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Dai dischi fissi all’SSD, ecco come si riducono i costi di archiviazione

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STORAGE

Dai dischi fissi all’SSD, ecco come si riducono i costi di archiviazione

10 Set 2014

di redazione TechTarget

Spostare i file di dati, i volumi o i blocchi tra storage su più livelli, utilizzando Solid State Drive è una scelta sempre più gettonata tra le aziende. Così lo storage tiering incrementa l’automazione, abbattendo le spese

Lo storage tiering è un approccio che assegna categorie di dati diverse a differenti tipi di supporti di memorizzazione, riducendo così il costo totale dei processi di archiviazione.

Che si tratti di file, volumi o blocchi, spostando i file su uno storage multilivello in base a criteri definiti sulle esigenze aziendali oggi si abbattono le spese e si semplifica la gestione, introducendo un’automazione più evoluta, maggiore controllo e velocità di servizio. Ma non è sempre stato così.


La digitalizzazione spiana la strada allo storage tiering
In passato gli svantaggi dello storage tiering erano tanti e tali da vanificarne i benefici. Le prime implementazioni di questo metodo di archiviazione richiedeva molto lavoro a carico del reparto IT.

Prima dell’installazione, le aziende dovevano determinare il valore dei dati, esaminare i flussi di informazioni, identificandone origine e ubicazione.

Una volta istituiti i livelli di memorizzazione, era necessario porre i dati su storage diversi, coinvolgendo tutta una serie di dispositivi. Il processo di gestione dello storage tiering alla fine non solo era noioso e manualmente intensivo, ma richiedeva anche un sacco di tempo all’IT.

Oggi l’equazione è cambiata e il tiering dei dati sta conquistando il mercato sia per i costi decisamente più bassi, sia per una richiesta sempre maggior di SDD (Solid-State Drives).

Questi dispositivi di memoria di massa che per l’archiviazione dei dati utilizzano memoria basata sui semiconduttori anziché supporti di tipo magnetico, memorizzano in maniera non volatile grandi quantità di informazioni senza utilizzaredi organi meccanici (piatti, testine, motori e via dicendo). Il trend generale spinge le aziende ad abbandonare l’hardware per abbracciare una gestione decisamente più digitale anche delle infrastrutture e l’SDD e lo storage tiering vanno proprio in questo senso.

 

Storage e performance: attenzione alla sindrome del lunedì

Data la natura sempre più dinamica del business, lo storage tiering è un modello di archiviazione ideale perché caratterizzato da una flessibilità e una scalabilità di tipo adattivo. È possibile infatti aggiornare i livelli e pianificare il loro riordino secondo archi di tempo determinati il che è non è banale.

Oggi le imprese hanno bisogno di capire che esistono diversi modelli di utilizzo dei dati. Ad esempio dovrebbe essere noto che un array se nel week end non è stato utilizzato, il lunedì mattina per un discorso di prioritizzazione avrà un avvio più lento. Invece all’inizio della settimana arriva una nota sindrome che pesa inutilmente sugli uomini dell’IT: gli utenti segnalano un rallentamento delle prestazioni che spesso spinge i responsabili dello storage a spostare le informazioni su un disco più veloce, con un carico di lavoro aggiuntivo e, tutto sommato, inutile per il data center.


Non tutti i dati servono sempre
Lo storage tiering richiede una vision diversa dei processi di archiviazione, riconoscendo prima di tutto che i dati  richiedono valutazioni differenti da azienda ad azienda.

Il principio fondamentale è che non tutte le informazioni devono avere alta priorità. Teoricamente, il tiering dei dati riduce i costi di archiviazione e permette alle aziende di raccogliere maggiori informazioni, privilegiando i tipi di dati più business critical che vengono motorizzati in modo diverso e gestendo quelli meno rimportanti su storage a basso consumo e a basso costo, aumentando così le dimensioni degli slot di memoria.

