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Pure Storage unifica data center e multicloud nelle aziende

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Pure Storage unifica data center e multicloud nelle aziende

29 Nov 2018

di Riccardo Cervelli

Il rilascio di una serie di software di enterprise storage avanzate, finora utilizzabili on-premise, sul public cloud AWS, apre la strada all’implementazione di architetture ibride in cui tutte le informazioni e le applicazioni possono essere accedute in tempo reale e spostate ovunque

Non è sufficiente avere incluso la connettività verso i public cloud per implementare una strategia multicloud. Solo se gli sviluppatori e i responsabili delle infrastrutture possono essere liberi, rispettivamente, di fruire e di fornire servizi storage coerenti, performanti, resilienti e interoperabili, sia on-premise sia in cloud, consentendo di creare le applicazioni una sola volta e poi avviarle virtualmente ovunque, si può far leva sulle potenzialità del multicloud.

“Anche in Italia – esordisce Mauro Bonfanti, Regional Manager di Pure Storage, prima di illustrare le caratteristiche della nuova suite Pure Storage Cloud Data Service – l’utilizzo del cloud è già una realtà. Lo dimostra il fatto che Amazon Web Services (AWS) abbia in Italia uno dei più grandi clienti enterprise, Enel. E il fatto che stia pensando di investire in un data center nel nostro Paese non penso sia motivato solo dall’esigenza di ottemperare a delle normative, ma perché crede nello sviluppo delle strategie cloud da parte delle nostre aziende”.

foto di Mauro Bonifanti
Mauro Bonfanti, Regional Manager di Pure Storage

Dunque, afferma poco dopo Bonfanti, “dopo più di dodici anni che parliamo di cloud in Italia, e che più volte abbiamo pensato di essere a un punto decisivo, adesso ci siamo realmente”. Per Pure Storage, uno dei fornitori leader di soluzioni storage all-flash , come per altri vendor, lo stato dell’arte del cloud è molto diverso da quello di soli pochi anni fa. Una serie di innovazioni e di aspettative sviluppatesi nel tempo, hanno condotto alla maturazione del modello hybrid cloud: un paradigma che include il multicloud, perché mira ad integrare i cloud privati e uno, due o più cloud pubblici.

L’obiettivo di Pure Storage è consentire la creazione di architetture cloud ibride unificate che permettono alle aziende l’accesso in tempo reale a tutti i propri dati, la mobilità dovunque delle applicazioni, e il non dover scegliere quindi, di volta in volta, tra on-premise o cloud. “Per quanto ci compete – interviene Alfredo Nulli, EMEA Cloud Architect di Pure Storage – c’è una forte esigenza di cloud data service. Nel nostro caso ci stiamo impegnando a estendere il valore che la piattaforma Pure offre on-premise anche nel cloud”.

foto di Alfredo Nulli
Alfredo Nulli, EMEA Cloud Architect di Pure Storage

La prima release di Pure Storage Cloud Data Service si integra con lo storage a oggetti Amazon Simple Storage Service (Amazon S3) e prevede soluzioni quali Cloud Block Store for AWS (block storage di livello enterprise), CloudSnap for AWS (permette agli snapshot FlashArray di essere inviati facilmente a S3, consentendo in tal modo un’adeguata protezione a costi vantaggiosi, oltre ad un recovery flessibile sia on-premise sia sul cloud) e StorReduce. Si tratta della tecnologia di deduplica cloud-native (o meglio AWS-native), ottenuta di recente tramite un’acquisizione, creata per abilitare il trasferimento dei dati non strutturati da e verso il cloud in maniera rapida, semplice ed economica. “In futuro prevediamo di integrare le nostre soluzioni anche con Google Cloud Platform e Microsoft Azure. Nel 2019 potremmo arrivare a un raddoppio delle nostro soluzioni”, si sbilancia Nulli.

Schema dei nuovi servizi cloud di Pure Storage

Cloud Block Store è disponibile in versione beta pubblica limitata. L’uscita della versione definitiva è prevista per la metà del 2019. CloudSnap è disponibile sin da ora.
StorReduce sarà presto disponibile in beta pubblica limitata.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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