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Mobility Apm: consapevolezza ma ancora poca azione

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Mobility Apm: consapevolezza ma ancora poca azione

08 Ott 2014

di Nicoletta Boldrini

Che la mobility stia avendo un impatto significativo sulle aziende è evidente e quanto sia considerata strategica per il business è ormai innegabile. Esistono tuttavia ancora molte zone d’ombra all’interno delle quali le organizzazioni non sanno bene come muoversi: una di queste
è data dall’evoluzione del parco applicativo
in ottica mobile e dalla conseguente necessità
di rivedere le strategie e le modalità
di performance management. Lo evidenzia una web survey di ZeroUno

La forte diffusione di device mobili ‘intelligenti’ (smartphone e tablet in primis), e la conseguente espansione del mercato delle applicazioni mobili, risulta un fenomeno inarrestabile che continua ad avere un forte impatto anche sulle attività aziendali. Uno scenario che trova conferma diretta da parte delle aziende italiane che ZeroUno ha coinvolto in una web survey intitolata “Application Performance Management per la mobility”, realizzata in partnership con Dynatrace, dalla quale emerge un quadro generale all’interno del quale si notano diversi fenomeni di impatto sulle attività delle aziende. Utenti esterni e clienti utilizzano i propri dispositivi per la ricerca di informazioni di servizi o prodotti che intendono acquistare e, sempre più spesso, anche per completare la transazione di acquisto (attraverso portali di mobile commerce o attraverso strumenti di m-payment). Tutto questo ha spinto e continua a muovere le aziende verso la definizione e l’implementazione di una strategia destinata all’evoluzione del proprio parco applicativo in ottica mobile, dove necessariamente, oltre all’It, è direttamente coinvolto il business. Vediamo allora in dettaglio le principali evidenze emerse su questi fronti dall’indagine che ha visto la collaborazione di NetConsulting per l’analisi e l’elaborazione dei dati.

La mobility guida la trasformazione applicativa

Figura 1. Principali driver tecnologici/business che stanno generando maggiore impatto a livello di parco applicativo

Le aziende italiane [quasi un centinaio quelle coinvolte nella nostra indagine – ndr] indicano la mobility come il principale elemento di impatto sul fronte applicativo (per il 76% di esse) e a dirlo sono sia figure It sia business manager (figura 1). Alla mobility, segue il forte impatto che hanno avuto e continuano ad avere sulle applicazioni il web e la collaboration (nella sua accezione più ampia e, quindi, in strettissima connessione con la mobility); che sia indicato come ‘driver di impatto’ dal 70% delle aziende deriva dal fatto che le aziende sono ormai consapevoli della possibilità di integrare le funzionalità di social collaboration in strategie, attività e processi, sia indirizzate ai clienti (con la creazione di community, per esempio, per condividere esperienze di acquisto, commenti e consigli), sia con i partner, sia con i fornitori e soprattutto con i dipendenti (per esempio per la condivisione di documenti aziendali e per l’utilizzo di strumenti di messaggistica).

Figura 2. Presenza di una strategia relativa all’evoluzione del parco applicativo finalizzata a una fruizione da mobile

La fruibilità delle applicazioni via mobile spinge le aziende a rivedere le proprie strategie in termini di application modernization. La percentuale di aziende che dichiara di avere una specifica strategia per far evolvere il proprio parco applicativo per agevolarne l’accessibilità, la fruizione e la disponibilità via mobile è addirittura del 90% (figura 2), seppur poi, dal punto di vista più ‘pratico’, le percentuali risultino più contenute: solo il 16,5% delle aziende dichiara essere ‘molto presente’ al proprio interno una strategia di questo tipo con implementazioni operative diffuse; il 42% delle realtà testimonia comunque che qualcosa verso questa direzione si sta facendo con varie implementazioni, seppur magari contenute.

Figura 3. Principali opportunità generate dall’utilizzo mobile delle applicazioni

Quel che emerge è comunque la volontà di muoversi in questa direzione, soprattutto laddove le opportunità generate dall’utilizzo delle applicazioni in mobilità (o percepite da chi ancora non ha avviato progetti in questo senso) sono da identificare in ‘maggiore fruibilità ed efficacia’ (nel 63% dei casi), ‘maggiore soddisfazione degli utenti’ e ‘flessibilità’ (55,6%) (figura 3).

