La nuova application integration: muoversi agilmente nella complessità tecnologia e di business, è il titolo di un recente Executive Dinner organizzato da ZeroUno in collaborazione con Dell Boomi. Un tema complesso e spinoso, ma nel contempo strategico che riguarda la governance degli ambienti ibridi, la stratificazione di sistemi informativi che devono diventare più flessibili. Il tutto in rapporto a una complessità competitiva sempre più forte.

“Il punto di partenza da cui dobbiamo derivare le nostre riflessioni su questa tematica è quello del business, rapido, complesso nelle esigenze della domanda. Una domanda – ha affermato Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, introducendo la tematica – che vuole essere ingaggiata in modo sempre più personalizzato e specifico. Un business che è spesso disruptive quando l’azienda non riesce a stare al passo con l’innovazione nell’erogazione di prodotti e servizi che è anche innovazione tecnologica che deve accompagnare questa trasformazione. Quindi cosa serve oggi? Servono agilità tecnologica e organizzativa, velocità di risposta capace di reggere una roadmap di innovazione che deve essere parte integrante dell’evoluzione del business. In questo scenario, uno dei temi più complessi e delicati da affrontare – ha proseguito il direttore – è quello dell’integrazione perché sappiamo che le nostre applicazioni derivano spesso da applicazioni legacy che devono integrarsi con applicazioni cloud native, abbiamo ambienti ibridi, dobbiamo gestire ambienti multicloud. Del resto, i dati parlano chiaro: secondo McKinsey, solo il 24% dei progetti di digital transformation ha successo e la responsabilità di questi scarsi risultati viene addebitata principalmente a una complessità di integrazione”; Gartner prevede infatti che nel 2020 il 50% dei costi e del tempo di un progetto digital riguarderà tematiche di integrazione. Quali sono dunque i modelli di riferimento? Quali le best practice? Quali le competenze necessarie? Come orchestrare i servizi, con quali tecnologie? Con quali piattaforme tecnologiche? Sono i temi approfonditi nell’incontro.
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Integrazione applicativa per il successo dei progetti di trasformazione digitale
“Una delle principali esigenze emerse quest’anno dalla ricerca dell’ Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano è come governare questa integrazione applicativa. Sicuramente le aziende stanno evolvendo verso il cloud e questa evoluzione va governata”, ha dichiarato Stefano Mainetti, Direttore Scientifico dell’ Osservatorio, introducendo le principali dinamiche di crescita di questo mercato, per le quali rimandiamo all’articolo Osservatorio Cloud Transformation 2018 Politecnico di Milano: tutti i dati in anteprima.

Tra i dati illustrati, sottolineiamo il fatto che le soluzioni iPaaS (integration Platform as a Service) sono tra quelle che presentano i più elevati tassi di crescita e, analizzando la figura 1 che illustra gli ambiti di investimento nei servizi public e hybrid cloud, vediamo che la tematica dell’integrazione è in modo prospettico quella che più focalizza l’interesse delle aziende.

“La ricerca evidenzia che la scelta del cloud nella maggior parte dei casi (figura 2) è opportunistica, selettiva in base ai casi d’uso. Questo fa sì che una serie di scelte contingenti e cumulate nel tempo creino un problema di governance e razionalizzazione”, specifica Mainetti.

Analizzando quella che nel tempo è la percezione delle aziende sulle problematiche che può comportare l’adozione di un approccio public cloud, se i temi della sicurezza, della scalabilità, della compliance ecc. hanno trovato una risposta positiva nell’evoluzione dell’approccio al cloud, quello dell’integrazione è ancora un tema fortemente critico (figura 3): “Ci sono dei miglioramenti perché le aziende si sono rese conto che se affrontata con gli strumenti giusti si semplifica, ma l’integrazione rimane la spina nel fianco dei sistemi informativi”.

