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Il 4G italiano matura, trainato da Vodafone e TIM. Il business è l’entertainment, in arrivo le chiamate HD



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Forte divario tra i due leader, che coprono oltre l’80% della popolazione con il 4G+, e i concorrenti: Wind e 3 Italia coprono il 50 e il 40% con il 4G. Rispetto all’Europa è basso il tasso d’utilizzo, ma le nuove offerte degli operatori stanno facendo aumentare il traffico. Imminenti i primi servizi Voice over LTE, con possibilità di chiamare in video condividendo foto e posizione GPS

Pubblicato il 13 lug 2015



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Il mercato 4G italiano si conferma un testa a testa tra due avversari isolati dal gruppo dei concorrenti: Tim (Telecom Italia) e Vodafone. La principale spinta sulle novità tecnologiche e la rapida crescita delle coperture riguarda infatti questi due operatori. Non solo: le ultime notizie confermano che Vodafone è riuscita a conquistare una posizione di leadership sul 4G, da molti punti di vista, laddove invece era Tim ad avere questo ruolo nel 2014.

È possibile ancora un ribaltamento, ma nelle ultime settimane Vodafone ha aumentato le distanze: al 30 giugno copriva l’88 per cento della popolazione con il 4G e 160 città con il 4G+ a 225 Megabit, contro l’82 per cento e le 200 città di Tim. Wind e 3 Italia coprono il 50 e il 40 per cento, rispettivamente, e lanceranno il 4G+ nel 2016. Va detto però che Wind riesce a dare i 150 Megabit già con il semplice 4G (contro i normali 100 Megabit), grazie al pacchetto di frequenze detenute.

Il confronto con l’Europa si basa su dati 2014, della Commissione europea, e ci vede leggermente in ritardo: 77 per cento di popolazione coperta, contro una media del 79,4 per cento. Tra i grandi Paesi, però, solo Germania e Regno Unito fanno meglio di noi, in una classifica dominata dal Nord Europa. Nel mondo, spicca la Corea del Sud, con una copertura 4G quasi totale. Secondo un rapporto Asstel di giugno, però, la copertura 4G italiana complessiva è arrivata all’84 per cento della popolazione, superando la media europea, nel 2015.

Un recente studio di OpenSignal (di giugno) ci dice inoltre che Vodafone ha la rete più veloce, con 17,8 Mbps (per media utente), contro i 15,7 di 3 Italia, 13,5 di Tim e 9,2 Mbps di Wind. La media italiana è 14 Mbps, un po’ sotto rispetto a quella mondiale, guidata da Singapore (28 Mbps).

Tutto considerato, adesso nel confronto internazionale i punti deboli del nostro 4G sono due: il grosso divario tra operatori, e il basso tasso di utilizzo. Secondo Asstel, a fine 2014 solo il 6 per cento delle SIM aveva attivo il 4G, contro il 12 per cento della Spagna, il 18 per cento del Regno Unito e il 20 per cento della Germania. Un ritardo dovuto al fatto che nel 2014 i due principali operatori (i soli che avevano una copertura decente) facevano pagare caro il 4G (5-10 euro al mese extra) e includevano pochi GB nei pacchetti.

Adesso non è più così. Tutti gli operatori includono il 4G nelle nuove offerte e i GB di traffico stanno aumentando, a parità di canone, rispetto al passato. Tutti gli operatori arrivano a 5 GB di traffico, mentre 3 Italia e Wind si spingono a 8 e 12 GB, per le offerte smartphone che includono anche le telefonate. Vodafone ha anche lanciato offerte “solo internet” fino a 20 GB, in controtendenza rispetto al solito.

Il problema per gli operatori: come monetizzare al meglio gli investimenti?

Piuttosto, adesso che la copertura 4G è a un punto di maturità, arriva al pettine una questione: come gli operatori possono monetizzare al meglio gli investimenti in rete e frequenze? Ergo, quali servizi “killer application” 4G possono spingere? Sembra ormai abbandonata l’idea, che gli operatori cavalcavano fino all’anno scorso, di far pagare a parte l’accesso a contenuti pesanti (come i video, per esempio su YouTube). Il grande tema delle applicazioni basate sull’Internet of Things e sulla loro diffusione rappresenta un importate chiave di sviluppo per il mercato degli operatori Telco.

Gli operatori stanno invece offrendo pacchetti di intrattenimento (musica, film, calcio, con servizi propri o di terze parti come Spotify o Infinity). Sono venduti come opzioni aggiuntive dei pacchetti 4G. In certi casi, i primi mesi di contenuti sono gratuiti e poi subentra il pagamento di un canone.

Finora solo internet sul 4G, ora anche la voce

Tim è il solo operatore italiano a sfruttare il “zero rating”, una particolare strategia tariffaria per incentivare i propri servizi che non scala il traffico generato dai propri servizi di intrattenimento dal pacchetto dei GB inclusi nel canone.

Un passo avanti, sul fronte dei servizi internet mobili, verrà con il pieno sviluppo del 4G. Vodafone a luglio ha lanciato il VoLTE, Voice over LTE, cioè le telefonate su rete 4G. Finora il 4G è servito solo a navigare su internet. I cellulari, quando dovevano telefonare, erano costretti a passare su 3G. Le chiamate di quarta generazione hanno una qualità audio superiore e sono più stabili.

Poiché il cellulare resta su 4G anche durante la telefonata, inoltre, diventano possibili alcuni servizi internet aggiuntivi che la arricchiscono. Come la video telefonata, a cui l’utente può accedere con un clic sulla schermata della chiamata. Oppure come la possibilità di condividere foto e la propria posizione gps (con l’invio di una mappa cliccabile).

Imminente l’app Vodafone Call+

Questi servizi aggiuntivi arriveranno il 16 luglio, con l’app Vodafone Call+, mentre Telecom Italia partirà a settembre, su un numero limitato di utenti, per poi completare il lancio del VoLTE entro dicembre. Per Wind e 3 Italia se ne parla nel 2016. Future possibilità di ricavo per gli operatori verranno dall’LTE Broadcast e dall’uso di small cell come veicolo pubblicitario.

Al momento però sono opportunità di business ancora ipotetiche. L’unica fonte certa di ricavi, per gli operatori, è la vendita di traffico internet mobile. Almeno finché anche questo non diventerà commodity, come già è successo per la voce e gli sms.

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