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Il difficile cammino per allineare risorse e budget It con le esigenze di business: vista olistica, percorso incrementale

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Il difficile cammino per allineare risorse e budget It con le esigenze di business: vista olistica, percorso incrementale

18 Giu 2014

di Arianna Leonardi

Fare convergere tecnologia e piani strategici diventa oggi un prerequisito centrale per il successo aziendale. Piattaforme e metodologie con funzioni di It portfolio management e business process analysis possono facilitare l’allineamento, permettendo di ricavare risorse da destinare all’innovazione. È quanto emerso nel corso di un recente webcast organizzato da ZeroUno in collaborazione con Software AG.

“Le aspettative verso i Sistemi Informativi sono crescenti: le infrastrutture It, abilitanti il business, devono reggere la variabilità continua del mercato e ai Sistemi Informativi è richiesta la capacità di interpretare e anticipare le esigenze aziendali. E il Cio sta ormai definitivamente trasformando il proprio ruolo, da quello prettamente tecnico ad abilitatore di competitività, in grado di ridisegnare dinamicamente le infrastrutture”, Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, introduce con queste parole un recente webcast organizzato da ZeroUno, in collaborazione con Software AG, per indagare il difficile percorso di allineamento tra risorse informative e piani strategici, anche attraverso l’utilizzo di soluzioni software ad hoc, che integrano funzionalità di It portfolio management e business process analysis.

Come spiega Vittorio Arighi, Practice Leader di NetConsulting, le imprese oggi considerano obiettivi fondamentali: la razionalizzazione dei costi in ottica mirata, l’internazionalizzazione, le relazioni con clienti e fornitori, la rapidità decisionale ed esecutiva.

Sul fronte It, si rilevano focus di investimento significativi su: applicazioni core e verticali, soluzioni di business intelligence e analytics, Crm (“soprattutto nella declinazione marketing”), sicurezza. “Da notare – continua Arighi – l’importanza che i Cio attribuiscono al Business Process Management come filosofia che mira all'individuazione e ottimizzazione di nuovi processi in un'ottica di efficienza ed efficacia”. Tra le leve di trasformazione si evidenziano ovviamente mobile, social e cloud.

“Risulta chiara – interviene Uberti Foppa – l’importanza di definire le priorità delle aree di intervento, affinché venga data precedenza alle attività e alle tecnologie più funzionali al business, in grado di restituire valore, anche in considerazione di trend pervasivi e inarrestabili (big data, collaboration, m2m e così via)”.

Ma come si arriva alla costruzione di una Digital Enterprise, capace di anticipare i bisogni del mercato? “Servono innanzitutto nuovi skill – sostiene Arighi – per attivare la digitalizzazione dei meccanismi di relazione (adozione di strumenti social e per la collaboration), dei processi core (verso la digital industrial), del workspace e delle attività del marketing”.

Nonostante gli sforzi, NetConsulting identifica ancora un grande gap nell'allineamento tra It e azienda: “Il business – afferma il Practice Leader – non riscontra nell’It la velocità di risposta attesa, mentre fatica a mettere in pratica i nuovi modelli richiesti dal mercato. L’It, dal canto suo, non dispone di un’Enterprise architecture sufficientemente flessibile e scalabile, si ritrova con budget in contrazione e non ha ancora acquisito un ruolo proattivo nel coniugare tecnologia e processi”. Per superare l'attuale “scollamento”, l’It deve fare un salto oltre la normale funzione di controllo sull’efficienza e sull’efficacia della macchina operativa, assumendosi nuovi rischi interdisciplinari, individuando Kpi diversi, ponendosi come “broker informativo (orchestratore) e owner del paradigma tecnologico a 360 gradi. In questo percorso – evidenzia Arighi – i vendor giocano un ruolo importante e devono puntare a stabilire un rapporto di partnership con l’azienda molto forte, diventando referenti non solo per le tecnologie, ma per il business stesso”.

