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OVHcloud, Ecosystem Experience: la nuova egemonia dei dati

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OVHcloud, Ecosystem Experience: la nuova egemonia dei dati

OVHcloud si riunisce per celebrare la forza dell’ecosistema: resilienza, sostenibilità, specificità regionali dei team, partnership tecnologiche, progetti innovativi e investimenti, questa la strategia per rivoluzionare il mondo dei dati nel cloud.

13 Nov 2020

di Roberta Fiorucci

Ecosystem Experience, è l’evento che ha visto riunita l’intera community di OVHcloud, provider europeo di servizi cloud e bare metal. Una “location” completamente virtuale molto diversa da quella parigina dove negli anni passati si è svolto l’evento, ma con una “presenza” forte per questa ottava edizione che ha permesso di fornire una panoramica approfondita dell’ecosistema public cloud e private cloud dell’azienda.

Il tema centrale parte proprio da qui: un ecosistema in grado di cambiare lo scenario della gestione dei dati, “una terza via” e “legato a valori fondamentali come apertura, reversibilità e trasparenza” come afferma lo stesso CEO Michel Paulin. Un compito non semplice, continua Paulin, ma già avviato attraverso una strategia che ha visto l’azienda rafforzare la propria infrastruttura, investire in sostenibilità e ampliare i suoi local team per fornire competenze tecniche e di business e soddisfare ogni specificità regionale. L’obiettivo è raggiungere 1,6 milioni di clienti. Oggi, OVHcloud comprende oltre 3mila aziende partner ed è coinvolta in programmi con particolare attenzione alla protezione dei dati come Open Trusted Cloud o l’OVHcloud Marketplace che riunisce oltre 250 diverse soluzioni. Ha avviato programmi per startup e progetti innovativi come la partnership con T-Systems per la realizzazione di una piattaforma unica su tecnologie di public cloud. Finanziato la realizzazione di una trusted zone finalizzata all’hosting di dati sensibili per garantire alle organizzazioni europee un’area fisica isolata e protetta. Inserito in roadmap in ambito di sicurezza, l’ottenimento di certificazioni come secNumcloud in Francia, AgID in Italia, C5 in Germania e l’unione a framework sicuri come G-Cloud nel Regno Unito.

foto Michel Paulin
Sulla sinistra: Michel Paulin, CEO di OVHcloud

Resilienza e scalabilità per ampliare i casi d’uso

L’azienda per migliorare la sua rete dorsale globale ha progettato un sistema in grado di gestire il traffico in aumento, un’architettura scalabile, robusta e forte in ​​termini di efficienza energetica ma anche una combinazione di tecnologie per affrontare casi d’uso sia di livello enterprise sia cluster di server pronti all’uso. Recente è l’acquisizione delle tecnologie OpenIO ed Exten per ampliare l’offerta storage e l’integrazione di una toolbox AI completa per consentire alle aziende di sfruttare le applicazioni di intelligenza artificiale o crearne delle proprie. L’obiettivo è fornire una customer experience ampia e unificata. Per questo, l’azienda ha selezionato 30 esperti di AI in grado di fornire e scalare soluzioni end-to-end. “Oltre ai 2 nuovi data center inaugurati quest’anno per soddisfare requisiti di sovranità sui dati specifici” precisa Alain Fiocco, CTO di OVHcloud “forniremo le migliori soluzioni di Intelligenza Artificiale, in un framework aperto e affidabile”.

foto Alain Fiocco
Alain Fiocco, CTO di OVHcloud

L’ecosistema OVHcloud e la leadership della sostenibilità

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La sostenibilità è un tema centrale per l’azienda da oltre 15 anni per ridurre l’impatto sull’ambiente e aumentare la propria leadership nel pricing. A partire dal 2003 l’azienda ha implementato il raffreddamento ad acqua con un PUE (efficienza nell’utilizzo dell’energia) da 1.3 a 1.09 e un indice di efficienza idrica pari a 0.2 rispetto alla media del settore di 2.0. Ed è proprio Francois Sterin, Executive vice President Industry di OVHcloud ad essere estremamente concreto: “Oggi abbiamo bisogno di un solo bicchiere d’acqua per raffreddare un server per dieci ore mentre la media è di un’intera bottiglia d’acqua”. L’obiettivo è raggiungere la carbon neutrality con un mix di energia rinnovabile pura entro il 2025 ed emissioni nette zero entro il 2030. Un impegno che OVHcloud, supportato dalla partnership con l’istituto di ricerca tecnologica Inria, ha tradotto in cinque punti: monitoraggio dei consumi, ottimizzazione delle risorse, aumento della quota di energia rinnovabile partendo dalla Francia entro il 2023, economia circolare e coinvolgimento dell’intero ecosistema fatto di fornitori, clienti e partner. “Oggi” spiega Sterin “gestiamo i nostri data center in reti a basse emissioni di anidride carbonica installandoli in ex edifici industriali e ricicliamo i componenti dei server dandogli un secondo e anche terzo ciclo di vita”.

foto Francois Sterin
Sulla destra: Francois Sterin, Executive vice President Industry di OVHcloud

E in italia?

L’allargamento dell’ecosistema di OVHcloud e l’offerta nel public cloud rappresentano due aspetti importanti anche per il nostro paese. Il 2020 spiega John Gazal, VP Southern Europe e Brasile di OVHCloud “è stato un anno di crescita anche in Italia e vogliamo continuare ad investire nel public cloud sfruttando al massimo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale”. Lo stesso Gazal ricorda la partecipazione di OVHcloud nel progetto Gaia-X nato per lo sviluppo di un’offerta di public cloud sicuro per organizzazioni e PA e l’impegno in ambito di sicurezza anche attraverso le certificazioni AgID.

foto John Gazal
John Gazal, VP Southern Europe e Brasile di OVHCloud

Roberta Fiorucci

Giornalista

Roberta Fiorucci scrive di tecnologia, innovazione digitale e digital transformation per le imprese, prima come copywriter e technical writer poi collaborando con case editrici e riviste di settore. Nel 2008 ha creato una sua agenzia di comunicazione specializzata in brand management nel settore IT e sviluppo di progetti innovativi. Nel 2020 ha iniziato la sua collaborazione con ZeroUno

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