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Hybrid cloud: l’inarrestabile corsa di Oracle

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Hybrid cloud: l’inarrestabile corsa di Oracle

21 Lug 2015

di Nicoletta Boldrini

Paas e Iaas i collanti per costruire applicazioni di business; dall’infrastruttura al software passando per il middleware, tutto ruota intorno al concetto di ‘building block’. È così che Luigi Scappin, direttore prevendita della piattaforma tecnologica e dello sviluppo del business di Oracle Italia, riassume il posizionamento della società in ambito cloud, commentando i recenti annunci che vedono il rilascio di due dozzine di servizi Paas e Iaas

MILANO – La profonda trasformazione in atto verso business sempre più digitalizzati passa necessariamente da nuovi modelli di provisioning, fruizione e governance dell’Ict. Ne è convinta Oracle che da qualche anno sta indirizzando ingenti investimenti per offrire soluzioni cloud lungo tutto lo stack tecnologico It: infrastruttura, piattaforma, architettura applicativa.

Luigi Scappin, direttore prevendita della piattaforma tecnologica e dello sviluppo del business di Oracle Italia

I recentissimi annunci mondiali ne sono la testimonianza primaria: è per voce diretta del numero uno della multinazionale, Larry Ellison, infatti, che Oracle ha comunicato, a giugno, il rilascio di ben 24 nuovi servizi cloud, in particolare sul fronte Paas e Iaas. Luigi Scappin, direttore prevendita della piattaforma tecnologica e dello sviluppo del business di Oracle Italia, commentando tali annunci, sottolinea come “nella visione dell’azienda Paas e Iaas siano i pilastri che fungono da cemento e collante delle architetture applicative, le direttrici su cui costruire moduli applicativi di business”.

Se questo vale in primis per la stessa Oracle, che oggi sviluppa soluzioni Saas direttamente sui propri stack Iaas e Paas, l’opportunità è estesa ai partner, in particolare Isv e system integrator, “verso i quali offriamo gli stessi building block tecnologici sui quali noi abbiamo sviluppato le nostre soluzioni applicative Saas”, evidenzia Scappin.

Uno degli annunci più importanti riguarda Oracle Database Cloud grazie al quale l’azienda semplifica la migrazione verso il cloud del software middleware; l’offerta fa parte del più ampio ‘pacchetto’ Data Management Cloud all’interno del quale la società ha inserito anche i sistemi Exadata rendendo accessibili in cloud i database in-memory e le funzionalità analitiche, garantendo le medesime funzionalità e performance delle soluzioni on-premise: “L’idea di fondo è rendere le soluzioni on-premise e cloud perfettamente intercambiabili”, descrive Scappin, “obiettivo raggiungibile solo se alla base esistono i medesimi pilastri infrastrutturali”, che non significa necessariamente adottare solo servizi ‘marchiati’ Oracle; “tutt’altro: un altro degli importanti rilasci riguarda Oracle Integration Cloud, servizio ad hoc il cui obiettivo è snellire e semplificare i processi di integrazione tra applicazioni cloud e on-premise di Oracle con quelle di terze parti”.

Tutti gli annunci, che vedono il rilascio di servizi che vanno dal Data Management Cloud, all’Application Development Cloud passando per Business Analytics Cloud, Integration e Content & Collaboration Cloud, fino ai servizi Iaas in ambito Compute & Storage e Networking Cloud, “rappresentano il cuore della strategia di Oracle: costruire un sistema modulare basato su ‘blocchi di servizi’ che possono facilmente essere uniti e modificati senza dover intervenire con la scrittura di codice ad hoc o complessi meccanismi di integrazione”, enfatizza Scappin. “L’idea è poter abilitare un reale modello di cloud ibrido gestibile semplicemente ‘schiacciando un bottone’ per passare dall’on-premise al cloud, e viceversa”.

Sul ‘viceversa’ si aprono però alcuni quesiti: “Siamo proprio sicuri che un servizio di cloud pubblico venga ‘ri-trasformato’ in soluzione on-premise dalle aziende?”, chiediamo. “Quando parliamo di facilità nel modo in cui spostare da on-premise e cloud i servizi It e tornare poi on premise non necessariamente significa riportare ‘fisicamente in casa’ i servizi, ma riportare e mantenere il modello di Governance Ict di livello Enterprise [ossia secondo quelle logiche di tipo industriale che ne delineano modelli di controllo e gestione solidi, affidabili e misurabili ndr]; questo perché sempre più spesso assistiamo ad un accesso ai servizi public cloud da parte delle Lob e non dell’It”, risponde Scappin. “Il passaggio da on-premise a cloud deve essere agile e veloce e sempre più spesso è richiesto dalle Lob; il modello di governance Ict tradizionale, potrebbe rappresentare un freno; da qui l’idea di costruire ‘pacchetti di servizi’ (building block) che, in primis, rispondono alle esigenze dirette delle line of business. L’idea è riuscire a modellare blocchi di servizi grazie ai quali rispondere almeno al 70% delle attese di un progetto (espresse dagli utenti rispetto ad un progetto di business) senza dover attendere tempi lunghi di implementazione e rendendo visibili in pochi mesi i primi risultati. Riportare poi tutto sotto il ‘cappello on-premise’ significa ‘mettere ordine’, ossia ripristinare il modello di Enterprise Ict Governance: il progetto tecnologico può anche ‘far capo’ alla linea di business, ma la governance deve poi essere riportata in seno all’It”. Nella digital transformation, in fondo, l’ibrido è anche questo!

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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