Una roadmap strutturata

Ma per fare evolvere i Sistemi Informativi da centro di costo a driver di valore, le cose da fare sono tante. Come asserisce Francesco Maselli, Direttore Tecnico di Software AG, attualmente l’It è concentrato sui Systems of Record (“gli asset già presenti in azienda, fondamentali ma incapaci di creare differenziazione”) ed esiste uno “spazio bianco” di opportunità che può essere trasformato attraverso le nuove tecnologie (social, mobile, cloud, analytics) in area di agilità digitale. Una roadmap perseguibile attraverso quattro pilastri: Collaborative Process Analysis per abilitare l’allineamento attraverso la collaborazione; Portfolio Management per individuare gli asset a maggiore valore necessari alla trasformazione; Process Automation & Integration per acquisire agilità e velocità di risposta; Intelligence Business Operations & Big Data per una visione olistica su tecnologie e processi, rapidità decisionale e acquisizioni di nuovi business model.

“Ogni azienda – afferma Maselli – si pone obiettivi a breve termine per sopperire alle necessità contingenti, ma deve anche avere una prospettiva ad ampio raggio per crescere e mantenere competitività. I prodotti che proponiamo sono tool software semilavorati che permettono il raggiungimento di quick win e opportunità sul lungo periodo per consentire l'approccio strategico al mercato”.

La proposta del vendor si sostanzia nell’offerta di una piattaforma integrata che unisce Aris per la Business Process Analysis e Alfabet per l’It Planning & Portfolio Management, fornendo “una metodologia di riferimento e un set informativo integrato in grado di guidare i progetti di allineamento It-business, nonché di favorire il dialogo tra ‘scrivanie’ e competenze diverse”, specifica Maselli.

Direzione strategica, approccio incrementale

Un’esigenza molto sentita a giudicare dalle domande pervenute attraverso la bacheca online del webcast è capire quale roadmap concreta si potrebbe intraprendere per questo difficile percorso di allineamento business-It..

Nella vision di Software AG raccontata da Dario Ambroggi, Business Architect della società tedesca, il percorso evolutivo parte da una fase di assessment dell’esistente per massimizzare il riutilizzo dei sistemi e delle applicazioni legacy: “Attraverso strumenti di portfolio management, l’It è in grado di prevedere gli impatti di un ipotetico progetto di transformation. L’orchestrazione Bpm, invece, permette di estrarre i processi dai sistemi esistenti e sfruttare le logiche già in essere per l’integrazione con le nuove tecnologie”.

“Come calcolare il Roi di queste soluzioni?”, hanno chiesto alcuni partecipanti al webcast. “Per la Business process analysis – risponde Ambroggi – il vantaggio è presente nell'implementazione di soluzioni di processo che migliorano un Kpi negativo. Per l’It portfolio management, il beneficio deriva direttamente dalla vista unica che permette di: identificare ed eliminare applicazioni ridondanti; definire le priorità e parallelizzare le iniziative (un argomento molto efficace nei confronti del business); innescare un processo di standardizzazione delle tecnologie”. L’utilizzo di una piattaforma come quella proposta da Software AG permette inoltre all’It di riallocare dinamicamente il budget in funzione delle richieste di nuove implementazioni o tagli sopraggiunte nel corso dell’anno, in periodi diversi. “Un esercizio non facile – puntualizza Ambroggi – che viene supportato dalla certezza del metodo: le nostre soluzioni rispondono ai modelli Itil [Information Technology Infrastructure Library, un insieme di linee guida pratiche per la gestione dei servizi It, ndr] e Togaf [The Open Group Architecture Framework, che prevede un approccio globale alla progettazione, realizzazione e governance dell’Enterprise Architecture, ndr]. Standard che, però, non andrebbero recepiti al 100%, ma utilizzati come best practice da declinare in base al contesto specifico. Gli strumenti che proponiamo, infatti, sono aperti e consentono libertà di azione”.

Ad attirare infine l'interesse degli utenti, sono le soluzioni di business intelligence con i relativi vantaggi. “Questi strumenti – spiega Maselli – hanno due declinazioni: rendere visuale la comunicazione dell’It nei confronti del business, per dare evidenza circostanziale e matematica degli impatti di determinati interventi, e fornire analytics a 360 gradi affinché dall’elaborazione di molteplici informazioni si ricavino opportunità competitive”.

Ma se l’approccio olistico e globale può spaventare le aziende per via della complessità, Maselli rassicura: “La direzione è strategica, ma va calata in maniera incrementale sul sistema”.

Arianna Leonardi

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