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Infrastrutture It: un disegno… “business oriented”

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Infrastrutture It: un disegno… “business oriented”

03 Set 2014

di Arianna Leonardi

Per supportare le nuove esigenze applicative derivanti dagli ultimi trend tecnologici, è indispensabile disporre di un’infrastruttura scalabile, performante e sicura, ridisegnata in ottica as-a-service e capace di rispondere velocemente in modo dinamico alle esigenze delle Lob. È quanto emerge da un recente Breakfast con l’Analista, organizzato da ZeroUno in partnership con Fujitsu e Intel

 “Siamo nell’era della Business Technology – ha esordito Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, citando Forrester e introducendo il recente Breakfast con l’Analista, organizzato da ZeroUno in collaborazione con Fujitsu e Intel, intitolato Infrastrutture It: semplificazione, standard e flessibilità per un disegno business oriented– per cui le aziende affiancano alle attività tradizionali, l’offerta di servizi su base digitale e procedono alla digitalizzazione dei processi con cui operano sul mercato. Sono gli utenti stessi a chiedere una fruizione digitale (anytime anywhere) dell’azienda sulla spinta della mobility. Big data e analytics stanno riconfigurando i settori merceologici, generando nuove opportunità e player (le aziende sono messe in condizione di erogare servizi che esondano dai mercati tipicamente presidiati), mentre si vanno diffondendo la logica as-a-service della fruizione a consumo e la social collaboration, che nei prossimi tre anni condizionerà la direzione strategica delle aziende”. In questo contesto, qual è il disegno evolutivo infrastrutturale che i Sistemi Informativi devono seguire? “Avere una base It più facile da gestire – continua Uberti Foppa – è un prerequisito fondamentale affinché il Dipartimento It possa evolvere a un ruolo strategico nei confronti del business, abilitando servizi a valore. Per questo, deve uscire dall’approccio classico 80-20 [il rapporto tra risorse dedicate alla manutenzione/operatività e all’innovazione, ndr] e spostarsi a una dimensione più strategica. È ora di compiere queste scelte con coraggio”.

L'articolo continua nella pagina seguente

 

*BRPAGE*

(segue dalla pagina precedente) L’intervento di Vittorio Arighi, Practice Leader di NetConsulting, parte da queste considerazioni con un’analisi delle priorità aziendali e del supporto dell’It (survey italiana condotta su un campione di un’ottantina di Cio): se con la crisi, il focus era inizialmente sul contenimento dei costi, oggi si guarda anche al miglioramento delle relazioni con i clienti, all’innovazione di prodotto/servizio, all’efficienza e all’efficacia dei processi interni. “La richiesta nasce dal business – dice Arighi – ma si ripercuote subito sull’infrastruttura It sottostante, che, per soddisfare le esigenze applicative aziendali, deve essere: flessibile (allocazione dinamica di pool

di risorse), scalabile (a supporto della crescita aziendale), sicura (nell’era dei big data e in ecosistemi It senza più perimetro definito), ad alte prestazioni (con il passaggio dal mainframe a cluster x86 e sistemi ingegnerizzati), in grado di ottimizzare la gestione dei dati (ad esempio, con tecnologie in-memory), semplice da gestire (attraverso un catalogo di servizi e l’abilità di orchestrazione), capace di accelerare il time-to-market (grazie all’automazione)”.

I relatori da sinistra: Stefano Uberti Foppa, direttore di ZeroUno e Vittorio Arighi, Practice Leader di NetConsulting

Evoluzione infrastrutturale: serve comunicazione tra It e business

Ma l’evoluzione dei sistemi verso i paradigmi auspicati non è semplice. Cristiano Cristiani, Responsabile Sistemi Informativi di Bruschi Italy, riporta problematiche di tipo culturale: “Gli utenti aziendali (management incluso) hanno una scarsa conoscenza dell’It. Il team informatico impiega la maggioranza del tempo a risolvere problemi dovuti all’ignoranza e alla mancata formazione degli utenti. Non si potrà mai costruire un sistema flessibile e sicuro se questa è un’idea chiara solo all’It e non viene recepita dall’azienda”.

La platea dei partecipanti

A volte si presenta però anche il problema opposto, come evidenzia Sandro Galluccio, Responsabile Architetture Ict di A2A: “Capita sia il business ad avere specializzazioni e conoscenze che superano quelle dell’It, perché si documenta sulle soluzioni che potrebbero supportare i suoi servizi. In questo caso diventa difficile tenere il passo”.