Il mondo è sicuramente ibrido e multicloud (figura 4): “Un ambiente hybrid cloud utilizza cloud pubblico, cloud privato e soluzioni on-premises, con l’obiettivo – ha ricordato Mainetti – di trarre il meglio delle varie modalità di erogazione delle tecnologie a seconda delle esigenze aziendali. In ambienti multicloud l’azienda utilizza e coordina servizi public cloud di due o più provider per rispondere al meglio alle proprie esigenze economiche, tecniche o funzionali. Tre quarti delle aziende che hanno adottato public cloud lo hanno integrato con il proprio sistema informativo aziendale (con integrazioni ad hoc o con ESB). Un quarto delle aziende che hanno adottato public cloud stanno sperimentando configurazioni multicloud infrastrutturali o applicative”.

Ne consegue la grande problematica dell’orchestrazione delle risorse che Mainetti ha approfondito illustrando il modello sviluppato dall’Osservatorio, per il quale rimandiamo all’articolo Modello di riferimento per una suite di orchestrazione multicloud, che si sostanzia nel presidio di 4 ambiti fondamentali: Automazione, Integrazione, Sicurezza e Governance (figura 5). “Come vediamo nella figura che mostra i livelli di adozione dei diversi tool che vanno a coprire le differenti aree, ci sono parecchi ambiti che devono essere messi in ordine e tra questi quello dell’enterprise cloud application integration è sicuramente uno di quelli che richiede la maggiore attenzione”.

Dell Boomi come abilitatore del cambiamento
“Boomi nasce nel 2000 e il cliente principale era Dell (insieme a Linkedin) che, nel 2010, decide di acquisirla dando vita appunto a Dell Boomi, perché Michael Dell lo ritenne un asset strategico per tutta la campagna di merge&acqusition lanciata nel 2010 (circa 23 aziende). Strategico perché abilitava tutta la parte di post integration tra tutti i sistemi IT delle aziende acquisite”, così Fabio Invernizzi, Sales Director EMEA South di Dell Boomi, ha illustrato la genesi dell’azienda mostrando come Dell, che poi nel 2016 acquisirà EMC dando vita a DellEMC, abbia sperimentato questa tecnologia prima di tutto su se stessa e come questa abbia rappresentato uno strumento vitale, a giudicare dalle parole dello stesso Michel Dell, riportate da Invernizzi: “Senza l’aiuto di Dell Boomi l’integrazione tra Dell e EMC sarebbe stata praticamente impossibile nei tempi, modi, costi e successo che abbiamo ottenuto”.

“Dell Boomi è un abilitatore del cambiamento con la mission di soddisfare le richieste in termini di tempo, governance e abbassamento dei rischi in progetti di digital transformation”, ha quindi affermato il top manager che ha illustrato una serie di casi d’uso italiani per i quali rimandiamo all’articolo Dell Boomi: casi concreti di integrazione applicativa in aziende italiane.
A Paolo Fabbri, Sales Italy di Dell Boomi, il compito di presentare più nel dettaglio come funziona la piattaforma. “I fattori differenzianti per affrontare la trasformazione digitale sono i tempi e le competenze. Se partiamo da una realtà on premise che deve combinarsi con il nuovo paradigma dell’hybrid, quindi del cloud e di piattaforme cloud diverse, la velocità con la quale sono in grado di sfruttarne le opportunità è vitale perché il business è sempre più veloce e vuole le risposte nei suoi tempi. Nel contempo devo avere le competenze per effettuare questa transizione. Altrimenti il progetto è fallimentare”, introduce il manager.

Ricordando che Boomi nasce quando il cloud inizia ad affacciarsi come modello di fruizione delle risorse, Fabbri spiega come il fattore differenziante sia stato quello di “avere pensato a una piattaforma unificata che avesse tutti gli strumenti per consentire l’integrazione sia dei dati sia dei processi. Quindi i nostri clienti si trovavano a poter effettuare, con la stessa piattaforma, sia data integration sia business process integration a differenza dall’on premise dove questo avveniva con strumenti diversi. Il tutto utilizzando le stesse persone”, risolvendo quindi anche parzialmente il problema delle competenze.
































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