Quanto sei pronto a migrare le tue applicazioni al cloud?

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Quanto sei pronto a migrare le tue applicazioni al cloud?

Per reggere al ritmo dei cambiamenti dei modelli di business abilitati e imposto dalle evoluzioni tecnologiche digitali, l’hybrid cloud si dimostra un approccio sostenibile ed efficace che valorizza tutto ciò che può essere mantenuto negli ambienti IT tradizionali e legacy, creando però ponti con le tecnologie e i paradigmi IT emergenti. Tutto ciò richiede che le aziende abbiano sviluppino determinati modus operandi

13 Mar 2020

di Riccardo Cervelli

Un numero sempre crescente di obiettivi di business delle aziende può essere ottenuto soltanto con l’adozione di approcci digitali innovativi e tecnologie e processi di sviluppo e di implementazione di nuova generazione. Ma allo stesso tempo, come ricorda DXC Technology in uno dei suoi tanti documenti messi a disposizione dei clienti e di tutta la comunità IT e business, “Secondo Gartner, ‘le applicazioni legacy contengono preziose funzioni e dati fondamentali che sono essenziali per le vostre iniziative business digitali’. In DXC, riconosciamo la necessità di sfruttare le preziose risorse già esistenti durante la migrazione, l’ammodernamento e la trasformazione del portafoglio”.

Il legacy non è tramontato, ma è essenziale

Un’organizzazione che riconosce il valore del paradigma cloud ibrido non smette di dedicarsi con cura all’ammodernamento, al consolidamento, alla messa in sicurezza di una buona fetta degli ambienti IT on premise e persino legacy. Continuare a garantire la migliore gestione anche di questo ambito di applicazioni, infrastrutture e processi è funzionale anche per il raggiungimento di maggiori successi nell’hybrid cloud. Vediamo alcuni motivi spesso citati: molte applicazioni business non hanno necessità di essere sostituite perché continuano a svolgere egregiamente le proprie funzioni a supporto dei processi core. Anzi, in molti casi, la loro sostituzione inutile e intempestiva, potrebbe addirittura causare problemi tecnici più o meno impattanti sul business, che sarebbe saggio evitare. Ci sono situazioni, inoltre, in cui il mantenimento di dati e applicativi on premise o, comunque, in ambienti IT privati, garantisce un elevato livello di sicurezza ed è previsto, o consigliato, ai fini della conformità (compliance) a normative sulla privacy dei dati (GDPR, etc.).

Gli obiettivi di una migrazione all’hybrid cloud

Detto questo, siccome è con un sempre maggiore utilizzo di risorse reperibili in cloud (quali piattaforme agili ed elastiche – Platform-as-a-Service, PaaS – per lo sviluppo, il testing, l’implementazione e la manutenzione di software creato con framework e tecnologie innovative come i container, e distribuito e orchestrato con architetture come Kubernetes, i microservizi, il serverless computing; oppure la disponibilità di capacità storage praticamente infinite, scalabili ed economiche, e interconnessioni fra data center cloud distribuiti sul globo), il principale obiettivo di una strategia cloud ibrida è permettere l’integrazione senza soluzione di continuità fra il mondo IT tradizionale o legacy e quello cosiddetto cloud-native.

Una sfida entusiasmante per i dipartimenti IT

Se il legacy non scompare, ma tuttavia è possibile identificare ambiti applicativi e di data management che possono essere migrati dagli ambienti IT tradizionali al cloud (tramite refactoring dell’esistente o adozione di Software-as-a-Service, SaaS), e inoltre sorge la necessità di identificare e integrare in maniera seamless le tecnologie legacy con quelle cloud-native, si apre un nuovo campo di sfide e opportunità per i Chief Information Officier e i loro collaboratori. Per i professionisti dell’IT, si crea una nuova opportunità di spostare il peso del peso del proprio ruolo dal supporto al business esistente a quello di abilitatore di nuove opportunità di business. Ovviamente questo non può che avvenire che nel quadro di una collaborazione alla pari e agile con i colleghi del business, all’interno della quale definire set di obiettivi condivisi, governance, policy, modelli organizzativi di tipo Agile o DevOps.

Utilizzare un nuovo modello operativo

Condivisa e posta alla base di tutto la convinzione che si debba iniziare un viaggio verso l’hybrid cloud, non si può (e non si deve) muovere i primi passi senza un assessment delle applicazioni e delle risorse IT esistenti. In mancanza di questo è impossibile predisporre una tabella di marcia. Quindi, se da una parte i responsabili di business hanno il compito di segnalare le proprie priorità ed esprimere le loro esigenze, è compito dei responsabili IT consigliare quali applicazioni legacy possono essere mantenute nello stato attuale e quali invece vanno cambiate. Per effettuare questa valutazione, gli esperti IT si possono avvalere di strumenti di data analytics e di metodologie e framework (eventualmente forniti e utilizzati insieme a partner). Questo processo permette anche di produrre documentazioni per prendere decisioni basate su fatti oggettivi.

Partire da business case ed esperimenti pilota

Sempre più spesso, le migrazioni dall’IT tradizionale all’hybrid cloud non riguarderanno solo singole soluzioni, come ad esempio la sostituzione di un Crm on premise obsoleto con una piattaforma Software-as-a-Service in grado di scambiare dati con l’Erp aziendale mantenuto “in house”, ma insiemi di applicazioni, middleware, processi, risorse IT. In questo caso è molto probabile che appaia come la soluzione migliore quella di spostare tutte o quasi i componenti in un ambiente cloud. In questa situazione diventa più come mai opportuno riuscire a costruire appositi business case, basati anche sul raffronto fra i costi di esercizio (run) delle singole componenti mantenute allo stato attuale o trasformate/sostituite per girare in un ambiente cloud. Creato, sulla base del business case, un progetto pilota, lo si può installare su una Virtual Private Cloud (VPC) presso un cloud provider. Una volta verificati i risultati a livello di funzionalità, sicurezza, compliance e costi, si può iniziare a migrare applicazioni, risorse e processi su piattaforme Public Cloud, più economiche, elastiche e aperte. Nel reiterare questi approcci, IT e business potranno mettere a punto blueprint e policy specifiche e aggiornabili, che consentiranno lo sviluppo di hybrid cloud sempre più aperte, agili e sicure.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Classe 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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