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Le Pmi e le applicazioni on demand

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Le Pmi e le applicazioni on demand

19 Nov 2006

di Gianni Rusconi

Qual è l’approccio delle imprese verso le soluzioni “in affitto” e come queste possono rispondere alle loro esigenze di innovazione di prodotto e processo attraverso l’It. prospettive e  problematiche aperte

Volendo approfondire il tema delle applicazioni servite in modalità “hosted”, ossia “in affitto” da un provider di servizi che può essere lo stesso fornitore della soluzione gestionale o un terzo soggetto, bisogna forse partire dalla definizione della società che, di fatto, il fenomeno dell’on demand (in fatto di software a supporto del business aziendale) se anche proprio non l’avesse inventato per prima, l’ha posto senz’altro al centro della propria strategia di offerta. Ci riferiamo naturalmente a Ibm (www.ibm.com) e a quello che è, per il colosso di Armonk, il significato di on demand per un’azienda: una perfetta integrazione dei processi di business che abilita la capacità di rispondere tempestivamente a qualsiasi richiesta dei clienti e di cogliere tutte le opportunità senza perdere in velocità ed efficienza. Perché il concetto sopra esposto è importante e funzionale per capire lo stato dell’arte del cosiddetto “software as a service” nelle medie e piccole imprese italiane? Perché, a nostro avviso, richiama quelle che sono le fondamenta necessarie per approcciare un modello di utilizzo delle applicazioni evoluto. Il miglioramento dei processi, la tecnologia quale strumento essenziale per abilitare questi processi, il ruolo fondamentale dell’integrazione per effettuare i cambiamenti di sistema sono i fattori portanti della filosofia on demand e al contempo rappresentano i cardini sui quali poter portare in azienda, fermo restando le diverse modalità con cui queste vengono adottate, le applicazioni in affitto.

Software come servizio, realtà, crescita
Nel 2011 il 25% del volume d’affari generato dalle vendite di nuove licenze di software per l’utenza aziendale arriverà dalle applicazioni “hosted”; a fine 2005 questa percentuale era del 5%. Per Gartner (www.gartner.com), che definisce le applicazioni SaaS (l’acronimo di Software as a service) come un singolo insieme di istruzioni usufruite in modalità “one-to-many” secondo modelli di pagamento a consumo o in abbonamento, si tratta di un fenomeno che è già oggi una realtà e che acquisirà una connotazione strategica nel breve volgere di pochi anni. Il software come servizio, inoltre, prenderà consistenza anche come strumento di lavoro per risolvere la complessità di gestione, aprendo le porte a un nuovo paradigma di utilizzo delle “business application”.
Cosa favorirà l’esplosione della domanda di soluzioni on demand? Secondo Gartner una serie di fattori combinati. Cambieranno, innanzitutto, le dinamiche attraverso le quali le aziende guarderanno al software come servizio; se fino a oggi sono stati soprattutto i responsabili di singole linee di business (l’area vendite piuttosto che la funzione Hr) a spingere verso una soluzione “hosted” in alternativa alla classica applicazione da installare in azienda, nell’immediato futuro i responsabili dei sistemi informativi saranno sempre più propensi a vedere nel modello SaaS una reale opportunità da cogliere per raggiungere gli obiettivi prefissati. Superati i limiti degli esordi, dal 2003 in avanti i principali fornitori di software in affitto hanno sensibilmente migliorato il carnet di funzionalità integrate dei propri pacchetti lavorando nel contempo sulla facilità d’uso (intesa come possibilità di configurarle in modo personalizzato in relazione alle specifiche esigenze di business) delle soluzioni erogate in hosting; difficile però pensare che presto tutti i processi integrati di una grande organizzazione potranno essere guidati e gestiti da una piattaforma on demand. La realtà attuale conferma infatti come le applicazioni in affitto siano focalizzate verso progetti legati a specifiche esigenze dipartimentali, come l’automazione della forza vendita, ma non dedite a sostenere processi “end to end” estesi. Nelle piccole e medie imprese, invece, Gartner vede già i segni dell’inversione di tendenza ma siamo solo all’inizio di un processo di penetrazione di lungo termine; le capacità di process management delle soluzioni Saas, infatti, non valgono oggi quelle delle suite “on premise” (le suite tradizionali) in termini di reale supporto alla gestione dei flussi dei dati critici fra le diverse aree aziendali. In attesa che il modello SaaS consolidi le proprie best practice anche in seno alle aziende di classe enterprise, evoluzione che muterà ulteriormente la dinamica di come tali soluzioni verranno acquistate e vendute, Gartner ha fatto il punto sulle applicazioni on demand oggi più richieste. Il Crm hosted coprirà a fine 2006 il 12% del fatturato globale della domanda di soluzioni per la gestione del cliente; l’integrazione erogata come servizio il 10% del business dei software Eai, mentre i sistemi Erp e le piattaforme di supply chain management svilupperanno circa il 4% della domanda dei rispettivi mercati.

