DApp e DeFi, protagoniste della blockchain

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DApp e DeFi, protagoniste della blockchain

Le Decentralized App, in grande crescita in ambiti come il finance, con le DeFi, e i games, rappresentano un fenomeno emergente, da interpretare non solo in chiave tecnologia ma come un nuovo modo di fare business. Potranno diventare un tassello importante per l’affermazione del Web3.

10 Ago 2022

di Elisabetta Bevilacqua

Le Decentralized Application (DApp) sono fra le aree tecnologiche e di mercato analizzate dall’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger 2022 del Politecnico di Milano. A differenza delle app tradizionali, non si appoggiano sui server centralizzati ma sulle piattaforme blockchain e sul loro network distribuito. Inoltre, non dipendono dai marketplace (come Google play o Apple store), a cui gli sviluppatori devono fornire contributi spesso elevati, ma sfruttano le funzionalità di pagamento intrinseche nella blockchain.

Un’altra differenza rilevante riguarda la gestione dei dati dell’utente, generalmente richiesti dalle app tradizionali per accede ai loro servizi e memorizzati su database centralizzati. Nel caso delle DApp, invece, l’utente utilizza le chiavi crittografiche legate al proprio account blockchain senza dover comunicare i dati personali.

Le DApp si caratterizzano, come ricorda Giacomo Vella, ricercatore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger, per l’immutabilità, per la trasparenza (grazie al codice open source), per l’universale accessibilità (essendo permissionless prevedono utilizzo e creazione aperti), per l’interoperabilità e la capacità di comporre i propri servizi, per lo spostamento della fiducia dallo sviluppatore al codice stesso. La maggior parte delle DApp in circolazione si basa sulla blockchain Ethereum, la tecnologia più diffusa che ospita la moneta digitale, i pagamenti, gli scambi e le migliaia di applicazioni connesse.

Le DApp sono caratterizzate anche da una governance decentralizzata, abilitata dai token. Questi possono essere distribuiti sia agli sviluppatori, per offrire nuove forme di revenue, sia agli utenti, per attribuire loro diritti, ad esempio diritto di voto, o remunerare le loro attività e i loro rischi. Le DApp diventano dunque un elemento importante per lo sviluppo della cosiddetta tokenomics, ossia la creazione di un ecosistema economico basato sui token, a supporto sia delle interazioni sia della rappresentazione di asset reali, che offrono meccanismi complessi di remunerazione per utenti e sviluppatori.

Tuttavia, secondo una ricerca specifica dell’Osservatorio basata su un campione significativo di DApp, mentre già funzionano modelli di revenue basata sui token, solo nel 20% dei casi viene previsto un ruolo attivo per gli utenti: in genere la gestione resta appannaggio di aziende tradizionali e sviluppatori.

Le DApp hanno fatto registrare un significativo aumento sia del numero degli sviluppatori che degli utenti, raddoppiato negli ultimi sei mesi del 2021. Il fatto che siano sempre più usate anche dal mondo consumer, sta probabilmente spingendo le aziende ad adottarle, a loro volta, per poter ‘inseguire’ i propri clienti.

In termini di ambiti di utilizzo, l’indagine condotta dall’osservatorio fra le top 100 DApp, le più popolari, ha individuato una prevalenza di Decentralized Finance (DeFi) e gaming, seguiti a distanza dal market place NFT.

Un esempio di piattaforme che abilita DeFi

Per comprendere meglio il fenomeno DApp, può essere utile un focus specifico sulle DeFi che, secondo i dati riportati dall’Osservatorio, sono cresciute in un anno di oltre il 1000% raggiungendo un valore investito di oltre 250 miliardi di dollari nel 2021. Gli ambiti più utilizzati in quest’area sono il farming, per ricevere un rendimento sugli asset depositati, il decentralized exchange, per scambiare token senza la necessità di un intermediario, le applicazioni per ottenere prestiti bloccando un collaterale, la possibilità di creare derivati, forme di assicurazioni connesse a questi servizi.

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Un esempio di DeFi è Aave, un protocollo blockchain per gestire e trarre valore dalla liquidità, nato per retribuire i prestatori all’interno di un sistema di prestiti automatici. La piattaforma permette di depositare asset o prendere in prestito asset. Gli utenti della piattaforma possono dunque essere investitori che cercano una rendita fissa e generalmente forniscono asset basati su stablecoin, ricevendo un interesse composito calcolato automaticamente.

Un’altra tipologia di utenti è rappresentata da chi genera gli interessi per i primi, prendendo in prestito gli stablecoin, bloccando al contempo un collaterale, costituito generalmente da criptovalute di diversa natura o rappresentazioni virtuali di asset reali.

Tutto il sistema è gestito in maniera algoritmica su una logica di domanda e offerta, senza intermediari ma grazie a smart contract, che si appoggiano prevalentemente su blockchain Ethereum o anche su altre piattaforme. Il protocollo ha funzionalità di vario tipo anche per la gestione del rischio, del potere di prestito, dell’aggiornamento dei contratti.

Il token AAVE funge sia come metodo di governance (per attribuire il voto agli holder) sia come mezzo per remunerare il rischio dei prestatori. La community può controllare il protocollo andando a suggerire variazioni per la gestione del rischio, aggiungere nuovi asset sul protocollo, aggiornare gli smart contract per aggiungere nuove funzionalità. È previsto anche il meccanismo di delega che ha fatto nascere nuove figure, “i politici di protocollo”, che possono rappresentare gli holder nel meccanismo di governance e proporre modifiche.

Le DApp saranno il futuro di Internet?

Da quanto fin qui esposto, potrebbero esserci buone ragioni per una risposta affermativa.
La prima è che, grazie alle DApp, Internet potrebbe diventare un mondo più sicuro. La distribuzione di una quantità modesta di dati crittografati su molti computer li rende infatti meno appetibili per i pirati informatici, producendo in ogni caso meno danni di quanto accadrebbe per un attacco a un grande database centralizzato.

Una DApp, essendo distribuita, crea inoltre meno problemi ed errori, in quanto non può essere messa fuori uso per un problema tecnico, un attacco cyber o interventi di censura. Le DApp, infine, anche grazie alla logica open source, sono più flessibili, affidabili e trasparenti rispetto alle app tradizionali.

Se continueranno ad aumentare gli sviluppatori e gli utilizzatori anche in campo business, le DApp potranno dunque rappresentare un tassello importante per la costruzione di un nuovo modello di Internet basato su quelle logiche che molti vedono alla base del Web3.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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