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Come superare gli ostacoli nell’utilizzo del DevOps in imprese regolamentate

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Come superare gli ostacoli nell’utilizzo del DevOps in imprese regolamentate

In vari settori industriali che devono sottostare a regolamentazioni stringenti, ancora caratterizzati da metodologie di sviluppo software di tipo ‘waterfall’, la transizione verso il paradigma Agile/DevOps, pur essendo inevitabile, risulta più complicata, per una serie di ragioni. La strada da fare è lunga, costellata da difficoltà e sfide di ordine sia tecnologico, sia culturale e organizzativo, ma, affermano anche Forrester e Gartner, è l’unica percorribile

18 Ott 2017

di Giorgio Fusari

Siamo nell’era in cui gli utenti finali, dove i consumatori sono posti al centro delle strategie di business delle imprese e dove i processi di sviluppo agile del software stanno giocando un ruolo sempre più cruciale nella moderna fornitura di prodotti, applicazioni, servizi. Perché? Perché adottare le metodologie Agile e DevOps permette di aumentare l’efficienza e la qualità, accelerando la velocità con cui un’organizzazione è in grado di fornire questi nuovi prodotti, applicazioni, servizi.

Inoltre, oramai, la scelta dei modelli Agile/DevOps non si configura più, semplicemente, come un’opzione possibile: è una strategia da perseguire necessariamente, se non si vuole rimanere indietro rispetto alla concorrenza. Ed è ormai assodato che le metodologie Agile e DevOps non sono applicabili solo in ambienti IT che fanno dello sviluppo software il loro core business.

Sempre più, infatti, anche i settori industriali fortemente regolati, e tradizionalmente caratterizzati da metodologie di sviluppo del software di tipo ‘waterfall’, rigide e gerarchiche, stanno rendendosi conto che la strada Agile/DevOps va necessariamente intrapresa, nonostante i numerosi ostacoli e barriere di vario genere che si possono incontrare, disseminati lungo il tortuoso percorso di migrazione dei processi.

Operare come una ‘software company’: ogni impresa deve riuscire a farlo

Oggi le reti sociali e i dispositivi mobile consentono agli utenti finali di stabilire una relazione intensa e continua con il brand: tuttavia, se da un lato questi sono potenti strumenti di fidelizzazione, dall’altro rendono i consumatori più sofisticati ed esigenti, imponendo alle imprese produttrici la responsabilità di soddisfare al meglio le aspettative e i requisiti di chi utilizza determinati prodotti o servizi. Ciò significa rilasciare più tipologie di applicazioni o prodotti, maggior qualità, nuove e diversificate funzionalità, e tutto ciò richiede più automazione, efficienza nell’esecuzione dei test, eliminazione di difetti ed errori il più possibile in anticipo, sin dalle prime fasi di sviluppo e progettazione.

In conclusione, sottolinea la società di ricerche Forrester Research, oggi tutte le aziende, se vogliono davvero fornire applicazioni moderne, devono ragionare e operare come una ‘software company’.

In un proprio recente rapporto, DevOps Heat Map 2017, Forrester conferma che queste metodologie stanno muovendosi verso la fase ‘mainstream’, allargando la loro diffusione nel mercato. In altre parole, scrive la società di ricerche nel proprio blog, non si tratta più solo di ‘unicorni’, come Etsy, Facebook e Netflix, ma di imprese di tutte le età, dimensioni e categorie, che stanno avidamente perseguendo una strategia DevOps, per portare avanti la loro trasformazione digitale, anche se poi l’intensità e la forza di questo sforzo di cambiamento dipende dal settore industriale.

Settori DevOps regolamentati: tre fattori critici di successo

Le criticità comuni che Forrester individua all’interno delle imprese, senza il superamento delle quali diventa difficile riuscire a compiere davvero l’evoluzione verso il modello DevOps, sono essenzialmente tre:

  • prima di tutto viene la cultura aziendale, il cambiamento di mentalità delle persone nel modo di lavorare, che poi influenza i processi;
  • l’altro aspetto essenziale è la velocità, quindi il ritmo di rilascio delle nuove versioni di un’applicazione;
  • terzo, occorre comprendere che non esiste una via semplice e immediata per implementare gli strumenti di automazione, che non basta premere un tasto e installare un programma.

In ogni caso, come accennato, il paradigma DevOps risulta in crescita anche nei settori industriali regolamentati: in particolare, Forrester riporta che i servizi finanziari, il mondo assicurativo, le utility, il settore delle telecomunicazioni sono gli ambiti in prima linea nel sostenere lo sforzo di transizione verso un’adozione molto allargata del modello DevOps. Soprattutto, questi comparti industriali stanno cercando di bilanciare i vincoli e requisiti di compliance (quindi la conformità delle procedure di sviluppo con le normative di settore) e la velocità di rilascio del software, che permette di indirizzare l’innovazione.

Tra l’altro, sebbene nella maggioranza delle organizzazioni i professionisti dell’area I&O (infrastructure & operations) abbiano impiegato decenni per sviluppare e instaurare processi complessi, molti dei quali caratterizzati da iter di approvazione manuali ed esecuzione lineare, un reale ed efficace percorso di transizione può partire soltanto da un’opera di razionalizzazione, che rimuova i processi ridondanti, avverte Forrester. Il tutto dev’essere poi accompagnato da un’evoluzione culturale dei team di sviluppo, ben sostenuta dal management aziendale, nonostante gli ineludibili incidenti di percorso.

