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Solo una rete di Cloud potrà sostenere l’onda d’urto della Internet of Everything

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Strategie

Solo una rete di Cloud potrà sostenere l’onda d’urto della Internet of Everything

09 Feb 2015

di Giorgio Fusari da Digital4

Cisco vuole un ruolo di primo piano nella fornitura della capacità necessaria per elaborare le enormi molti di dati della IoE, sia sviluppando infrastrutture Cloud per aziende e service provider, sia incoraggiando i Cloud ibridi per completare le “nuvole” private. Una strategia che si concretizza nella piattaforma Intercloud e nelle sue tre linee di sviluppo

Nei prossimi anni, le infrastrutture Cloud giocheranno un ruolo fondamentale nel fornire la capacità e le risorse di computing necessarie per soddisfare le esigenze di elaborazione delle enormi moli di dati generate dalla Internet degli Oggetti.

Basti pensare che, per il 2018, il 76% di tutti i workload (grandi aziende, piccole e medie imprese, organizzazioni governative, ecc.) sarà gestito nel Cloud. Rob Lloyd, President Development & Sales di Cisco Systems, ha fornito questi numeri citando i dati del Cisco Global Cloud Index 2013-2018. In questo lasso di tempo il 70% di tali workload rimarrà ancora ‘private cloud-related’ e, nella valutazione dell’impatto che la nuvola determinerà sulle infrastrutture IT, il modello SaaS (software as-a-service) risulta essere il servizio predominante.

Delineando lo scenario, Lloyd ha sottolineato che Cisco intende occupare una posizione di primo piano nella fornitura della capacità necessaria per il funzionamento della IoE (Internet of Everything), giocando un ruolo chiave, sia nello sviluppo delle infrastrutture Cloud per aziende e service provider, sia nell’adozione dei Cloud ibridi, che consentono di complementare le nuvole private.

Lo strumento tecnologico e commerciale, in continua evoluzione, attraverso cui la società sta perseguendo tale strategia è Intercloud (i cui sviluppi recenti sono spiegati anche in quest’intervista). Tale piattaforma d’interconnessione Cloud è distribuita a livello globale, e integra un elevato grado di sicurezza e funzionalità analitiche in real-time.

Inoltre, afferma Cisco, potendo contare su una scalabilità “virtualmente infinita”, può fornire la capacità richiesta dai workload e dalle applicazioni di ultima generazione. Non da ultimo, l’approccio aperto di Intercloud, basato sul software open source e OpenStack, consente lo sviluppo di servizi di local hosting e local provider, in ottemperanza alle regolamentazioni e normative specifiche relative alla tutela del possesso e della privacy dei dati.

 

Roadmap di sviluppo

Nel prossimo decennio la combinazione di Cloud privati, pubblici e ibridi interconnessi, attraverso i programmi e i partner membri dell’ecosistema di Intercloud, continuerà ad evolversi, per formare infrastrutture e servizi sempre più efficienti. «Spenderemo i prossimi dieci anni a collegare questi Cloud», ha detto Lloyd.

E la roadmap di sviluppo si snoderà essenzialmente su tre fronti. Una prima serie di attività ha l’obiettivo di fornire agli utenti enterprise e commerciali più funzionalità per i data center, attraverso un’infrastruttura convergente, basata su pilastri fondamentali come UCS Director, ACI (Application Centric Infrastructure) e Intercloud Fabric: questi puntano a differenziare l’offerta di private cloud di Cisco, e a rendere sicuro l’uso dei cloud ibridi.

Intercloud Fabric, in particolare, essendo una tecnologia indipendente dal tipo di hypervisor e dal Cloud provider, permette di spostare i workload con libertà e flessibilità in nuvole ibride, mantenendo tutti i requisiti di sicurezza di rete, qualità del servizio e policy di controllo specifiche.

La seconda area di attività mira ad accelerare la capacità dei service provider di competere nel Cloud tramite un ambiente aperto ed efficiente, per sviluppare nuove offerte basate su servizi di rete differenziati. La strategia per aiutare i service provider a innovare realmente, e generare fiducia nelle infrastrutture, è la standardizzazione, resa possibile dalla tecnologia open source OpenStack. Un elemento, quest’ultimo, basilare per la formazione di una grande comunità di partner e sviluppatori che lavorano per creare una federazione di Cloud, e servizi IaaS e PaaS, utilizzando schemi progettuali comuni e ripetibili.

Il terzo nucleo di iniziative si concentra infine sullo sviluppo di un marketplace per le offerte SaaS di Cisco e le applicazioni di classe enterprise. Uno spazio in cui gli sviluppatori possono creare ricche API (application programming interface), in grado di fornire agli utenti esperienze d’uso delle applicazioni e dei servizi sempre più differenziate e migliori.

 

L’evoluzione dei workload gestiti nel Cloud

(Fonte: Cisco Global Cloud Index, 2013-2018)

Giorgio Fusari da Digital4
Giornalista

Nel settore giornalistico dal 1989, Giorgio Fusari negli anni ha collaborato per numerose pubblicazioni nel panorama tecnologico e ICT italiano, tra cui la rivista NetworkWorld Italia (gruppo IDG); il settimanale di tecnologia @alfa, del quotidiano Il Sole 24 Ore, la testata Linea EDP. Dal 2012 collabora con il gruppo Digital360 e in particolare con ZeroUno. Tra le aree di maggior specializzazione di Giorgio, il crescente universo dei servizi cloud, il networking, le tecnologie di cybersecurity.

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