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L’App Store aziendale: un vantaggio per tutti!

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L’App Store aziendale: un vantaggio per tutti!

22 Lug 2015

di Nicoletta Boldrini

È uno degli elementi più rappresentativi della consumerizzazione It e del suo impatto all’interno delle organizzazioni: parliamo del catalogo delle applicazioni aziendali cui gli utenti possono accedere, esattamente come negli App Store cloud consumer, in modo autonomo e quando serve. Ma i benefici non sono solo per gli utenti
di business: è da qui che l’It può trasformarsi in vero service provider

La rapida evoluzione delle applicazioni cloud e mobile e la forte permeazione dei social media all’interno delle comunità di sviluppatori hanno portato a nuovi modi e vie attraverso le quali il software genera valore di business nelle organizzazioni. La domanda di soluzioni innovative da parte dei consumatori, nuovi modelli di business digitali e il cambiamento ‘demografico’ degli sviluppatori software (‘disponibili’ e ‘distribuiti’ in community globali) sono elementi che stanno avendo un determinante impatto sul modo di sviluppare, rilasciare e mantenere le applicazioni aziendali. Le soluzioni cloud e mobile, attraverso le loro architetture modulari e ‘disaccoppiate’ (le applicazioni oggi risultano distribuite su diverse piattaforme infrastrutturali e dislocate in ambienti, fisici e virtuali, differenti), aprono la strada verso un approccio più fluido al design e allo sviluppo che possono evolvere in modo rapido per incontrare più facilmente i cambiamenti nelle esigenze degli utenti e del mercato.

In questo scenario trovano sempre più spazio nelle aziende i Cataloghi dei Servizi It, in particolare di quelli applicativi, ossia veri e propri repository di applicazioni fruibili dagli utenti in modalità self-service in base alle proprie specifiche esigenze o in funzione del proprio personale modo di lavorare.

La logica, di evidente derivazione consumer che negli ultimi anni ha avuto un impatto così forte all’interno delle organizzazioni aziendali tale da ‘forzare’ non solo il Byod – Bring your own device ma anche il cosiddetto Byoa – Bring your on application, è quella di creare un vero e proprio App Store aziendale all’interno del quale l’utente può liberamente scegliere a quali risorse accedere e di quali servizi usufruire, in totale autonomia, in mobilità e in una logica as-a-service.

Verso il servizio It per il business

L’erogazione di servizi efficaci è sempre stata una prerogativa dell’It ma tale priorità è divenuta negli ultimi anni impellente e pressante per i Sistemi Informativi per effetto delle maggiori aspettative da parte degli utenti (di business, ma anche da parte degli utenti It stessi). Con il progressivo aumento delle offerte da parte dei service provider esterni è divenuto inoltre più semplice acquisire servizi It e applicazioni pay-per-use cui gli utenti ricorrono quando non trovano risposte reattive da parte del proprio It interno (con le conseguenze di cui spesso abbiamo trattato anche nei nostri servizi, ossia il rischio di compromettere la sicurezza di dati e informazioni aziendali, da un lato, e la capacità dell’It di gestire correttamente i costi e l’ottimizzazione dell’information management, dall’altro).

Il Catalogo delle applicazioni aziendali rappresenta una risposta efficace perché di fatto ‘porta in azienda’ il modello dell’It as a service, in particolare il Saas verso cui gli utenti si sentono ormai confidenti per via delle abitudini ‘consumer’ consolidatesi negli ultimi anni attraverso cloud e mobilty ma così dirompenti da scardinare e modificare anche le ‘abitudini’ professionali.

Distribuire le applicazioni in modalità di servizio attraverso un catalogo aziendale significa tuttavia ‘imparare’ a sviluppare e gestire in modo nuovo i servizi It destinati al business, fanno notare alcuni analisi di Forrester come Kurt Bittner e Glenn O’Donnell; ed è forse qui la criticità maggiore, “molti Dipartimenti It hanno ancora difficoltà a ragionare in termini di ‘Service Catalogue’ perché troppo abituati a gestire l’It e non il servizio” (ossia concentrati sull’ottimizzazione e l’efficientamento dei sistemi anziché sul valore di business del servizio erogato agli utenti).