Apm: strada in salita

Figura 4. Presenza di soluzioni di Apm per la gestione delle performance del parco applicativo mobile

Parallelamente alla crescente diffusione delle applicazioni mobili per le attività aziendali, dovrebbero crescere le strategie e le implementazioni di soluzioni di Application Performance Management (Apm). In realtà, l’indagine ci mostra un quadro differente e un po’ critico: attualmente, solo il 10% delle aziende dispone di soluzioni di Apm attive specifiche o comunque indirizzate al parco applicativo mobile (figura 4); tuttavia, oltre il 25% dichiara di prevederne l’implementazione nel corso del 2014. Un po’ più preoccupante il dato che mostra come il 64,8% delle aziende non preveda di implementare soluzioni Apm. A nostro avviso, il dato va letto proprio nell’accezione ‘mobile’: probabilmente, laddove non è ancora chiara e definita la strategia di evoluzione del parco applicativo in ottica di mobility, anche gli investimenti in Apm non sono ancora previsti (come abbiamo visto, benché il 90% dichiari di avere una visione strategica in merito, sul fronte pratico sono ancora poche le aziende che si sono mosse in concreto).

Figura 5. Principali fattori di spinta agli investimenti in soluzioni di Performance Management su mobile

Le tipologie di applicazioni a oggi monitorate con soluzioni Apm, entrando nel dettaglio, sono principalmente quelle B2E, seguite da B2B mentre ancora solo in rari casi l’Apm è esteso anche alle applicazioni mobili B2C. La chiave di lettura, anche in questo caso, potrebbe essere identificata in una ancora scarsa percezione da parte delle imprese circa gli impatti che un’applicazione può avere quando viene resa disponibile al consumatore in mobilità, soprattutto laddove dovessero verificarsi malfunzionamenti o problemi con la disponibilità e tempi di risposta.
Eppure, sono proprio il ‘miglior livello di soddisfazione degli utenti esterni’ e l’aumento della ‘disponibilità degli applicativi attraverso diverse piattaforme di utilizzo’ a rappresentare i principali fattori di spinta agli investimenti in soluzioni di Performance Management su mobile (figura 5). Questo elemento vale anche per le aziende che a oggi non hanno soluzioni di Apm specifiche per il mobile, ma che concordano nell’affermare quanto sia indispensabile monitorare i servizi offerti ai clienti, nel momento in cui questi sono resi disponibili sul canale mobile.
Entrando nel dettaglio delle tecnologie, in generale, dall’adozione di soluzioni di Apm le aziende si attendono la capacità di mantenere uno stabile livello di erogazione dei servizi business, soprattutto grazie a una tempestiva e immediata segnalazione di eventuali malfunzionamenti che consentirebbe di risolvere in tempi rapidi le anomalie (meglio ancora se in real-time e senza che l’utente se ne renda conto e, quindi, percepisca il disagio). Tra le funzionalità tecnologiche considerate più ‘critiche’ in termini di ‘importanza’, infatti, spiccano: 1) quelle relative all’identificazione delle componenti che causano problemi di funzionamento negli applicativi e la rilevazione dei problemi di prestazione in real-time con successiva immediata segnalazione; 2) quelle che analizzano l’impatto (in termini di numero di utenti) di problemi di funzionamento e offrono la possibilità di effettuare analisi di correlazione dei problemi con eventi che li hanno generati.
In conclusione, quindi, possiamo dire che le aziende italiane, nonostante ne comprendano l’importanza, non si sono ancora attrezzate per essere realmente in grado di cogliere il “business moment” ossia quel preciso momento in cui l’opportunità di business si presenta (per, magari, non tornare mai più) e che nella maggior parte dei casi si concretizza attraverso l’utilizzo di device mobili; difficilmente, infatti, un’intenzione di acquisto andrà a buon fine se l’applicazione è lenta, ha frequenti downtime ecc; e senza una precisa strategia di Apm, difficilmente sarà possibile garantire l’adeguato livello di performance delle applicazioni.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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