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Verso la “EXA” Oracle

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Verso la “EXA” Oracle

12 Ott 2011

di Stefano Uberti Foppa

La società di Larry Ellison, con una serie di annunci di primo livello, accelera la propria strategia di espansione nella business intelligence, analytics, big data e lancia un public cloud con le Fusion Applications finalmente in general availability.

SAN FRANCISCO – Dall’Openworld, l’annuale kermesse Oracle che si tiene a San Francisco e che ha riunito quest’anno circa 45.000 partecipanti tra clienti, analisti, partner e giornalisti, torniamo con un dato evidente: si conferma, nel mercato It, il processo di consolidamento in atto ormai da anni nel mondo dell’offerta.

La costruzione di grandi agglomerati di soluzioni (hardware, software e servizi) da parte di pochi global player, ha l’obiettivo di rappresentare, agli occhi degli utenti, quel “one stop shop” dove si può ormai trovare tutto ciò di cui tecnologicamente si ha bisogno. Grandi “universi” (teoricamente interoperabili tra loro grazie al ricorso, più o meno effettivo, ad open standard) per offrire alle aziende una risposta prestazionale adeguata alle esigenze più stringenti dei dipartimenti IT, impegnati nella creazione di valore di business. Come? Attraverso una maggiore capacità di analisi e governance della complessità, sempre maggiori performance, nuovi livelli di sicurezza e integrazione tra gli ambienti per avviare il famoso passaggio architetturale, funzionale e organizzativo dalla logica “a silos” ad una trasversalità che porti maggiore efficienza, flessibilità e “business value”.
Certo le strade con cui i vendor supportano gli utenti verso questi obiettivi sono molto diverse tra loro. Quella tracciata ormai tempo fa da Oracle per diventare la “Big Red” di riferimento è stata da sempre portata avanti con una tenacia che, fin qui, risultati alla mano (aumento di fatturato per il fiscale 2011 del 33%, fino a raggiungere i 35,6 miliardi di dollari; utile operativo anch’esso aumentato del 33% fino a 12 miliardi di dollari; utile netto aumentato del 39% a 8,5 miliardi di dollari), ha dato ragione a Larry Ellison, Ceo e co-fondatore dell’azienda. Quale la chiave di lettura di questo inarrestabile percorso di crescita? Strategia di acquisizioni mirate a un’organicità di offerta, con l’area Ricerca e Sviluppo (che ha toccato nel 2011 i 4,2 miliardi di dollari di investimenti, nel 2005 era di 1,5 miliardi) a lavorare a pieno ritmo per garantire software pre integrato, pre-testato, di massimo livello prestazionale, in più ottimizzato per l’architettura hardware sottostante.

Il punto di maggiore criticità, secondo il disegno di Ellison, era però rappresentato dal fatto che non si potesse più di tanto ottimizzare su sistemi e architetture di terzi. Ed è stato allora, nel 2009, che Oracle, accettando una nuova sfida e aprendosi a una nuova era per un player fino a quel momento rigorosamente software oriented, ha comprato Sun, rivitalizzando Java, Solaris e naturalmente Sparc (pochi giorni prima dell’Openworld è stata presentata la nuova linea di sistemi SPARC Supercluster T4-4 – vedi qui a destra) e dando il via a quella che ormai possiamo chiamare una vera e propria linea di “ExaSystems” (Exadata, Exalogic e ora, il nuovo arrivato annunciato a Openworld, Exalytics). E’ questo il vero punto di forza su cui Oracle costruirà future crescite di mercato che oggi la portano a presidiare con queste macchine differenti segmenti di offerta: Exadata, una data base machine per il Transaction processing e il consolidamento; Exalogic, per il consolidamento applicativo e il cloud; Exalytics, business intelligence machine che comprende due engine per la gestione in memory dei dati analitici.
Con i nuovi annunci, che vedremo velocemente in dettaglio più sotto, si conferma la strategia di “extreme performance” Oracle (vero e proprio pallino di Ellison, enfatizzato attraverso comparazioni price/performance soprattutto verso i sistemi Ibm Power 7 e Hp Superdome),

elemento distintivo di supremazia tecnologica raggiunto grazie ai propri “spectacular enginneering teams”, come ha dichiarato il Ceo. Una strategia che, a livello di sistemi, viene applicata attraverso una parallelizzazione spinta di tutti i componenti: quelli hardware (server, storage e network); quelli software (Vm, sistema operativo, data base e middleware) e con soluzioni di data compression elevata, nonché di connessioni ad altissima velocità con Infiniband, un backbone di derivazione Sun che offre grande velocità e ampiezza di banda e che consente inoltre la diretta interconnessione tra sistemi Exalogic ed Exadata (a destra) per la realizzazione di cluster computazionali. Un’integrazione architetturale che si estende tra i diversi livelli dell’intero e completo stack tecnologico proposto: storage, server, virtual machine, sistemi operativi, data base,

middleware, applicazioni. Tutto di casa Oracle. Con questa impostazione, la società di Ellison specializza oggi sulle diverse funzioni (Transaction processing, cloud e business intelligence) i propri gioielli. “1000 Exadata installati fino ad ora, oltre 3000 previsti entro la fine di quest’anno”, ha dichiarato Ellison. E’ il prodotto sul quale, nella storia di Oracle, stiamo registrando i più importanti tassi di crescita”. E c’è da giurare che la specializzazione degli “ExaSystems” continuerà su nuove focalizzazioni funzionali in futuro.

