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Esperienza d’uso consumer nella collaboration business

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Esperienza d’uso consumer nella collaboration business

Intuitiva, integrata, istantanea, personalizzata e mobile: è questa l’esperienza che oggi ogni persona si aspetta non solo in veste di consumatore, quando acquista un prodotto o usufruisce di un servizio, ma anche in quella di lavoratore, nei momenti di collaboration business. Per le aziende è una sfida, in gioco ci sono la produttività e la capacità di attrarre e trattenere talenti e l’unico modo per vincerla è adottare un workspace digitale e intelligente compiendo quella trasformazione culturale necessaria per sfruttarne tutte le potenzialità.

15 Ott 2021

di Marta Abba'

Basta pensare al massiccio utilizzo di emoji se non anche di meme nelle comunicazioni interne tra colleghi per rendersi conto di quanto le modalità tipiche del mondo consumer siano profondamente penetrate nella vita di azienda tanto da influenzare fortemente sia i processi che gli strumenti di business collaboration. Molte realtà di recente si sono trovate, o si trovano proprio ora, a rivedere tutto ciò che riguarda le modalità di interazione sociale o la presenza fisica del dipendente sul luogo di lavoro e lo dovrebbero fare tenendo conto delle aspettative dei propri dipendenti che desiderano l’agio concesso loro “da consumatori” anche quando stanno lavorando.

La centralità della collaboration business nel futuro delle aziende

Per comprendere meglio come il lavoro cambierà e quale ruolo giocherà la tecnologia nel permettere alle persone di dare il meglio di sé, Citrix all’interno del progetto Work 2035, ha effettuato uno studio da cui emerge l’importanza fondamentale della qualità della collaboration business nel determinare il futuro successo di un’azienda.

Sarà decisiva quando si tratterà di accogliere l’ondata di nomadi digitali, di quelle persone quindi che, secondo l’83% degli intervistati, sceglieranno di lasciare la città per fare smart working in altre località urbane. E’ già decisiva per restare connessi ai propria capi e colleghi da remoto – addirittura più connessi di quando si lavora in presenza secondo l’86% dei dipendenti – e anche per attrarre e trattenere talenti visto che quasi il 90% dei lavoratori confessa che, nel scegliere l’azienda per cui lavorare in futuro, verificherà che essa adotti tecnologie collaborative all’avanguardia

Anche le aziende italiane, soprattutto nel 2020, hanno compreso la centralità della collaboration business ed è infatti in questo ambito che, secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, hanno maggiormente investito per adottare principalmente strumenti di web conference e chat, sistemi per lo scambio di file digitali, soluzioni per l’archiviazione di dati e servizi di cloud pubblico, oltre a soluzioni di sicurezza informatica.

Unificare l’esperienza d’uso di questi strumenti in un workspace digitale intelligente può poi consentire il vero salto di qualità che le persone si aspettano per massimizzare la propria produttività e il proprio ingaggio sugli obiettivi aziendali.

Quale esperienza d’uso si aspetta un dipendente-consumatore

Tutti questi sforzi sono indirizzati verso l’obiettivo di riuscire ad offrire ai propri lavoratori nella collaboration business un’esperienza che sia paragonabile a quella che vivono come consumatori quotidianamente. Ciò significa che dovrà essere

  • Intuitiva: più gli strumenti sono fruibili più diventano facili e quindi li si utilizza di più e meglio. Se si pensa a tutti i servizi che on line vanno per la maggiore ci si accorge che sia a livello di interfaccia che di processi, sono semplicissimi, difficilmente ci si blocca nel tentativo di usufruirne.
  • Integrata: un’esperienza frammentata e disarticolata, con servizi e tecnologie disgiunte, risulta decisamente scadente e costringe i dipendenti a trattare con processi e punti di contatto multipli e spesso di differente qualità. Serve un approccio olistico alla collaboration business che può essere ottenuto anche facendo leva su concetti di design thinking
  • Istantanea: il dipendente nella sua vita di consumatore è abituato ad avere tutto subito e questo è ciò che si aspetta accada anche quando è in azienda, diventando sempre più intollerante verso tutti quei periodi di attesa inutili che una cattiva employee experience può presentare.
  • Personalizzata: non ci si vuole sentire un numero nel mercato e men che meno all’interno della realtà per cui si lavora che deve essere sempre più in grado di creare interazioni rilevanti e customizzate, anche nei momenti di collaborazione, mostrandosi reattiva ai cambiamenti del singolo e consapevole dei suoi bisogni.
  • Mobile: tutto ciò che si può fare dalla propria postazione fissa deve poter essere fatto anche da mobile, è ciò che sempre più lavoratori e sicuramente i nomadi digitali richiedono alle aziende ed è ciò che può rendere la collaboration business più che mai efficace e impattante sulla produttività

Workspace e mindset necessari per la consumerizzazione della collaboration business

Anche aziende intraprendenti e innovative oggi faticano a implementare la consumerizzazione della collaboration business ottenendo un risultato spesso poco soddisfacente per via della scarsa integrazione tra diversi strumenti ma anche di una esperienza d’uso condizionata dalla tipologia di device impiegato e di una qualità della comunicazione troppo dipendente dall’ampiezza di banda disponibile.

In certi casi il problema sta nell’obsolescenza delle infrastrutture aziendali o nelle forti resistenze interne al cambiamento ma ciò che è importante comprendere per far diventare la collaboration business un’esperienza consumer, quindi fluida con qualsiasi condizione di banda, luogo di lavoro, device e piattaforma, non ci si può limitare a rispondere a esigenze puntuali, come fatto da molti nel 2020. Serve ridisegnare le strategie di lungo periodo accompagnando nuove soluzioni o tecnologie con un cambiamento culturale in tutta l’organizzazione. Solo così il posto di lavoro, grazie anche all’introduzione di uno strato software hardware-agnostico che unisca i vari processi, potrà diventare un’entità agile che si evolve costantemente con più dati e con l’evoluzione della tecnologia offrendo alle persone la semplicità.

In aggiunta a questo anche l’evoluzione delle modalità di collaborazione all’interno dei team e tra team eterogenei può finalmente superare modalità “fai da te” per evolvere verso un solido Collaborative Work Management a tutto vantaggio del ottimizzazione dei processi, dell’efficienza e del controllo di costi e tempi dei progetti, (aspetto decisamente utile se pensiamo che – secondo uno studio McKinsey il 45% dei progetti aziendali di grande dimensione superi il budget stimato e ottenga il 56% di valore e di throughput in meno, rispetto agli obiettivi fissati).

ZeroUno e Citrix, nel terzo incontro della Workspace Innovation Business School hanno scelto di focalizzarsi proprio su questi temi assieme ad un pool di esperti che il 26 ottobre illustreranno l’importanza di un’esperienza d’uso consumer like e una collaborazione più efficace nei e tra team aziendali per garantire la workforce agility e il ruolo che un workspace, digitale e intelligente può giocare nell’evoluzione che ogni azienda è chiamata a compiere per aumentare non solo la propria produttività ma anche la ancora più preziosa capacità di attrarre e trattenere talenti.

Marta Abba'

Giornalista

Laureata in Fisica e giornalista, per scrivere di tecnologia, ambiente e innovazione, applica il metodo scientifico. Dopo una gavetta realizzata spaziando tra cronaca politica e nera, si è appassionata alle startup realizzando uno speciale mensile per una agenzia di stampa. Da questa esperienza è passata a occuparsi di tematiche legate a innovazione, sostenibilità, nuove tecnologie e fintech con la stessa appassionata e genuina curiosità con cui, nei laboratori universitari, ha affrontato gli esperimenti scientifici.

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