Come investono in It le Pmi italiane?
I risultati evidenziati dalle ricerche condotte tra il 2005 e il 2006 dall’Osservatorio permanente sulle Pmi della School of Management del Politecnico di Milano dicono che nel complesso solo il 41% del campione eterogeneo (per dimensioni e settore di appartenenza) di 500 imprese esaminate è intenzionato a investire in modo significativo entro la fine di quest’anno in architetture hardware e software (e relativi servizi a corredo), in innovazione di prodotto o di processo o nella valorizzazione del marchio e internazionalizzazione. Più nel dettaglio, un quinto delle aziende censite spenderà parte del budget 2006 in progetti Ict; solo una su dieci dedicherà risorse al cambiamento dei processi e solo il 6% dedicherà energie e denari allo sviluppo del prodotto; gli imprenditori italiani, nonostante le aspettative in loro riposte da anni, non considerano di fatto le tecnologie Ict tra le priorità strategiche dell’azienda. Sul fronte delle soluzioni applicative tre sono i dati che testimoniano un atteggiamento ancora “morbido” della maggior parte delle Pmi italiane: solo il 24% delle piccole e medie imprese si avvale di un sistema gestionale esteso e solo il 10% di un Erp degno di questo nome (il 3-4 % di vendor internazionali e il restante 6-7% di produttori nazionali) mentre oltre il 50% utilizza pacchetti elementari, anche sviluppati in casa, che gestiscono amministrazione e contabilità. Solo l’1% delle Pmi del settore manifatturiero, infine, ricorre ad applicazioni di Product lifecycle management e nella maggioranza dei casi i sistemi di progettazione e i sistemi gestionali sono vere e proprie isole separate. La presenza diffusa di un sistema applicativo maturo anche dal punto di vista infrastrutturale è quindi ancora lontana e questo limita anche l’implementazione di soluzioni di e-business rivolte agli addetti interni (le intranet sono presenti nel 12% delle imprese) e ai clienti (solo il 7% delle aziende sfrutta applicazioni Extranet).

L’Asp non è morto
Come intendere i dati di cui sopra in funzione dell’approccio delle stesse imprese verso le soluzioni “in affitto”? Come il software, inteso come servizio, potrebbe rispondere alle esigenze di innovazione di prodotto e processo delle Pmi attraverso l’It? ZeroUno ne ha parlato con Andrea Rangone, professore ordinario al Politecnico di Milano e co-autore dello studio di cui sopra.
“Parlare di applicazioni on demand, o ancora meglio di soluzioni Asp [Application service providing, ndr] – ha inquadrato così la problematica Rangone – ha senso per applicativi semplici, standardizzati e con funzionalità che non richiedono elevati livelli di parametrizzazione e personalizzazione. Parliamo quindi di moduli per la contabilità o la gestione documentale, soluzioni che sono il piatto forte delle principali software house locali, come Zucchetti, TeamSystem, Passepartout. Il nostro Osservatorio, in proposito, ha detto chiaramente che oltre il 99% delle Pmi analizzate non ricorre all’Erp in versione hosting. Abbiamo rilevato invece che le modalità di erogazione del software in veste di servizio chiamano in causa attori terzi per le attività di data center e di facility management ed è una tendenza che riporta in primo piano il modello hosting che ha ispirato la nascita dei principali marketplace b2b, come 1Citybiz e Bravo Solutions, che hanno puntato subito sull’offerta di applicazioni di sourcing Web based in Asp, e cioè aste on line, cataloghi elettronici e soluzioni di e-procurement”.
L’on demand, ancora nella visione di Rangone, è di fatto una scelta di “make or buy” ma occorre fare una netta distinzione fra mondo applicativo e risorse infrastrutturali. “Il concetto di software come servizio cui fa riferimento per esempio Salesforce.com nel Crm si traduce nell’erogazione in modalità pay per use alle medie e grandi imprese di specifici settori verticali di soluzioni Web based che non presentano eccessivi livelli di personalizzazione in quanto rispecchiano una logica di applicativi universali e standardizzati. L’on demand secondo Hp o Ibm, invece, prende in esame soluzioni a consumo flessibili che riguardano la componente sistema, le architetture It vere e proprie”.

