Low code: citizen e professional developer uniti per accelerare la digitalizzazione  

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Low code: citizen e professional developer uniti per accelerare la digitalizzazione  

Regala reattività e semplicità, abbassa i costi. Agevola la trasformazione digitale e la collaborazione tra IT e business. Automatizza i lunghi processi di codifica manuale e accelera il deployment delle app. Il low code esiste da tempo, ma è solo oggi che rappresenta la risposta a molte urgenti e attuali esigenze di piccole e grandi organizzazioni. Nonostante i suoi evidenti vantaggi, non è un approccio adatto a tutti i problemi. Meglio applicarlo a progetti semplici e orientati al business, per lasciare che il tempo agli esperti IT di affrontare le sfide e le incertezze costantemente proposte dal mercato e dal contesto geopolitico. 

23 Giu 2022

di Marta Abba'

Grazie alla ormai comprovata capacità di democratizzare il software e trasformare le idee in realtà in giorni invece che in mesi, il low code sta conquistando il mercato. Il concetto di sviluppo rapido esiste in realtà già dagli anni ‘90, il termine “low code” è stato coniato da Forrester Research nel 2014 e Forbes lo ha definito dirompente nel 2017. È stata però necessaria la brusca digitalizzazione forzata dalla pandemia per farlo comparire tra i trend globali. Nel nuovo contesto creatosi, infatti, una soluzione così veloce, concreta e accessibile ha trovato le porte spalancate ovunque.

Poco codice, quanto basta per accelerare la digital transformation

Con il low code, la classica programmazione manuale viene sostituita da una piattaforma basata su un approccio visivo drag-and-drop che non richiede competenze da developer. Utilizzando toolkit di terze parti, si minimizzano le complessità legate alla scrittura di codice, ottenendo siti web, applicazioni e programmi velocemente. La chiave del successo è la completa automazione dei processi, che abbatte non solo i tempi di sviluppo ma anche le distanze tra business e IT.

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La forte semplificazione apportata va distinta da quella estrema del no code, in cui non serve alcuna competenza di programmazione ma il codice è inaccessibile. Il low code rappresenta un compromesso con meno limitazioni: il “poco codice” presente permette livelli di personalizzazione e di funzionalità più adeguati alle esigenze del mercato.

Requisiti per essere low code

Secondo Forrester Research, ci sono 4 caratteristiche fondamentali che una piattaforma deve mostrare per essere definita low code,:

  1. Metodi di modellazione grafica: i modelli visivi, da selezionare tramite drag-and-drop per lavorare in maniera intuitiva e modulare
  2. Replicabilità dei blocchi creati per lo sviluppo, da riutilizzare a piacere e condividere internamente
  3. Accesso tramite cloud per applicazioni immediatamente trasponibili e utilizzabili anche in caso di cambio provider
  4. Assistenza dopo la fase di sviluppo, offerta di default

Come funziona una piattaforma low code

La semplicità di utilizzo delle low code development platform (LCDP) si riflette anche nella loro struttura e le rende facilmente implementabili senza “disturbare” il team IT. Solitamente sono composte da tre elementi: Graphic User Interface (GUI), integrazioni I/O e application manager. La prima definisce in modo drag-and-drop input, output e operazioni necessarie, le seconde permettono di attingere da diversi database aziendali ed esporre output tramite API, siti web o applicazioni. Gli strumenti di gestione sono infine fondamentali per costruire, debuggare, distribuire e aggiornare le app.

Vantaggi dell’approccio low code

Oggi circa l’80% dello sviluppo software può essere effettuato senza scrivere una riga di codice grazie alle LCDP. Questa semplificazione si traduce nei seguenti vantaggi

  • Rapidità di sviluppo, fino ad un fattore 10, con conseguente aumento della produttività e riduzione del time-to-market
  • Semplicità di applicazione che assicura risultati professionali con curva di apprendimento minima
  • Riduzione dei costi grazie al regolare riuso di moduli visivi esistenti
  • Flessibilità nel creare e distribuire app per reagire rapidamente ai cambiamenti
  • Autonomia dei dipendenti, tutti in grado di contribuire alla trasformazione dei loro progetti in realtà
  • Maggiore qualità grazie a collaborazioni interdipartimentali per trovare soluzioni e prodotti competitivi

Perché il momento del low code è adesso

Dati gli evidenti benefici mostrati dal low code, Gartner prevede che entro il 2024 verrà utilizzato nel 65% delle attività di sviluppo di applicazioni. Già nel 2022, secondo Forrester Research, la spesa totale per le LCDP raggiungerà i 21,2 miliardi di dollari.

La recente “corsa al low code” può essere solo in parte ritenuta un “effetto Covid-19”. L’improvvisa urgenza di digitalizzazione nel 2020 ha spinto molti verso questo approccio, alcuni ne hanno avuto beneficio anche nel gestire collaborazioni tra inter e intra team operativi da remoto. Il low code non và però relegato nella categoria delle soluzioni di emergenza da pandemia: è una scelta strategica che definisce una precisa direzione di evoluzione e nasce da ragioni ben più radicate.

