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Dell EMC Services, endpoint personalizzati su diversi profili di utenza

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Attualità

Dell EMC Services, endpoint personalizzati su diversi profili di utenza

23 Mar 2018

di Giorgio Fusari

L’intelligenza integrata nella supply chain del Fulfilment Center della società, dislocato nei Paesi Bassi, aiuta le direzioni IT delle imprese a razionalizzare la gestione di tutti gli endpoint preconfigurandoli per le diverse tipologie d’uso

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TILBURG (Paesi Bassi) – Centralizzare, e svolgere per conto delle imprese, le attività di implementazione e configurazione di PC, smartphone e altri endpoint aziendali, permette di sgravare le direzioni IT da compiti complessi e dispendiosi in termini di tempo e risorse: questo è ciò che Dell EMC Services fa nel centro di Tilburg, per modernizzare il deployment dei vari device e consegnare ai lavoratori della conoscenza, che corrispondono a diversi profili di consumo dell’IT, dispositivi già pronti per l’uso. “I clienti stanno dimostrando di apprezzare questo approccio ed ecosistema di servizi – dichiara John B Reynolds, Senior Director Support and Deployment Services Delivery di Dell EMC Services per l’area Emea – anche perché la trasformazione digitale ha fatto evolvere in modo notevole le esigenze di lavoro dei vari utilizzatori finali dei dispositivi”.

“Quando, come, e soprattutto dove, i ‘knowledge workers’ svolgono il loro lavoro è un concetto profondamente cambiato nel tempo, e un modello che continuerà a cambiare nei prossimi anni” spiega Stéphane Reboud, che in Dell EMC ricopre la carica di Vice President Support and Deployment Services per la regione Emea (Europa, Medio Oriente, Africa). Perché? Reboud, cita alcuni dati indicativi (fonte Dell/Intel Future Workforce Study): il 60% degli utenti utilizza gli strumenti informatici per continuare la propria attività oltre l’orario di lavoro; due su tre svolgono attività di business da casa; il 42% vorrebbe lasciare un lavoro che fornisce scarse risorse tecnologiche, mentre l’82% dice che la tecnologia influenza il lavoro scelto. E il futuro promette ulteriori evoluzioni, perché, da quanto risulta, anche il 44% dei ‘millennials’ ritiene che il proprio spazio di lavoro non sia abbastanza ‘smart’.

A sinistra, Stéphane Reboud, Vice President Support and Deployment Services di Dell EMC per la regione Emea
A sinistra, Stéphane Reboud, Vice President Support and Deployment Services di Dell EMC per la regione Emea

Il luogo, e il contesto tecnologico e strategico, in cui Reboud illustra questi trend fondamentali della trasformazione digitale è l’Emea Fulfilment Center di Dell EMC a Tilburg, Paesi Bassi: una struttura logistica indirizzata a supportare a livello end-to-end tutto il processo di fulfilment, cioè stoccaggio della merce in magazzino, smistamento degli ordini, e gestione delle opzioni e dei servizi aggiuntivi per i vari prodotti, poi commercializzati a tutti i clienti dell’area Emea.

Il centro, per la prima volta aperto a una visita della stampa, e a cui ZeroUno ha avuto accesso, si estende su una superficie di 63.500 metri quadrati, evade annualmente circa 16 milioni di unità e si inserisce in una più vasta organizzazione a livello globale, costituita da 17 ‘centri di configurazione’ dislocati nel mondo. Dell Technologies, attraverso il centro di Tilburg, intende proporsi alle aziende utenti come il partner numero 1 per soddisfare la domanda di modernizzazione della forza lavoro, e di ridefinizione del rapporto tra IT e utenti finali. Questo significa che i prodotti smistati dal centro vengono configurati sulla base delle specifiche esigenze dei clienti sfruttando, e unendo in modo sinergico, la potenza e le funzionalità di deployment e configurazione dei sistemi fornite da tecnologie e tool all’avanguardia nel settore: da Dell EMC ProDeploy Enterprise Suite e ProDeploy Client Suite, a Microsoft Autopilot e Microsoft Intune; da VMware AirWatch e VMware Workspace One, alle tecnologie di Virtustream e Pivotal.