Applicazioni e vantaggio competitivo: quale la strada maestra?
L’analisi di Rangone ha quindi confermato a nostro avviso due tendenze: si può parlare a ragion veduta anche in Italia di applicazioni usufruite in modalità hosting ma è ancora molto lontano il fatto che, soprattutto in chiave Erp, questa sia una prassi generalizzata nella maggior parte delle imprese. “L’Asp – ha così proseguito il discorso lo stesso Rangone – va inteso in una dimensione diversa da quella per cui era nato e nella quale poi è stato definito fallimentare; i principi che lo pongono al rango di reale opportunità da sfruttare da aziende di varia natura sono la verticalità e la ragionevole standardizzazione. Alla base delle scelte dell’impresa ci deve essere sempre e comunque l’analisi preventiva del rapporto fra investimenti e risorse dedicate e la produzione di reale vantaggio competitivo”.
Occorre quindi fare un’ulteriore distinzione fra applicazioni e applicazioni, partendo dal presupposto che la rilevanza della piattaforma gestionale rispetto ai processi di business è un fattore altamente funzionale alla possibile adozione di una soluzione in Asp. “Se l’Erp è il cuore dell’attività aziendale – ha esteso il concetto Rangone – è difficile pensare che questo possa essere usufruito in affitto, perché si tratta di una risorsa che va strutturata su misura per rispondere alle esigenze strategiche di business. Se la suite applicativa fa girare la produzione, il magazzino, le vendite e la contabilità in modo integrato non può essere portato in hosting; un soluzione Asp, per sua natura, deve avere un peso specifico discreto, una bassa esigenza di personalizzazione e richiedere ridotti investimenti di risorse”.
Il messaggio finale che abbiamo raccolto sul tema “Pmi e applicazioni on demand” a firma di Rangone è quindi il seguente: l’adozione di soluzioni hosting può essere molto rilevante se porta valore aggiunto ai processi strategici di business dell’azienda. Le medie e piccole imprese con aspirazioni di apertura internazionale potrebbero essere i soggetti ideali per cavalcare questa opportunità.


PMI: SVILUPPARE IL BUSINESS ATTRAVERSO L’IT. UNA RICERCA IN EUROPA
L’indagine che Ibm ha commissionato la scorsa primavera a Conference Board ha fotografato, citando i dati di alcune importanti società di ricerca di mercato, le sfide prioritarie per le Pmi europee nel 2006; quattro le principali risposte emerse: dall’avere una crescita costante del fatturato al mettere in atto con coerenza la strategia aziendale, dal conservare e fidelizzare i clienti al realizzare profitti. In seconda istanza gli obiettivi cui fare riferimento sono l’esigenza di arrivare prima sul mercato con i rispettivi prodotti e servizi, di stare al passo con le nuove tecnologie, di cogliere velocemente opportunità di espansione e crescita. Un quadro complesso che si inserisce in quella che sappiamo essere la tematica ricorrente quando si parla di nuove sfide per le Pmi: lo sviluppo di investimenti strategici a supporto della competitività d’impresa. Lo studio di cui sopra ha evidenziato alcune linee guida alla base del percorso di crescita “dovuto” dello small e medium business europeo.
Il fattore sicurezza. La crescita di nuove applicazioni quali il Voice over IP e l’istant messaging e la crescita delle transazioni basate su linguaggio Xml fa della sicurezza una sfida primaria per le Pmi.
L’It flessibile e aperto. La volontà di migliorare i processi e di rispondere meglio alle richieste del mercato implica una maggiore efficienza e flessibilità a livello informatico e non sono pochi coloro che vedono nelle Soa (Service Oriented Architecture) uno strumento importante per la creazione di un ambiente informativo e gestionale realmente flessibile all’interno di una media e piccola impresa. “Mattoni” applicativi riutilizzabili e combinabili per sviluppare nuove soluzioni o processi aziendali abbattendo i costi di produzione, magari in stretta combinazione con Linux.
Servizi gestiti e soluzioni wireless e mobili. Cresce il peso delle attività affidate ai cosiddetti managed service provider per quanto riguarda la gestione di desktop e server, della rete e dei sistemi di sicurezza, dello storage e degli applicativi. L’infrastruttura It, software installato incluso, esce dall’azienda e questa aumenta la propria flessibilità finanziaria pagando solo le risorse (It) effettivamente consumate. Un’ulteriore forma di flessibilità sempre più oggetto di interesse da parte delle Pmi riguarda le tecnologie wireless per l’accesso da remoto a dati di back office e applicazioni, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.
Comunicazioni real time. Le Pmi sono chiamate ad accelerare ulteriormente i loro processi decisionali per competere su scala globale; l’utilizzo di strumenti di instant messaging (si veda la storia di copertina) è considerato in tal senso uno strumento importante per migliorare i tempi di risposta nei confronti dei clienti.

Gianni Rusconi

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