Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Application Transformation: perché conviene

pittogramma Zerouno

Application Transformation: perché conviene

11 Apr 2011

di Giampiero Carli Ballola

Semplificare ed aggiornare il proprio parco applicativo non solo è indispensabile affinché le applicazioni importanti per il business restino allineate all’evoluzione tecnologica e alle attese degli utenti, ma permette di ridurne i costi di sviluppo, gestione e testing portando significativi ritorni economici. Nella foto Francesco Spagnoli, Application Solutions Manager di Hp Software Italy.

“Per quanto riguarda la razionalizzazione, il consolidamento e la gestione del parco applicativo, la ‘mission’ di Hp si fonda su quella che è la riduzione della complessità”. Così esordisce Francesco Spagnoli, Application Solutions Manager di HP Software Italy. Che prosegue: “una riduzione della complessità che considera il riuso delle tecnologie presenti in azienda e quindi porta anche a una riduzione dei costi”. Come è noto, il 70% circa del budget It viene speso sostanzialmente per il mantenimento delle operazioni, sottraendo risorse ai processi d’innovazione. Nei confronti dell’utente, lo scopo di Hp è appunto, conclude Spagnoli, “di riuscire, attraverso i propri strumenti e la propria consulenza, ad invertire questo trend”.
Come si può intuire, una strategia di gestione dell’intero ciclo di vita delle applicazioni aziendali s’imposta partendo dall’analisi del portafoglio. Si tratta di capire, in base alla situazione in atto, dove e come consolidare avviando quella che Hp definisce ‘application transformation’ e che comprende un mix di consulenza e di strumenti tecnologici. “Avendo una fotografia – spiega Spagnoli – di tutte le applicazioni e dei collegamenti con il Cmdb aziendale (cioè con il Configuration management database, il repository delle informazioni sul patrimonio It e sulle entità connesse: hardware, software, documenti e altre risorse come definite dall’ITIL – ndr) riusciamo a capire la situazione di partenza riguardo le applicazioni gestite e possiamo scoprire ove vi siano ridondanze”. Quanto agli stadi successivi di consolidamento e ottimizzazione del software, si tratta di un campo dove Hp ha una presenza storica, con soluzioni ASQ (Automated software quality) che semplificano il processo di trasformazione delle applicazioni e portano, alla fine, ad avere una nuova situazione d’esercizio del parco applicativo. Meno complessa e quindi meno costosa.
Un progetto di Application transformation si affronta lavorando su tre fronti: oltre ai problemi di complessità e invecchiamento propri delle applicazioni bisogna infatti considerare anche quelli riguardanti i processi e gli strumenti di sviluppo e quelli relativi alle piattaforme tecnologiche. Una visione olistica che viene soddisfatta da ALM 11, la soluzione di Applicaton Lifecycle Management di Hp. “La nuova ALM 11 – osserva Spagnoli – va esattamente ad unificare a livello applicativo tutte le informazioni che nascono dai requisiti e che passano attraverso il processo di sviluppo, e quindi anche di gestione della qualità, piuttosto che dall’ambiente di esercizio”. In questa proposta il Cmdb, che non fa parte di ALM 11, ne supporta però l‘impiego fungendo da punto di raccolta centrale e di riferimento comune alle diverse entità coinvolte nel processo dello sviluppo applicativo. “Vogliamo eliminare – spiega Spagnoli – le barriere di comunicazione che si creano tra chi decide un requisito, chi lo analizza, chi lo deve tradurre nello sviluppo dell’applicazione e così via. Cose che poi in sede d’esercizio portano al degrado delle prestazioni se non a problemi maggiori”. Il database unico è quindi la soluzione “…che abbraccia tutti gli interlocutori di un processo di Alm e aiuta tutti a parlare la stessa lingua e a concordare la roadmap per sviluppare l’applicazione nel migliore dei modi”.
