Quattro aspetti fondamentali per applicare una metodologia FinOps

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Quattro aspetti fondamentali per applicare una metodologia FinOps

FinOps è un emergente modello di gestione e ottimizzazione dei costi dei differenti servizi cloud pubblici che molte imprese oggi utilizzano per la conduzione della propria attività imprenditoriale. Implementare FinOps in maniera corretta non dipende però dalla mera acquisizione di nuova tecnologia e strumenti software, quanto da un profondo cambiamento della mentalità aziendale

16 Set 2022

di Redazione

Scegliere una strategia multicloud, cioè decidere di utilizzare due o più servizi pubblici di cloud computing, è una strada che le imprese stanno seguendo sempre più anche in Italia. Il perché è motivato da almeno due, non secondari, benefici di business: in primo luogo, implementando un’infrastruttura multicloud un’organizzazione riesce a evitare una troppo stretta dipendenza dalla tecnologia di un singolo cloud provider (vendor lock-in).

In secondo luogo, l’azienda in questione, adottando il paradigma multicloud, può connettere e orchestrare tra loro diversi servizi cloud, acquisendo la flessibilità di utilizzare, di volta in volta, quelli che trova più convenienti in termini di costi, o più vantaggiosi a livello di prestazioni (capacità di storage, velocità) o specifiche funzionalità.

Naturalmente, una strategia multicloud porta con sé anche nuove sfide: tra queste, una delle maggiori è la difficoltà di controllare e gestire con efficienza i consumi e i costi dei differenti servizi cloud in rapporto all’effettivo valore di business che ciascuno di essi riesce a fornire all’impresa.

Sotto questo profilo, la sempre più forte esigenza delle varie organizzazioni di trovare una modalità sistematica e condivisa di controllo dell’uso dei diversi servizi cloud, e dei relativi costi, sta contribuendo alla progressiva diffusione del modello operativo FinOps: l’acronimo (financial operations) identifica un paradigma innovativo di gestione delle spese operative nel cloud.

Forte esigenza di controllo dei costi del cloud

“Oggi, diversi nostri clienti usano solitamente almeno due servizi cloud pubblici, ma ne abbiamo alcuni che ne utilizzano anche più di due”, commenta Fabio Zanchi, solution architect in Sorint.lab, e tra i primi in Italia ad aver ottenuto la qualifica di ‘FinOps Certified Practitioner’.

Dunque, anche in queste aziende, la metodologia FinOps ha probabilità di diffondersi? “Rispetto ad altri paesi del mondo, in Italia FinOps è meno adottato, ma siamo certi che presto lo sarà, perché l’amministrazione dell’utilizzo e dei costi dei servizi cloud richiede specifici processi e linee guida” spiega.

“In Sorint.lab portiamo avanti anche progetti di migrazione sul cloud e devo dire che, negli ultimi mesi, soprattutto le aziende che stanno andando per la prima volta nella nuvola sentono già questa esigenza di controllo dei costi. Da tale punto di vista, la metodologia FinOps permette di governare tutto ciò che è cambiato con l’avvento del cloud e dei nuovi processi di sviluppo, come DevOps: gestione dei costi, velocità di deploy, decentralizzazione delle responsabilità e tanto altro”.

“Fondamentalmente – aggiunge Raffaello Ferrari, anche lui solution architect e FinOps Certified Practitioner in Sorint.lab – l’obiettivo chiave di FinOps è rendere sostenibili tutti i benefici che il cloud ha reso possibili, come l’aumento di agilità, elasticità e resilienza del business, la rapidità di adozione del cloud e delle nuove tecnologie. Senza una metodologia comune, il rischio è sprecare tempo e risorse senza aumentare il valore di business”.

Paradigma FinOps: principi e linee guida per implementarlo

Per indirizzare i problemi di gestione dei costi dei differenti tipi di servizi cloud, esistono strumenti software nativi, che ogni singolo cloud provider (AWS, Google Cloud, Microsoft Azure, OCI) rende disponibili, oppure tool multicloud forniti da terze parti e in grado di supportare le tecnologie e i servizi di diversi cloud provider.