Secondo Davide Fanizzo, Responsabile area It sistemi di Banca Akros, è comunque l'It che deve fare lo sforzo di avvicinarsi al business: “Dobbiamo noi parlare il linguaggio dei decisori aziendali, portando l’evidenza di piani economici al fine dell’approvazione dei progetti”. Insomma, sono gli informatici a dovere ragionare anche su numeri e conti perché la direzione aziendale si convinca della validità di un'iniziativa It. “Il gap va colmato e va fatto inevitabilmente da parte nostra – interviene Nicola Leonardis, Infrastructure Security e Datacenter di Amplifon -. È irrilevante che le Lob sappiano dove appoggia l’infrastruttura sottostante il servizio”.

“La conoscenza tecnologica del business – suggerisce Arighi – forse vale di più in ambito applicativo che infrastrutturale. L’istituzione, a inizio progetto, di tavoli interfunzionali It-business potrebbe comunque essere un buon modo per fare training on the job”

Casi di successo e il ruolo dei vendor nella trasformazione

Momenti di ascolto e networking

Ma nonostante le difficoltà di comunicazione, ci sono casi in cui l’evoluzione dei sistemi informativi sta avanzando con successo. EcoPneus ne è un esempio. “Abbiamo spostato tutte le macchine virtuali del nostro data center su una server farm – dice Fabrizio Brianti, It Manager dell’azienda -. Così è stato risolto e delegato il problema di gestire l’infrastruttura, ribaltando la dinamica 80-20 (gestione delle macchine vs gestione della domanda del business per la fruizione del dato): oggi questa percentuale è stata ribaltata e l’It spende la maggior parte del tempo su progetti di data management, reporting e availability”.  

In percorsi di questo tipo, è evidente che il ruolo (e la scelta) dei vendor risulta cruciale (anche se, come ammonisce Arighi, “la governance deve rimanere saldamente interna e, anzi, l’It deve sfruttare la componente infrastrutturale per diventare una Lob in grado di restituire agilità al business, non più un centro di costo”). Ma cosa chiedono i Cio ai partner tecnologici? “Innanzitutto – afferma Arighi – le competenze architetturali, nuovi skill per la governance di ambienti ibridi, capacità di monitoring proattivo sugli Sla del processo end-to-end (quindi sia sull’infrastruttura sia sulla componente software), possibilità di tutelare gli investimenti fatti”.

La vision di Fujitsu va proprio in questa direzione. Danilo Salladini, Business Development Manager della società, sottolinea l’impegno dell'azienda giapponese nell’offerta di soluzioni infrastrutturali che consentono di scalare dinamicamente pool di risorse. “Le nostre piattaforme PrimeQuest basate su sistemi open x86 – dice – garantiscono affidabilità ormai comparabili al mainframe, ambito nel quale abbiamo oltre cinquant'anni di esperienza, e possono essere usate quindi in contesti business critical. In sostanza, abbiamo trasferito la sicurezza dei sistemi tradizionali ad ambienti aperti”. E non è poco. L’open standard è il mantra principale di Intel, partner di Fujitsu, come dichiara Marco Soldi, Marketing Development Manager della società: “Vogliamo dare la massima possibilità di scelta tecnologica, garantendo la tutela degli investimenti fatti e la continuità nel tempo”.


Fujitsu e Intel per il datacenter standardizzato

Presente in più di 100 paesi per un totale di oltre 170.000 dipendenti, Fujitsu ha chiuso il suo ultimo esercizio al 31 marzo 2014 con un fatturato consolidato di 4,8 trilioni di yen, pari a circa 46 miliardi di dollari. Il suo portfolio d’offerta spazia in diversi ambiti tecnologici, dai personal computer, midrange, grandi server e sistemi di storage fino ai software ed alle soluzioni. Tra le soluzioni per l’evoluzione infrastrutturale e la gestione mission critical dei datacenter, il vendor nipponico propone la gamma di server PrimeQuest, piattaforme server x86 dalle elevate prestazioni e consumi energetici contenuti che combinano la versatilità dei sistemi operativi Linux e Windows con i processori Intel E7 family. L’obiettivo della corporation è permettere alle aziende un’efficiente gestione dell’architettura It grazie alla sua standardizzazione, resa possibile attraverso l’utilizzo di soluzioni basate su tecnologie open. In questa mission, Intel, produttore multinazionale di dispositivi a semiconduttore con sede a Santa Clara, California e un fatturato 2013 di 52,7 miliardi di dollari, si rivela il principale partner, da sempre sostenitore degli standard aperti.

 

Arianna Leonardi

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