Driver di mercato

La pressante richiesta di sviluppo rapido delle applicazioni ha messo fretta alle organizzazioni. Solo grazie al low code molte sono riuscite a garantire un time to market competitivo, alta qualità e livelli elevati di personalizzazione. Semplicità e costi ridotti permettono di sperimentare agilmente nuovi prodotti ed esplorare possibili evoluzioni degli esistenti. Ne deriva un generale miglioramento dell’offerta, sempre al passo con le nuove esigenze e ricca di novità distintive. L’approccio “a basso codice” si sposa perfettamente anche con la costante richiesta di esperienze cloud-native e Omnichannel.

Driver HR

Aprendo lo sviluppo di applicazioni a chiunque, il low code permette ai developer professionisti di dedicarsi alle app enterprise e alle sfide di produzione, performance e supply chain management. Con l’ascesa dei citizen developer, diminuisce la dipendenza del business dalla reperibilità di competenze IT, introvabili sul mercato.

Un sollievo per molte organizzazioni, che possono così risolvere un altro radicato e limitante problema interno: la mancanza di collaborazione tra IT e Business. Il low code rappresenta infatti un terreno comune per farli incontrare, dialogare e co-creare coinvolgendo eventualmente altri team.

Driver tecnologici

A fronte del significativo numero di applicazioni e software verticali adottati nella fretta di compiere la propria digital transformation, le LCDP giocano il fondamentale ruolo di “glue”. Facili e veloci da integrare, economiche ed efficaci, uniscono i tanti elementi IT di un’organizzazione o di un’intera supply chain, valorizzando e ottimizzando gli investimenti già compiuti. L’integrabilità è cruciale anche per gestire input e output assicurando interoperabilità.

Un altro valore aggiunto del low code è la democratizzazione dell’adozione dell’intelligenza artificiale. Eliminando gran parte delle complessità legate agli algoritmi di machine learning, permette di introdurli più agevolmente nei modelli di business.

MVP, efficienza interna, modernizzazione: quando il low code è la soluzione

Nonostante l’ampia gamma di vantaggi, il low code non può rispondere a tutte le esigenze IT. Esistono però campi in cui contribuisce significativamente e innesca una vera e propria rivoluzione.

Il primo è quello dei MVP: secondo Statista, il 38% degli utenti si avvicina a questo approccio proprio per testarli. Esistono altre aree particolarmente interessate, dall’automazione dei processi, allo sviluppo di app, alla creazione di siti web.

  1. Minimum viable product (MVP). La costruzione di MVP è più rapida, si esplorano nuove idee in modo più veloce e meno costoso, rispondendo prontamente alle richieste del mercato.
  2. Innovazione tecnologica. Diventa più semplice avvicinarsi e integrare nuove tecnologie come la realtà aumentata (AR), la realtà virtuale (VR) o le interfacce conversazionali. Questo permette di aumentare KPI chiave come soddisfazione, retention e ricavi.
  3. Efficienza interna. Molte applicazioni di low code permettono un efficientamento operativo della workforce, automatizzando i processi manuali. Dalle procedure HR o di marketing all’elaborazione di informazioni finanziarie, fino all’orchestrazione dei dati tra applicazioni SaaS.
  4. Modernizzazione software. In un momento di trasformazione servono anche app di migrazione legacy per modificare quelle che non supportano nuovi processi o non soddisfano più gli utenti.

Tra i settori più propensi all’uso del low code, spiccano la finanza e la sanità. Entrambi hanno la forte necessità di creare rapidamente applicazioni semplici e fruibili per i propri utenti facendo i conti con sistemi IT molto complessi e data governance delicate. Le LCDP sono una soluzione ottimale e lo stanno diventando anche per il retail, sempre in cerca di strumenti per soddisfare più agilmente una clientela dalle pretese volubili.

Nonostante gli intuibili limiti di personalizzazione, flessibilità e sicurezza, il low code sarà sempre più protagonista del mercato. In parte lo è già data la sua reale e ampia diffusione in campi che spaziano dalla PA alle big tech, compreso il complesso mondo delle PMI. Non sostituirà mai lo sviluppo sofisticato che solo i developer professionisti sanno fare, però. Giocherà un ruolo intrinseco di supporto, estendendo il loro valore e aiutandoli a rispondere rapidamente ai cambiamenti del mercato e alle esigenze dei clienti.

Marta Abba'

Giornalista

Laureata in Fisica e giornalista, per scrivere di tecnologia, ambiente e innovazione, applica il metodo scientifico. Dopo una gavetta realizzata spaziando tra cronaca politica e nera, si è appassionata alle startup realizzando uno speciale mensile per una agenzia di stampa. Da questa esperienza è passata a occuparsi di tematiche legate a innovazione, sostenibilità, nuove tecnologie e fintech con la stessa appassionata e genuina curiosità con cui, nei laboratori universitari, ha affrontato gli esperimenti scientifici.

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