Emea Fulfilment Center di Dell EMC a Tilburg
Emea Fulfilment Center di Dell EMC a Tilburg

Servizi d’implementazione per ridurre il TCO dell’IT

Il primo punto chiave della strategia, sottolinea Reboud, è innovare il settore, facendo leva, come accennato, sui prodotti ‘best of breed’ del portafoglio di Dell Technologies, e combinandoli tutti assieme per aiutare i clienti a centralizzare, unificare e automatizzare il deployment e la configurazione di tutti i dispositivi aziendali. Da questo punto di vista, oggi, a seconda del numero di endpoint da dispiegare, in un’impresa può in effetti risultare oneroso o difficoltoso applicare in loco tutti gli standard IT necessari per proteggere dati e dispositivi, prima della loro effettiva implementazione nell’organizzazione; lo stesso discorso vale quando si deve rendere semplice per gli utenti finali ottenere le app di cui hanno bisogno per essere produttivi, o farli accedere in modo sicuro ai file da qualunque dispositivo; o ancora quando occorre identificare e risolvere in maniera proattiva i problemi sui device, prima che impattino la user experience.

In tutte queste aree, attraverso i propri ‘IT lifecycle services’ e il centro di Tilburg, Dell è in grado di fornire soluzioni, per esempio, per quanto riguarda la fase di ‘imaging’, ossia la preparazione delle immagini dei sistemi operativi, e la relativa applicazione degli standard IT di protezione di dati e dispositivi prima di rendere tali endpoint utilizzabili in azienda. A Tilburg queste attività possono essere effettuate attraverso la propria supply chain (che combina quindi la consegna del prodotto fisico con la sua configurazione), con l’obiettivo di far risparmiare ai clienti tempo e banda all’interno della loro organizzazione. Nel caso dei sistemi e delle applicazioni, il servizio Connected Configuration consente, per esempio, di installare applicazioni ‘user-specific’ nella supply chain di Dell. Tramite tale servizio, l’azienda utente ottiene in sostanza un completo controllo sulla configurazione dei sistemi nella maniera in cui desidera, attraverso la possibilità di installare, all’interno dell’infrastruttura Dell, un’istanza del proprio software di system management, che può essere Microsoft SCCM (System Center Configuration Manager) o MDT (Microsoft Deployment Toolkit). E tale processo avviene tipicamente attraverso una connessione VPN (virtual private network) sicura, che fornisce accesso diretto ai server nel configuration center di Dell.

Sfruttando questa capacità di centralizzazione, configurazione, e automazione completa dell’implementazione e manutenzione di tutti i dispositivi ed endpoint, realizzabile attraverso la supply chain di Dell, i reparti IT delle imprese clienti, chiarisce Reboud, possono minimizzare i costi di gestione del ciclo di vita e il Tco (total cost of ownership) delle attrezzature informatiche, con risparmi fino al 25%.

Reboud, però, tiene a puntualizzare un caposaldo della strategia Dell: “Il tema al centro della gestione dei dispositivi IT non è la tecnologia, ma sono gli ‘end user’”. La società, attraverso vari studi, è infatti arrivata a definire alcuni profili d’uso dell’IT tipici (il notebook “ideale” per il CEO, il desktop più adatto per il responsabile finanziario ecc.), e nella fase consulenziale definisce con il reparto IT dell’impresa in quali di questi far rientrare le tipologie di utilizzatori dei prodotti acquistati. “Solo così – conclude Reboud – si può arrivare con successo a determinare quali device e tecnologie hardware e software saranno più indicati per quei determinati profili di utilizzo”.

Giorgio Fusari
Giornalista

Nel settore giornalistico dal 1989, Giorgio Fusari negli anni ha collaborato per numerose pubblicazioni nel panorama tecnologico e ICT italiano, tra cui la rivista NetworkWorld Italia (gruppo IDG); il settimanale di tecnologia @alfa, del quotidiano Il Sole 24 Ore, la testata Linea EDP. Dal 2012 collabora con il gruppo Digital360 e in particolare con ZeroUno. Tra le aree di maggior specializzazione di Giorgio, il crescente universo dei servizi cloud, il networking, le tecnologie di cybersecurity.

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