Questa tecnica di memorizzazione dei dati migliora anche le prestazioni del sistema, inserendo le informazioni più utilizate sui sistemi più reattivi.


Il tiering in bundle con le soluzioni di storage management
Le ultime evoluzioni tecnologiche hanno reso lo storage tiering ancora più interessante e conveniente.

Molti vendor ad esempio, invece di proporre il data tiering come un costoso add on, preferiscono includere questa modalità in bundle con le loro soluzioni di storage management.

Compellent Fluid Data storage di Dell, Fully Automated Storage Tiering di EMC, 3Par di HP, Storwize di IBM o Oracle Optimized Solution for Tiered Storage software sono solo alcuni degli esempi di un’offerta di tipo integrato. 

Si tratta di strumenti di gestione più intelligenti e capaci di automatizzare il processo di tiering dei dati. In questo modo si liberano risorse, tradizionalmente impegnate nella gestione del workflow dei dati e della loro analisi. Oggi i sistemi di controllo e di valutazione delle prestazioni dello storage garantiscono ai responsabili IT una reportistica istantanea di alto livello in merito all’utilizzo dei dati., sgravando per altro il carico di lavoro del personale che lavora nei data center.


Dall’HDD all’SDD, ecco i numeri di un mercato che cambia
Gli SSD sono sicuramente un fattore che sta contribuendo alla crescente popolarità del tiering dei dati.

Storicamente, i dispositivi SSD pongono un dilemma alle aziende rispetto a un discorso prezzo/prestazioni.

Da un lato gli SDD vengono utilizzati come soluzioni di storage di alto livello, offrendo prestazioni estremamente più veloci. Chi utilizza lo storage tiering parla di miglioramenti nei processi di archiviazione anche dieci volte superiori rispetto ad attività intensive come, ad esempio, la gestione dei database di fascia alta, i backup notturni o l’attivazione di una nuova macchina virtuale on-line.

Oltre alla velocità, gli SSD consentono ai clienti di ridurre le loro esigenze di spazio a livello di rack anche del 50%, abbattendo il consumo energetico tra il 50% e il 75%.

Fa da contraltare però il prezzo, in quando gli SDD sono economicamente onerosi. Nel corso degli ultimi anni c’è stato un robusto calo dei costi, ma secondo gli analisti di Gartner i sistemi SDD costano 1 dollaro al gigabyte rispetto agli  0.05 dollari per GB delle soluzioni HDD (Hard Disk Drive).

Per lo storage più mission-critical, i prezzi salgono a 1,87 dollari per SSD rispetto agli 0,27 dollari per gigabyte per le soluzioni HDD. Di certo la domanda del mercato sta spostando l’ago della bilancia verso le soluzioni SDD: nel 2009, la movimentazione parlava di 280mila unità vendute, con un valore pari a 450 milioni di dollari, mentre nel 2013 le vendite di SDD hanno toccato quota 5,3 milioni, che per un fatturato pari 1,9 miliardi di dollari.


Nuove economie di scala per i data center
Il crescente utilizzo dell’SDD sta creando un effetto a catena: le aziende stanno abbandonando completamente i sistemi di storage su disco fisso, sostituendo i sistemi di archiviazione con SDD ad alte capacità, integrate a tecnologie SCSI e a soluzioni digitali su Fibre Channel di alto livello.

Secondo i ricercatori di IDC, i ricavi dello storage stanno scendendo del 3,5% anno su anno, per un totale di 5,7 miliardi dollari nel terzo trimestre del 2013, il che sta ad indicare che i prezzi dei sistemi di archivazione stanno diminuendo in generale.

Calano i prezzi dell’hardware dei data center così come sono in calo i prezzi delle soluzioni SSD, scesi a due cifre negli ultimi anni. Gli esperti sottolineano che questo trend economico proseguirà anche in futuro perché da un lato il l’utilizzo dello storage tiering come modello di riferimento aumenterà e, di conseguenza, anche i costi continueranno ad abbassarsi.

 

redazione TechTarget

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