Dalla parte di chi sviluppa

È innegabile che introdurre in azienda un sistema di accesso alle applicazioni ‘as a service’ ha una serie di ricadute anche dal punto di vista dello sviluppo. Il catalogo delle applicazioni aziendali, perché risulti realmente efficace sul piano del business e incontri le aspettative e le richieste degli utenti, deve rappresentare un repository completo di servizi cui l’utente possa accedere (ovviamente in base a determinate policy, regole inerenti ruoli e responsabilità, autorizzazioni di accesso, ecc.) indipendentemente dal luogo in cui si trova e dal dispositivo che adotta.

Questo significa sviluppare applicazioni modulari, disaccoppiate e distribuite, in grado al tempo stesso di interoperare con altri servizi applicativi; non solo: applicazioni in grado di ‘girare’ in modo performante su sistemi operativi differenti e device multipli, garantendo quindi l’adeguata user experience (che, dal punto di vista dello sviluppo, non significa limitarsi a rendere ‘responsive’ l’applicazione ma modellare le interfacce e le caratteristiche funzionali in base alla tipologia di device, al sistema operativo al browser di utilizzo, ecc.).

Insomma, tutt’altro che semplice il percorso. Tuttavia, sottolineano gli analisti di Forrester, la logica del catalogo di servizi diventa uno strumento utile ed efficace anche per gli sviluppatori che, sempre attraverso modelli as a service, possono oggi accedere in modalità self-service a risorse It (in particolare Paas, Iaas e ambienti di sviluppo, testing, sistemi di performance management, ecc.) necessarie al proprio lavoro.

Dalla parte di chi gestisce i servizi applicativi

Visto dalla parte di chi gestisce i servizi applicativi all’interno del Dipartimento It, l’App Store aziendale diventa uno strumento in grado non solo di rendere più efficace verso il business l’erogazione di un servizio, ma anche di facilitarne il controllo e l’analisi.

I servizi applicativi disponibili ‘a catalogo’ sono infatti accessibili agli utenti aziendali in base a policy e ruoli e questo consente all’It di stabilire, direttamente dal catalogo, un collegamento con determinati processi operativi o gestionali facilitandone quindi il controllo. Non solo, sottolineano gli analisti di Forrester: il catalogo diventa “un ottimo alibi per ‘mettere ordine’ nelle architetture applicative, promuovendo la standardizzazione e l’ottimizzazione delle risorse”.

Dal punto di vista delle gestione, sottolineano ancora gli analisti, inserendo all’interno del catalogo dei servizi un motore di orchestrazione del workflow [molte soluzioni tecnologiche proposte da alcuni big vendor integrano tale engine all’interno della soluzione stessa di service catalogue aziendale – ndr] è possibile automatizzare la distribuzione delle applicazioni su tutte le architetture di erogazione, compresi gli ambienti fisici, le architetture on premise, nonché gli ambienti virtuali, cloud e mobile. Il sistema di orchestrazione (tramite il quale è possibile gestire agilmente tutti i processi di change, configuration e release management delle applicazioni) permette di ‘registrare’ tutti i processi e, quindi, di migliorare le It operation anche mediante audit, analisi e reporting basati sui livelli di servizio.

Un ulteriore vantaggio insito nel catalogo delle applicazioni, ma più in generale nel catalogo dei servizi It, risiede nell’opportunità di collegare ai servizi modelli di costo tramite i quali innescare, ove possibile, meccanismi di chargeback o più semplicemente raggiungere una migliore visibilità e trasparenza sui costi It.

Dalla parte dell’utente

Facile intuire, infine, il beneficio percepito da parte dell’utente che, come abbiamo già anticipato, abituatosi in pochissimi anni a fruire di servizi tecnologici in mobilità, direttamente dal proprio smartphone o tablet, è oggi ‘pronto’ alla fruizione di servizi aziendali in cloud, fermo restando che, a livello enterprise, debbano essere garantite tutte le misure di sicurezza necessarie e quindi l’utente debba essere ‘responsabilizzato’.

Da un punto di vista ‘tecnico’, ciò che l’utente percepisce come vantaggio nel modello dell’App Store è la possibilità di avere un unico ‘punto di contatto’ con l’It ma, soprattutto, di poter agire in autonomia scegliendo di utilizzare in self-service le applicazioni che ritiene più idonee e in linea alle proprie esigenze e aspettative. Tutti aspetti che migliorano di parecchio la user experience e, soprattutto, il livello di soddisfazione degli utenti di business.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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