Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Mauden: da system integrator a integratore di API che rinnova il digital signage

pittogramma Zerouno

Attualità

Mauden: da system integrator a integratore di API che rinnova il digital signage

10 Lug 2017

di Redazione

La società ha presentato GETintouch, una soluzione che, integrando codice applicativo, raccoglie dati da molteplici fonti, canali social inclusi, e sfrutta l’intelligenza aumentata di IBM Watson per potenziare le facoltà degli schermi di digital signage in negozi e punti vendita, mettendoli in grado di erogare contenuti personalizzati per ciascun cliente.

MILANO – Nella sintesi di Roberta Viglione, Presidente e Amministratore Delegato di un gruppo che oggi fattura oltre 45 milioni di euro, il nuovo volto di Mauden si distingue nella fusione di due anime: quella tradizionale, dell’integratore di sistemi, che ha consolidato negli anni, e quella, ‘fresca’, di creatore di progetti di trasformazione digitale, su cui sta investendo con determinazione, tramite vari progetti. Come lo spazio digitale Bou-Tek, inaugurato da Mauden nel 2015 nel cuore di Milano, ed equipaggiato con totem, grandi touchscreen interattivi con sfogliatori multimediali, telecamere, Wi-Fi, trasmettitori beacon, ‘magic mirror’ con funzioni di riconoscimento facciale e ‘sentiment analysis’, solo per citare alcune tecnologie.

A chi lo visita, Bou-Tek dà dimostrazioni concrete, fa toccare con mano cosa si può fare con le moderne modalità d’interazione omnicanale, che mettono l’utente in comunicazione con un determinato brand. Nel 2015, ricorda Mauden, per lanciare prodotti o presentare le proprie strategie, hanno usato Bou-Tek nomi come IBM, Twitter, eBay.

In negozio schermi interattivi con intelligenza aumentata

A giugno, proprio lo spazio Bou-Tek è stato scelto da Mauden per presentare ufficialmente GETintouch, “una soluzione – spiega a ZeroUno Gianni Schisano, Consigliere Delegato e Direttore Generale di Mauden – che sfrutta la capacità del middleware GET di raccogliere e analizzare dati degli utenti provenienti da fonti diversificate, canali social inclusi, e la abbina all’intelligenza aumentata di IBM Watson. Il tutto, una volta condensato in uno schermo interattivo di digital signage [segnaletica digitale, forma di comunicazione di prossimità digitale sul punto vendita ndr] posto in negozio, rende il sistema un vero e proprio nodo IoT (Internet of Things), in grado di conversare in tempo reale con l’utente, vocalmente o tramite messaggi, senza l’uso di app proprietarie”.

In altre parole, la soluzione GETintouch mira a potenziare i tradizionali sistemi di digital signage e a creare nuovi concetti di negozio, dove fisico e virtuale si fondono e dove, partendo dal profilo dell’utente, dallo storico dei suoi acquisti, o dalla raccolta di informazioni in tempo reale, attinte appunto anche dai canali social, diventa possibile fornire all’acquirente contenuti estremamente personalizzati, sulla base degli specifici interessi che ha manifestato.

“GETintouch – aggiunge Schisano – è nato lavorando assieme a Practix, una giovane startup fornitrice di soluzioni interattive multitouch, e in particolare trasformando la sua piattaforma di digital signage interattivo TouchDomain. Parallelamente, abbiamo realizzato una metodologia efficace di interfacciamento delle API”. In sostanza i servizi e strumenti che espongono API su qualunque piattaforma digitale, tramite GETintouch, diventano interfacciabili in maniera immediata. “GETintouch – spiega il manager – è solo un esempio di come sia possibile innovare mettendo insieme più tecnologie, apparentemente lontane fra loro: il digital signage, da una parte, e l’intelligenza artificiale, dall’altra. Facciamo questo perché vogliamo essere capaci di dare a tutti la possibilità di utilizzare tecnologie complesse in modo più semplice”. GETintouch, ha aggiunto Viglione, rappresenta una soluzione Mauden che segna una trasformazione della società, e diventerà parte molto importante dell’offerta, affiancandosi alle tradizionali attività di system integration, brokeraggio, rivendita a valore aggiunto di servizi e sistemi a terze parti.

Perché scegliere IBM Watson

Perché la scelta della tecnologia di IBM per realizzare soluzioni multicanale che potenziano la ‘customer experience’ dell’acquirente che entra in negozio? La scelta della tecnologia di intelligenza aumentata di Watson, con cui si possono costruire chatbot e agenti virtuali, è stata motivata da almeno due ragioni, risponde Viglione, nell’intervista rilasciata a ZeroUno: “Perché siamo molto vicini a IBM da tanti anni, e quindi questa società ci ha dato la garanzia della solidità del vendor, da cui dipende anche la capacità di instaurare rapporti con grandi clienti. E poi perché un investimento così importante, come quello che ha fatto IBM in Watson, non può non avere un seguito nel lungo termine”.

In quali ambiti del mondo enterprise state progettando di espandervi nel prossimo futuro? “Oggi, i settori ai quali stiamo guardando di più per realizzare le applicazioni sono sicuramente tutto il mondo del retail e della GDO, proprio per progetti di diversificazione degli spazi commerciali”. Al momento in cui scriviamo, Viglione parla di trattative in corso con noti brand. Meno indirizzato, almeno in questa fase, è il settore industriale, dove Mauden deve lavorare ancora, per creare applicazioni IoT più mirate. E proprio riguardo alle applicazioni, sottolinea la manager, il digital signage, da solo, non basta: “Serve capacità d’integrazione, con funzioni di riconoscimento facciale, ‘sentiment analysis’ e quant’altro”. Occorre saper sviluppare un’applicazione in grado di raccogliere i dati da varie fonti, e poi di gestirli per riuscire a raggiungere il potenziale cliente, e tutto ciò richiede l’integrazione di API di terze parti. “A questo punto, una volta creata l’applicazione digitale, entra in gioco anche il ruolo tradizionale di Mauden, che sa suggerire al reparto IT dell’azienda utente gli strumenti, le piattaforme migliori dove memorizzare le informazioni, per renderle disponibili veramente”. E in tali contesti, conclude Viglione, la capacità di saper lavorare in un’infrastruttura ibrida assumerà un ruolo fondamentale.

Articolo 1 di 5