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Oracle presenta Solaris 11: obiettivi cloud e virtualizzazione

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Oracle presenta Solaris 11: obiettivi cloud e virtualizzazione

15 Nov 2011

di Daniele Lazzarin

Prima major release del sistema operativo Unix dopo sette anni, pensata anche per semplificare la gestione di ambienti complessi e migliorare l’integrazione con le principali soluzioni Oracle, tra cui database e Fusion Middleware. Nella foto Mark Hurd, President di Oracle.

Oracle ha presentato ufficialmente Solaris 11, prima major release del sistema operativo server Unix dopo l’acquisizione di Sun Microsystems. Era un annuncio molto atteso perché sono passati quasi sette anni dal lancio di Solaris 10 da parte di Sun (gennaio 2005), anche se un anno fa Oracle ha rilasciato la versione intermedia 11 Express, con alcune delle novità della soluzione completa. Solaris 11, che gira su piattaforme sia Sparc (quindi proprietarie), sia x86 Intel, è stato definito da Mark Hurd, President di Oracle, come “il primo sistema operativo cloud (Cloud OS), perché è stato progettato per rispondere alle esigenze di sicurezza, performance e scalabilità dei più complessi ambienti cloud privati, pubblici o ibridi”. Gli ambienti cloud, ha spiegato poi Markus Flierl, Oracle vice president software development, alla presentazione del nuovo OS, richiedono livelli di automazione e snellezza più elevati di una normale infrastruttura IT: “In queste ultime si possono gestire centinaia di server Solaris, in una cloud si possono avere migliaia di istanze virtuali Solaris”.
Oracle inoltre definisce Solaris 11 come il primo OS totalmente virtualizzato, perché dispone di funzioni complete e native di virtualizzazione di risorse storage, di rete e OS, e supporta la virtualizzazione server su Oracle VM di sistemi sia Sparc sia x86. Tra le principali novità c’è poi un modello di virtualizzazione per partizioni (Zones) che permette di definire centinaia di Zone per singolo server fisico. Le Zone sono gestibili singolarmente, e tra l’altro si possono limitare le libertà di intervento degli amministratori a singole Zone (cambiamenti al file system, configurazioni di rete, utilizzo della banda, ecc.) e all’interno di esse.
Per il resto, molte delle nuove funzioni di Solaris 11 sono pensate per semplificare la gestione di ambienti complessi, in particolare cloud. Fast Reboot, per esempio, comprime alcuni dei classici controlli iniziali durante il ‘boot’ di sistema, accelerando di 2,5 volte l’avvio dell’intera infrastruttura, per esempio dopo una patch o un update. Image Packaging System invece è un framework per la gestione del ciclo di vita dei software, che tiene traccia di installazioni, upgrade e rimozioni, nonché delle dipendenze delle varie applicazioni da librerie ed altri software.
Per la prima volta inoltre in Solaris sono disponibili funzioni di virtualizzazione di rete, che permettono di creare topologie di data center in una singola istanza di sistema operativo. Questo, spiega Oracle, facilita la possibilità di gestire l’intera infrastruttura – hardware, storage e networking fisici, l’OS e il layer di virtualizzazione – in modo centralizzato attraverso Oracle Enterprise Manager Ops Center.
E proprio grazie al presidio dell’intero stack, dall’hardware alle applicazioni – sottolinea Oracle -, è stato possibile ottimizzare le prestazioni (migliorate fino a 10x) e l’affidabilità delle principali soluzioni Oracle quando girano su Solaris 11: tra queste Database 11g, Fusion Middleware 11g, Enteprise Manager e le applicazioni Java-based. Oracle inoltre assicura il supporto del nuovo sistema operativo a oltre 11 mila applicazioni anche di terze parti, con compatibilità garantita dall’Oracle Solaris Binary Application Guarantee Program.
Il nuovo OS è già in produzione in 700 aziende in tutto il mondo, implementato in migliaia di Appliance Sun ZFS Storage, nonché su sistemi Oracle Exadata (X2-2 e X2-8), ed Exalogic. Nei test effettuati ha ottenuto vari record di performance, tra cui un miglioramento del 41% rispetto a Solaris 10 del benchmark SPECjvm2008 su una configurazione di Oracle HotSpot Java Virtual Machine su server Sparc T4-2.

Daniele Lazzarin

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