In tema di approccio globale alla gestione del software, un aspetto di grande interesse è anche lo svecchiamento dei processi e degli strumenti di Sdlc (software development & life cycle) in modo che restino allineati all’innovazione in atto nelle piattaforme. Spagnoli fa l’esempio del cloud computing: “…un ambiente che aggiunge nuovi parametri sfruttabili a livello di funzionalità, come ad esempio la progettazione in parallelo, ma introduce necessariamente strumenti di sviluppo e linguaggi applicativi che oggi non ci sono”. Lo stesso vale per l’in-memory data management, un’area di crescente interesse per le imprese ma dove, a parte le soluzioni realizzate da alcuni vendor per diverse piattaforme proprietarie, non ci sono tecnologie di sviluppo standardizzate.
Terzo punto di un corretto approccio è lo svecchiamento delle applicazioni. L’esempio più attuale è dato dalla necessità di aggiornare il parco applicativo rispetto al crescente impiego dei dispositivi mobili da parte degli utenti. “Siccome l’evoluzione del mobile è stata abbastanza lineare – osserva Spagnoli – molte applicazioni non si sono realmente trasformate ma semplicemente, ancora una volta, si sono in qualche modo adeguate”. Con risultati spesso insoddisfacenti nei confronti della user experience.
Tornando alla risposta di Hp alla problematica dell’Application transformation, con ALM 11 è stata unificata una serie di temi che prima erano affrontati separatamente. La suite copre infatti oltre alla vera e propria gestione del portafoglio applicativo, anche la gestione dei requisiti, quella dei test di qualità (funzioni, prestazioni e sicurezza) e di rilascio in esercizio nonché la gestione dell’integrazione delle piattaforme di sviluppo. È importante infatti sottolineare come l’impiego di ALM 11 sia assolutamente indipendente dalle piattaforme di sviluppo usate, nei confronti delle quali la soluzione Hp è del tutto agnostica. Per quanto riguarda invece i servizi, questi di fatto integrano lo strumento tecnologico guidando e assistendo gli utenti verso il suo corretto impiego. Perché, come spiega Spagnoli “Per quanto lo strumento Hp sia pronto per essere fruibile, non è detto che tutte le persone dell’It che lavorano nelle nostre aziende abbiano lo stesso livello di maturità rispetto alle problematiche trattate. Con i nostri servizi andiamo ad indirizzare non solo aspetti specifici, come ad esempio l’applicazione della metodologia Agile sulla nostra piattaforma, ma cerchiamo anche di portare il cliente a maturare le proprie capacità lungo un percorso evolutivo il cui obiettivo è di creare all’interno dell’It un Center of Excellence”.
Un progetto, insomma, complesso e articolato nelle componenti tecnologiche e di servizio, ma il cui fine ultimo, non va dimenticato, è quello di razionalizzare e ottimizzare la gestione del patrimonio applicativo affinché il suo peso sul budget It scenda al di sotto di quel 70% di cui si è detto prima, liberando risorse per progetti più utili al business o almeno evitando tagli indiscriminati. “L’approccio Hp sull’Application transformation – sostiene Spagnoli – può creare aree di riduzione dei costi”. Un caso dove i risparmi sono più evidenti è ad esempio quello delle applicazioni per mainfame, la cui trasformazione e modernizzazione consente di risparmiare sui costi della piattaforma come su quelli delle persone. Ma l’uso delle soluzioni Hp può dare concreti ritorni economici anche senza giungere a progetti di grande portata come la trasformazione di applicazioni legacy. “Abbiamo introdotto nella nuova suite – prosegue Spagnoli – una parte dedicata alla gestione dei test manuali che porta a risparmiare fino al 30% su queste procedure”. Altra sensibile area di guadagno sta nel risparmio dei costi di esercizio relativi all’intero arco di vita di un’applicazione che deriva da una buona formulazione iniziale dei requisiti, tale da portare ad applicativi facilmente testabili e che funzionino bene. Una riduzione di costi indiretta, ma non per questo meno apprezzabile.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

Articolo 1 di 5