici da gestire, più facili da supportare da parte dei venditori e molto meno pericolose rispetto al cloud pubblico. Inoltre, gli esperti rivelano che l’iperconvergenza garantisce un risparmio maggiore per le OpEx rispetto alla convergenza semplice, poiché permette al personale di concentrarsi sulla risoluzione delle esigenze di business, piuttosto che sui componenti dell’architettura IT.

Nuovi servizi di gestione dei data center

In prospettiva, dicono gli specialisti, avremo una convergenza cosidetta hyperscale, ovvero ad altissima scalabilità e a costi decisamente ottimizzati. Verranno proposti pacchetti pronti all’uso per gli operatori delle aziende IT: le architetture in hosting sui modelli del cloud sfrutteranno le risorse containerizzate e applicazioni in cui sarà difficile capire cosa c’è di virtuale e cosa di reale. Parlando di gestione del data center le opzioni saranno diverse: le aziende potranno espandersi scegliendo configurazioni differenti dell’infrastruttura IT, ovvero pubblico, privato, condiviso, dedicato, in outsourcing, in base alle opportunità di ottimizzazione dei costi e agli obiettivi di business. Ciò di cui c’è ancora bisogno è automatizzare l’intelligence predittiva IT attraverso l’intero spettro delle infrastrutture. Ogni bit ospitato virtualmente, in chiave software-defined, potrà far parte di una soluzione containerizzata il che rappresenta una nuova sfida gestionale. In questo modo i CED potranno essere più controllati e razionalizzati nella loro progettazione e nei loro consumi effettivi.

Hyper-convergence: quale sarà il futuro dell’iperconvergenza?

Secondo gli esperti, nel 2016 vedremo l’infrastruttura convergente entrare in questi nuovi settori:

#1 Data protection: la protezione dei dati sta convergendo in storage tradizionale, software-defined storage e soluzioni HCI. Esistono già gateway cloud e cloud storage completamente ibridi, come per esempio Microsoft StorSimple. Ciò che ci si deve aspettare ora sono infrastrutture IT convergenti sempre più complete che abbracciano la data ingestion attraverso le fasi operative ma anche di analisi, archiviazione, backup così come di disaster recovery.

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#2 Edge computing: questo paradigma è da tenere d’occhio poiché pone l’accento sulla decentralizzazione ed estende i servizi cloud verso la periferia (edge) della rete aziendale per servire lavoratori da remoto, filiali o servizi basati sulla Internet of Things. Secondo gli esperti, per esempio, SteelFusion Hyper Converged Edge di Riverbed rappresenta un buon esempio di edge iperconvergenti, unendo il remote computing, l’ottimizzazione della rete WAN per costruire un’infrastruttura iperconvergente per l’IT delle filiali.

#3 Data center: si sta andando alla ricerca di modi più flessibili per costruire data center completi che utilizzino non solo infrastrutture iper-convergenti, ma integrino software-defined networking e cloud.

I vantaggi dell’iperconvergenza

Eppure in alcune aziende IT si registra ancora una certa resistenza alla convergenza. I motivi sono diversi. Inizialmente le infrastrutture convergenti erano una soluzione allettante per le imprese più grandi che speravano in questo modo di eliminare i rischi dovuti all’implementazione, velocizzare il time to value e ridurre le spese operative (OpEx – OPerating EXpenditure) di gestione. Alcune imprese erano disposte a pagare di più solo per ridurre il numero di fornitori con cui lavoravano. Certe infrastrutture convergenti semplici, come può essere il VCE Vblock, tuttavia non presentano la possibilità di crescere in base alle esigenze e pare che diversi sistemi convergenti siano stati fatti tornare alla gestione a silos dopo che bisogni, caratteristiche e applicazioni si erano allontanati dai progetti originari.

Se la virtualizzazione è stato un fattore chiave per lo sviluppo dell’infrastruttura IT convergente, il software-defined ha sbloccato a sua volta le infrastrutture iper-convergenti (HCI). Da qualche, parte sotto una data risorsa software-defined, c’è ancora un vero nucleo processore, un bit di memoria persistente o un cavo di rete. Ma con risorse software-defined, molte funzionalità sono passate dal piano dell’hardware al mutevole e dinamico software. 

Ciò trae vantaggio dalla crescente densità e dalla contrazione dei costi di elaborazione. Una volta ottenute le  funzionalità software-defined, start-up come Nutanix e SimpliVity hanno iniziato a gestire tutto – server, storage, hypervisor e altro – in apparecchi modulari. Generalmente chi adotta infrastrutture iperconvergenti trova vantaggio nella possibilità di costruire la struttura IT unità per unità in base alle esigenze. 

 

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