Big data, un’appliance e una intelligence machine per risolvere la questione
Abbiamo diffusamente scritto durante la scorsa Storia di Copertina (vedi "Big Data, la nuova sfida" e "Big Data, cosa fare, come fare e perché") di cosa siano i big data e di quali percorsi compiere in azienda, come sistemi e organizzazione, per cercare di gestirli. In estrema sintesi si tratta della proliferazione, in quantità e tipologia, di dati da trattare. Miliardi di dati provenienti dai social network, da sensori incorporati in oggetti e tra loro interconnessi, dai video, da una sempre maggiore diffusione dell’imaging in svariati settori merceologici (pensiamo soltanto all’ambito della medicina), dagli smart grid, dall’utilizzo sempre più rapido e diffuso dei device mobili. Quantità e tipologia di dati crescenti, dunque, (stime Gartner parlano di aumento nel volume d’informazioni worldwide del 60% anno su anno) a cui è strettamente correlato il problema della loro archiviazione (storage), della loro affidabilità e utilizzo (security) e dell’analisi efficace, corretta, pertinente e real time. Solo utilizzando sistemi con determinate architetture si può pensare di affrontare efficacemente il problema, trasformandolo in vantaggio competitivo quando si è davvero in grado di interpretare la complessità, dare risposte rapide sul piano del business, generando quindi fatturato e riducendo tempi e costi.
Le risposte Oracle in quest’area, annunciate all’Openworld 2011, si chiamano Oracle Big Data Appliance ed Exalytics Business Intelligence Machine. La prima si rivolge alla specifica gestione di big data, la seconda alla creazione di soluzioni di business intelligence di livello enterprise basate sulle application analytics e in grado di garantire, proprio per le caratteristiche prestazionali del sistema, quella rapidità di analisi su grandi moli di dati che può rendere pratica una strategia di intelligent enterprise diffusa.
La Big Data Appliance è la risposta Oracle al problema della difficile gestione dei dati non strutturati nei tradizionali sistemi di datawarehouse o attraverso classiche applicazioni di Business intelligence. E’ un sistema ingegnerizzato e ottimizzato per l’acquisizione, la gestione e il loading di dati non strutturati nell’Oracle database 11G che comprende la distribuzione di Apache Hadoop (un framework open source per l’elaborazione distribuita di grandi data set attraverso sistemi in cluster), l’Oracle NoSql data base, un data integration application adapter per Hadoop (per facilitare l’integrazione tra Hadoop e l’Oracle database), l’Oracle Loader for Hadoop (per l’ottimizzazione dei data set in funzione di loading e analisi efficienti in Oracle 11G) e una distribuzione open source di Oracle R Enterprise (per l’integrazione dell’ambiente open source di statistica R con l’Oracle database 11G). L’appliance, come tutti i prodotti presentati, è disegnata architetturalmente per essere facilmente integrata (via Infiniband ma anche attraverso interfacce di rete, protocolli middleware per l’integrazione tra database) con gli altri sistemi, nello specifico con Exadata ed Exalytics Business Intelligence Machine, costituendo così potenzialmente un nodo elaborativo dedicato all’analisi dei dati e delle informazioni di elevatissime prestazioni.

Proprio Exalytics Business Intelligence Machine (qui a sinistra), viene proposta da Oracle come “cuore” della strategia B.I. di un’azienda. La sua struttura consente la combinazione di Oracle Business Intelligence Foundation (una famiglia di soluzioni B.I. integrata con prodotti per il reporting, ad hoc query and analysis, scorecard, dashboard e Olap) con evolute capacità di visualizzazione (grazie all’Oracle multi dimensional Olap server, Essbase) per consentire agli utenti nuove possibilità di modellazione, pianificazione, previsione e analisi predittive. Il sistema comprende un Oracle Sun Fire server con 1 Terabyte di Ram e 4 processori Intel Xeon E7-4800 da 10 core l’uno e l’Oracle TimesTen in-memory database per Exalytics basato sull’in-memory Rdbms migliorato e ottimizzato per la B.I. Il sistema accede anch’esso a dati relazionali, Olap e non strutturati provenienti da diverse fonti quali Ibm Db2, Microsoft Sql Server, Netezza (sempre Ibm), Sap B.I.Warehouse, Teradata.
Anche Exalytics è stato progettato per un’ottimale integrazione con Exadata, al fine di costruire un cluster di sistemi, integrato e faul tolerant, dedicato alla gestione delle informazioni.
In conclusione, come sempre Oracle ci mette il “cuore tecnologico” con livelli prestazionali elevatissimi. Il “vestito”, cioè il saper confezionare soluzioni che effettivamente consentano alle aziende di affrontare e risolvere la questione dell’analisi della complessità e del supporto decisionale per il business, quello è un lavoro per i partner, sempre più specializzati e premiati da Oracle per progetti realizzati, risorse e investimenti dedicati alle diverse piattaforme. Sono loro che dovranno saper declinare, nella complessità aziendale, un’eccellenza tecnologica che da sola, ormai da tempo, non basta più.
L’Openworld, tra i numerosi annunci minori, si è chiuso infine “con il botto”. Ellison l’ultimo pomeriggio ha presentato infatti l’Oracle Public Cloud e l’Oracle Social Network. Annunciando dopo anni di sviluppo la general availability delle Oracle Fusion Application, oltre 100 moduli applicativi riscritti, basati su Java e middleware standard, interfacce user friendly e soprattutto business intelligence e analytics integrate,uno sforzo di sviluppo e di costo notevolissimo, ora sono disponibili oltre che on premise anche “on the cloud”. Unitamente ad una serie di platform services standard based (data base, Java, dati e servizi di security) al livello più basso, Oracle Public Cloud è la risposta della società alla domanda di application e platform as a service. Con l’Oracle Social Network, invece, viene proposto ai diversi utenti aziendali un tool per la collaborazione sicura built in nelle Fusion Applications.

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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