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La Perla: un private cloud… ‘di moda’

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La Perla: un private cloud… ‘di moda’

03 Apr 2011

di Daniele Lazzarin

Gianluca Guidotti (nella foto), Ict corporate manager ed e-commerce director della nota azienda produttrice di abbigliamento intimo e da mare racconta a ZeroUno il progetto per virtualizzare i desktop aziendali: “Grandi risparmi nei costi di gestione, e presto partirà il Crm in SaaS”.
L’esperienza ha convinto La Perla ad approfondire la possibilità di altri usi del cloud computing.

La Perla è un classico esempio di marchio della moda ‘made in Italy’ che negli anni è diventato famoso in tutto il mondo. Nata nel 1954 come laboratorio di corsetteria a Bologna (il nome fa riferimento ai bauletti da gioielliere usati per trasportare le prime parure), oggi è un produttore di abbigliamento intimo e da mare di fascia alta con 140 milioni di euro di fatturato (dato 2010), 1.400 dipendenti (di cui 900 in Italia: il quartier generale è rimasto a Bologna), tre stabilimenti (a Bologna, in Portogallo e alle Mauritius), sei filiali commerciali (New York, Düsseldorf, Parigi, Barcellona, Londra e Singapore) e circa 100 punti vendita di proprietà in tutto il mondo.
Dall’ottobre 2008 l’azienda è di proprietà al 100% del fondo di private equity JH Partners, con sede a San Francisco, novità che ha fatto partire una serie di progetti tra cui una sistematica revisione del sistema informativo improntata alla standardizzazione delle architetture e al ricorso al cloud computing. In quest’ambito, La Perla ha virtualizzato sia il livello server sia quello client, e all’ambiente desktop in particolare ora l’azienda accede sottoforma di servizi erogati da una server farm Ibm. “Di fatto abbiamo creato una ‘private cloud’”, ci spiega Gianluca Guidotti, Ict corporate manager ed e-commerce director dell’azienda. “Nella server farm abbiamo un blade server con sette ‘lame’: in tre ci sono tutti i server virtualizzati, nelle altre quattro tutti i client”.
Tutto è partito, come si diceva, nel 2008: “Avevamo la necessità di consolidare le sedi, soprattutto a Bologna, dove in meno di 18 mesi siamo passati da tre a un unico sito; quindi se prima la gestione interna era onerosa ma necessaria, perché avevamo le persone dislocate in posti diversi, andando in un’unica sede è diventato fattibile il discorso della virtualizzazione sia dei server, cosa che abbiamo fatto per prima, sia dei desktop”. Un progetto articolato quindi, a cui è stato dedicato nel 2008 un apposito budget d’investimenti per l’acquisto dell’hardware (il Blade Center Ibm e circa 200 thin client Wyse), la consulenza di Ibm, la ridondanza delle reti (“da cui ora siamo molto più dipendenti, non avendo più dei veri desktop sulle scrivanie”), lo storage security e il backup.
L’iniziativa, continua Guidotti, ha interessato fin da subito l’intera azienda: “Abbiamo virtualizzato o consolidato nel sistema centrale tutti i software client che usavamo prima: Office, il client del sistema Erp (basato su iSeries), la suite Lotus/Domino, antivirus e i vari sistemi dipartimentali, per esempio quelli contabili e di gestione fiscale dell’amministrazione; l’unica eccezione sono le postazioni grafiche con i software Cad-Cam”. Il progetto è stato fin da subito trasversale a reparti, ruoli aziendali e tipi di postazione: “Abbiamo evitato discorsi del tipo ‘virtualizziamo solo il tale reparto o tipo di desktop’: dall’ufficio del personale all’amministrazione ai reparti di produzione e di stile, li abbiamo affrontati tutti da subito; nel progetto pilota avevamo un utente per tipo”.
Passando ai benefici, in sostanza sono tutti riconducibili alla riduzione di total cost of ownership, sottolinea Guidotti: “A parte l’ovvio risparmio di costi energetici, che è di circa il 25%, nell’help desk le mie persone oggi hanno a che fare con postazioni di lavoro molto più standard, e quindi gestibili più facilmente: prima ogni client faceva storia a sé riguardo a sistemi operativi, software installati e così via”.
Poi c’è il discorso dell’avviamento di un neoassunto o di un nuovo desktop: “Prima occorreva intervistare il responsabile, capire le esigenze del singolo, preparare la macchina, installare il software, per un lavoro di almeno un giorno: oggi ci vogliono pochi minuti: se una persona ha una certa mansione e va a lavorare in un certo ufficio, il 99% di ciò di cui ha bisogno è già preinstallato e preconfigurato”.
Anche la manutenzione, spiega Guidotti, si è molto semplificata: “L’installazione di un nuovo programma, la riparazione di un bug, l’upgrade a una nuova release, sono cose che si fanno centralmente, ‘a tappeto’, magari nella notte o in momenti di basso utilizzo, senza che gli utenti se ne accorgano: prima ci si doveva collegare dall’esterno o farle postazione per postazione”.
Un’altra voce di risparmio infine è legata al rinnovo del parco installato: “Eravamo nelle condizioni di dover sostituire i desktop, da oltre tre anni non lo facevamo, e avere investito in server e thin client significa aver allontanato di ben oltre tre anni il prossimo cambio macchine perché un thin client è garantito 6-7 anni, e lo stesso vale per la parte server”.
L’esperienza, conclude Guidotti, ha convinto La Perla ad approfondire la possibilità di altri usi del cloud computing: “Stiamo valutando lo storage-as-a-service con un orizzonte di medio termine, mentre molto a breve partirà un progetto di Crm in software-as-a-service, con l’obiettivo di gestire il marketing verso tutti i clienti finali acquisiti nei vari canali, dall’e-commerce ai punti vendita fisici”.

Daniele Lazzarin

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