Gartner ritiene poi che il trend DevOps stia costringendo le organizzazioni a ripensare gran parte delle convenzionali conoscenze accumulate nel tempo dalle IT operation: tradizionalmente, afferma la società di analisi, il mondo IT a livello enterprise, soprattutto per quelle aziende che operano in settori regolamentati, si è fortemente concentrato sulla gestione del rischio; le principali fondamenta del modello DevOps, come l’automazione, stanno consentendo a queste stesse organizzazioni di comprendere che, adottando questo approccio, possono diventare più rapide e, al contempo, più sicure. E ciò attraverso un’architettura più resiliente, che abilita i team delle IT operation a implementare e supportare processi più snelli e agili.

Il problema è che il mondo DevOps, più che un mercato, o uno specifico insieme di tool, è una filosofia di sviluppo del software.

Non particolarmente definita, codificata da manuali o regole precise, ma applicabile in maniera differente in rapporto alla tipologia di organizzazione e ai suoi processi.

Ecco quali barriere preoccupano i CIO

Agile e DevOps sono modelli di sviluppo software al centro della discussione anche all’interno di Aused, l’Associazione utilizzatori sistemi e tecnologie dell’informazione, che oggi conta circa 200 aziende membri, nella

maggioranza dei casi operanti soprattutto nelle aree industria e servizi. Organizzazioni, precisa il presidente di Aused, Andrea Provini, dove tipicamente i gruppi di lavoro del reparto IT ancora adottano metodologie ‘waterfall’ di sviluppo software.

Soprattutto di recente, gli svantaggi di tale modello in rapporto alle odierne esigenze aziendali e alla rapida evoluzione dei requisiti applicativi, hanno maturato e acceso l’interesse su DevOps, ma anche la preoccupazione su come affrontare questi progetti di trasformazione digitale.

Queste imprese non fanno dello sviluppo Agile/DevOps il proprio mestiere, più che altro devono adottarlo come parte integrante del supporto al proprio core business, e non hanno molta familiarità e dimestichezza con tutta la complessità tecnologica che gli stack di questi evoluti strumenti di sviluppo si portano dietro. Gli interrogativi sorgono, ad esempio, attorno alla capacità di rendere tale complessità accettabile nelle proprie IT operation, anche attraverso lo studio di esempi concreti, progetti e sperimentazioni pilota da realizzare. I CIO delle aziende industriali si domandano anche quale sia l’infrastruttura più adatta per orchestrare tutti questi nuovi strumenti di sviluppo: ma in genere, più che acquisirli e implementarli nella sede aziendale, essi preferirebbero utilizzarli in modalità ‘as a service’.

Un primo aspetto approfondito nel dibattito di Aused è stato comprendere i principi che governano il paradigma Agile e DevOps: “Si è cercato di capire – spiega Provini – quali sono le sue regole base, e l’impatto in termini di nuovi ruoli e responsabilità che determina sugli utenti che devono sostenerlo; come, e in quali casi, può essere sperimentato anche in aree ‘mission-critical’, altamente complesse, di imprese che operano in settori molto regolamentati, come può essere quello farmaceutico”.

Un caso tipico è quello di Bracco Imaging, società in cui, tra l’altro, Provini ricopre il ruolo di CIO: “L’azienda è molto interessata al tema Agile DevOps, e a comprenderne l’impatto, perché lavoriamo in ambienti fortemente regolati che, se da un lato si sposano male con questo modello (perché tendono ad avere processi molto rigidi di approvazione ai vari livelli) dall’altro, potrebbero trovare in esso strumenti potentissimi per automatizzare attività di controllo che attualmente ci impongono costi di gestione molto alti”. Il riferimento è ai test di regressione, che vanno eseguiti ogni volta che si mettono le mani su un sistema già validato, ad esempio correlato alla somministrazione di farmaci per i pazienti: “Il ‘regression test’ è una attività ad altissimo consumo di tempo, quindi riuscire a integrare alcune parti della metodologia Agile DevOps all’interno di un ambiente così regolato, nel nostro contesto aziendale potrebbe portare grandi benefici”. In altre parole, applicando la strategia DevOps in quest’area, Bracco sarebbe in grado di ridurre il carico su tali attività di routine, ripetitive e a minor valore aggiunto, concentrandosi maggiormente sui progetti di sviluppo vero e proprio.

Giorgio Fusari

Giornalista

Nel settore giornalistico dal 1989, Giorgio Fusari negli anni ha collaborato per numerose pubblicazioni nel panorama tecnologico e ICT italiano, tra cui la rivista NetworkWorld Italia (gruppo IDG); il settimanale di tecnologia @alfa, del quotidiano Il Sole 24 Ore, la testata Linea EDP. Dal 2012 collabora con il gruppo Digital360 e in particolare con ZeroUno. Tra le aree di maggior specializzazione di Giorgio, il crescente universo dei servizi cloud, il networking, le tecnologie di cybersecurity.

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