Tuttavia, un primo aspetto essenziale da tenere presente nell’implementazione della metodologia FinOps è che la scelta dello strumento software non dev’essere la prima preoccupazione. “Dal nostro punto di vista – precisa Zanchi – lo strumento da utilizzare è importante, ma non è la parte principale. La conoscenza e le competenze devono essere il fattore trainante che guida tutto il processo di cambiamento dell’impresa. Su questo tema, Sorint.lab è in grado di fornire un’approfondita conoscenza della metodologia FinOps, che aiuta l’azienda utente a iniziare o migliorare il suo viaggio verso il cloud”.

La stessa FinOps Foundation, un programma della Linux Foundation dedicato alla formazione dei professionisti specializzati nell’amministrazione economica della nuvola attraverso questa metodologia, definisce FinOps, prima di tutto, come una disciplina e una pratica culturale di gestione finanziaria del cloud.

In sostanza, in maniera analoga a quanto avviene con il modello DevOps creato per lo sviluppo e la distribuzione del software, anche FinOps prevede l’istituzione di team interfunzionali per i diversi reparti aziendali (engineering, finance, produzione). Tali squadre di lavoro FinOps collaborano, sono corresponsabili e hanno la funzione chiave di migliorare la visibilità, il controllo sui costi del cloud, per massimizzare di volta in volta il valore di business. “Solo dopo aver modificato i processi aziendali, attraverso la metodologia FinOps, ha senso scegliere lo strumento FinOps più indicato” chiarisce l’esperto.

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Un secondo principio utile può essere il criterio di selezione dello strumento che verrà utilizzato dai team FinOps. “La strategia più vantaggiosa, a mio parere, è cominciare a usare i tool nativi forniti dai differenti cloud provider. Poi, una volta comprese le loro singole potenzialità e raggiunto un buon grado di maturità, è possibile adottare un tool multicloud prodotto da terze parti, che aiuta ad arricchire le informazioni, e, soprattutto, a condividere i dati principali, relativi ai diversi servizi cloud utilizzati in azienda”.

Da considerare è anche la natura del tool. “Gli strumenti FinOps multicloud disponibili sul mercato sono certamente completi, ma anche costosi. Per questo, in Sorint.lab, partendo dallo studio di un documento tecnico sulla valutazione degli strumenti FinOps redatto dalla società di consulenza Gartner, abbiamo sviluppato un tool open source. Si chiama Ercole, permette d’implementare FinOps ottimizzando i costi dei servizi negli ambienti multicloud, e supporta varie tecnologie, tra cui AWS, Azure e, in particolare, Oracle Cloud. L’altro vantaggio è che, essendo open source, questo strumento può essere aggiornato e modificato con maggior facilità, per rispondere a specifiche esigenze dei clienti”.

I reali obiettivi e metodi per applicare FinOps

Terzo ma non meno importante passo è evitare l’errore di credere che la metodologia FinOps serva a risparmiare denaro. “È difficile farlo capire ai clienti, ma FinOps non serve tanto a risparmiare soldi, quanto a generare nuovo business. Sotto questo profilo, una delle cose più importanti e ardue da fare è utilizzare il valore di business come metrica e correlarlo al costo del cloud” precisa Zanchi.

A tal fine, i team FinOps devono saper utilizzare gli strumenti software identificando i dati, gli insight rilevanti, ed esponendoli, di volta in volta, nella corretta prospettiva a tutti i principali decisori aziendali: dagli sviluppatori, ai tecnici, ai responsabili finanziari, fino al top management.

Un quarto criterio è non illudersi che la metodologia FinOps possa essere esternalizzata, e demandata in outsourcing a qualche consulente. “La potenzialità di FinOps sta proprio nella sua capacità di trasformare i processi della singola realtà aziendale, e in Sorint.lab lavoriamo con l’azienda utente per aiutarla a costruire il proprio team FinOps, costituito da diverse figure interne, con l’obiettivo di cambiare la cultura aziendale, e rendere l’impresa autonoma da tale punto di vista. Lo scopo è sviluppare il know-how all’interno dell’organizzazione, e creare processi in grado di mettere in comunicazione le varie aree aziendali” conclude Zanchi.

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Redazione

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